Fact-checking: i finti minorenni della Germania

maicolengel butac 15 Gen 2018
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Ci risiamo, ancora con la storia dei finti minorenni. Ne avevamo parlato in merito alla Svezia, ma evidentemente la verifica dei fatti costa molto a tanti. Il Corriere, in un articolo che mi dà l’impressione di essere basato sulla traduzione di articoli non verificati, partendo da una polemica anti-islamica in merito a un documentario per preadolescenti e adolescenti, dice:

…secondo dati del ministero federale della Famiglia citati dal quotidiano Die Welt ben il 43% dei 55.890 stranieri che hanno ottenuto lo status di rifugiati in Germania perché minori soli sarebbero in realtà maggiorenni.

Curioso che, se cerco la fonte della notizia, prima di trovare Die Welt io trovi Breitbart (sito di destra non moderata). Ovviamente trovo le altre testate italiane che hanno riportato il dato con più evidenza del Corriere:

Il Giornale:

Migranti, Germania sotto choc: 43% profughi è finto minorenne

Il Primato Nazionale:

Germania, ecco l’accoglienza della Merkel: il 43% dei profughi è finto minorenne

Il Populista:

L’inganno dei “profughi”: in Germania il 43% è finto minorenne

Curioso che poi trovi anche l’Agenzia Giornalistica del Veneto che riporta le parole di un politico della Lega:

MIGRANTI: FEDRIGA, 43% PROFUGHI IN GERMANIA FINTO MINORENNE E IN ITALIA?

Quindi la questione, da articolo non verificato fino in fondo, diventa fatto politico da denunciare, ovviamente sempre senza fare alcun approfondimento.

Alla fine trovo la notizia anche su Die Welt da dove sembra siano partiti tutti, l’articolo direi sia abbastanza preciso nei numeri, peccato che nomini una singola fonte senza mai linkarla.

Deutschlandweit sind rund 43 Prozent der Flüchtlinge, die als unbegleitete Minderjährige betreut werden, offiziell älter als 18 Jahre. Zum Stichtag 8.November sind nach Informationen der WELT von den 55.890 Migranten in jugendhilferechtlicher Zuständigkeit 24.116 sogenannte junge Volljährige gewesen, das ergeben Angaben des Bundesfamilienministeriums.

In Germania, circa il 43% dei rifugiati, che vengono trattati come minori non accompagnati, ha ufficialmente più di 18 anni. A partire dall’8 novembre, secondo le informazioni di Die Welt, dei 55.890 migranti affidati all’assistenza per minorenni 24116 rientrano tra i cosiddetti giovani adulti, secondo il Ministero federale della famiglia.

Non trovando un documento ufficiale che citasse quei numeri ho fatto l’unica cosa che ritenessi sensata, e ho scritto direttamente al Ministero della famiglia tedesco. La mia mail è del 14 gennaio, domenica, la risposta è arrivata il 15 gennaio alle 13:24. In questi cinque anni su BUTAC ho scritto a enti statali e ministeriali italiani più di una volta, nella maggioranza dei casi non ho mai ricevuto risposta, le volte che è arrivata il tempo d’attesa è stato di oltre due settimane. Ecco cosa ci risponde Susanne Gütte, portavoce del ministero tedesco per gli affari di famiglia, anziani, donne e bambini:

The numbers you cite refer to underage and young adult migrants in the German youth care system, Kinder- und Jugendhilfe (on the effective date November 8th 2017). Children and adolescents are in special need of protection. As soon as they cross border into Germany unaccompanied by parents, they are taken into custody by this youth care service. The service provides help, support and accommodation different from the measures taken for adults and families where the parents are with their children.

The support of the German youth care system for these young migrants does not in every case end the day they turn 18. In many cases care givers advise that support continues, to help the young adults integrate. The support can continue maximum until they turn 21.

This hopefully explains the numbers, that I can confirm are correct, but need the explanation above.

Ovvero, la cifra di 55890 include minorenni e giovani adulti (fino ai 21 anni): si tratta della somma totale (all’8 novembre 2017) di quelli assistiti dai servizi sociali per giovani; questa comprende tutte le situazioni che si sono presentate nel corso di anni, che siano individui attualmente minorenni, o che siano migranti che sono arrivati in Germania minorenni e che in seguito, anche dopo essere diventati maggiorenni, su richiesta di chi si occupa di loro hanno continuato a beneficiare dell’assistenza perché ne hanno ulteriore bisogno, almeno fino ai 21 anni. Ad esempio se un ragazzo arrivato a 17 anni sta studiando per ottenere un diploma professionale e il corso termina quando ne ha 19, fino a quell’età – ma non oltre i 21 anni – godrà degli stessi benefici di cui godeva quando era minorenne, in modo che possa finire gli studi, andare a lavorare e integrarsi come un qualsiasi cittadino . Non è una questione così insensata, anche dal punto di vista economico: lo spreco vero sarebbe investire risorse e denaro fino ai 18 anni del migrante e poi lasciarlo per strada, quando magari quella persona non potrà lavorare se non studia fino ai 20.

Ci voleva tanto?

Invece tutte le testate italiane che ne hanno parlato hanno riportato il dato dando per buono l’articolo di Die Welt che evita attentamente di spiegare alcunché.

Ci rendiamo conto che l’informazione che arriva è costantemente manipolata e maltrattata per colpa dell’incapacità (o della mancanza di voglia/interesse) di fare verifica dei fatti?

Io ringrazio di cuore Susanne Gütte, per avere capito l’importanza della corretta informazione e la necessità di una corretta lettura del dato.

Ci sarebbe altro da chiarire, perché si parla anche di un documentario trasmesso nel programma Kika; la storia ovviamente non è spiegata facendo verifiche, ma semplicemente copiando e incollando dei comunicati stampa. Alla base di tutto c’è una polemica nata dai partiti tedeschi della destra non moderata: riprendere la notizia senza fare le dovute indagini significa dare voce all’opinione di quei partiti senza inquadrare i fatti per quello che sono con precisione. Anche questo non è giornalismo.

Una polemica scoppiata in ritardo, per altro: il documentario è stato trasmesso il 26 novembre senza che nessuno si lamentasse. Poi l’8 gennaio la redazione di Kika ha corretto l’età del ragazzo nella didascalia sotto il video sul suo sito, un giornalista del tabloid Bild lo ha twittato ed è montata la protesta. Malvina, la ragazza tedesca, ha infatti 16 anni; il rifugiato siriano Diaa 19 e non 17 come era stato scritto inizialmente. Minorenne lei, quindi, maggiorenne lui. Anzi, peggio: falso minorenne.

Io ho fatto qualche ricerca, la prima cosa che mi è saltata agli occhi è che alla base della polemica ci sia il fatto che lui sia stato fatto passare per minorenne quando invece è maggiorenne, dato che il programma è rivolto a un pubblico di preadolescenti e adolescenti. Il problema è che Diaa, quando ha conosciuto Malvina, aveva effettivamente 17 anni; ora dopo 14 mesi ha appena compiuto i 19 (in gennaio, a quanto mi risulta): non spiegare questo è già essere partiti col piede sbagliato.

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