I fratelli italiani morti di fame

Neil 10 Giu 2017
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morti di fame

Le notizie di cronaca che coinvolgono morti dovrebbero essere quelle comunicate nella maniera più precisa possibile, soprattutto quando i dettagli sono fumosi e ci sono indagini in corso. Ma questo a quanto pare non vale per tutti e c’è sempre qualcuno pronto a interpretare gli eventi per accomodarli nella propria narrativa. Incappo in un articolo su Piovegovernoladro.info datato 8 giugno e intitolato così:

Silenzio assordante sui due anziani trovati morti per la fame a Genova: non erano migranti

Come spesso capita è il prodotto di un altro sito, ilSecolodItalia.it che titola nello stesso modo, sempre l’8 giugno, e viene riportato per intero senza modifiche:

Sarebbero morti per la fame Franco e Renata Ricciardi, i due anziani fratello e sorella trovati senza vita e in avanzato stato di decomposizione martedì pomeriggio in un appartamento di via Parini a Genova, nel quartiere di Albaro. Nessun segno di violenza sui corpi ad un primo esame da parte del medico legale Marco Salvi ma uno stato di grave magrezza constatata in entrambi: sul caso si indaga per omicidio colposo a carico di ignoti, le indagini sono affidate alla polizia di Genova. Inutile dire che la notizia ha trovato scarso rilievo sui media: i due non erano migranti né profughi, ma due anonimi cittadini italiani.

La coppia morta per la fame era seguita dalla Caritas

La coppia, 60 anni lei, 68 anni lui, viveva sola ed in autonomia, pur seguita da servizi sociali, da un centro per la salute mentale e da un punto di ascolto di Nervi. Recentemente la scelta di rinunciare a farsi seguire dai servizi territoriali. I due avevano abitato fino a gennaio 2016 in uno scantinato, in condizioni precarie. Poi, dopo la segnalazione di un parroco genovese, era stata trovata loro una sistemazione in una delle abitazioni della Fondazione Opere Pie Riunite, nel complesso di Villa Cordano gestito dalla Caritas Diocesana di Genova.

Gli italiani che muoiono di fame non fanno notizia

Proprio due operatori della Caritas, preoccupati dal silenzio dopo alcuni tentativi di mettersi in contatto con loro, sono andati a controllare nell’appartamento, trovando entrambi senza vita. La polizia, ad una prima ispezione domestica, non ha notato segni di effrazione. In casa non mancava nulla, tra gli effetti personali, ma non cera traccia di cibo. L’ultimo contatto tra Caritas e la famiglia come precisa la stessa Caritas sarebbe dovuto avvenire allinizio di giugno per il pagamento delle utenze mensili, dal momento che le persone ospiti non pagano affitto.

L’articolo nel suo complesso è corretto e la storia è molto brutta, ma titolo e accusa di “silenzio dei media in quanto non si tratta di migranti” sono messi solo ed esclusivamente a scopo di “scandalo”. Questo è il solito gioco del “giornalismo” italiano: il titolo ha lo scopo di indignare facendo credere che i due fratelli fossero poveri, senza soldi e per questo “morti di fame”. La frase “Gli italiani che muoiono di fame non fanno notizia” serve solo a rinforzare questo concetto, ma in realtà non c’erano le condizioni di base per “morire di fame”:

Durante la perquisizione sono stati trovati un libretto postale con 15 mila euro, un portafogli con circa 400 euro e un barattolo di proteine in polvere.

Anche senza considerare il libretto postale, i contanti avrebbero permesso alla sfortunata coppia di poter acquistare senza problemi una discreta quantità di viveri, così da non dover morire di fame. Anche l’Ansa nel titolo parla di “fame”, vorrai mica farti scappare qualche lettore, ma poi correttamente parla di inedia, che significa:

Mancata ingestione di cibo per un periodo prolungato; il deperimento che ne consegue: morire d’inedia.

Non è solamente una questione linguistica, ma del concetto che si vuol far passare: i due malcapitati anziani non sono morti perché non avevano più soldi per comperarsi da mangiare, anche se la loro morte è dovuta ad un prolungato periodo senza ingerire cibo o liquidi. Come giustamente riporta anche ilSecolodItalia:

La coppia, 60 anni lei, 68 anni lui, viveva sola ed in autonomia, pur seguita da servizi sociali, da un centro per la salute mentale e da un punto di ascolto di Nervi. (grassetto mio)

Sembrerebbe che i problemi fossero ben altri per i fratelli deceduti. L’Ansa, il 7 giugno, aggiunge:

Il pm Federico Manotti che coordina le indagini della polizia vuole chiarire se vi siano responsabilità di terzi per la morte dei due e se dovevano essere seguiti meglio anche per quel che riguarda le provviste alimentari o comunque la loro salute mentale.

I fratelli non erano stati seguiti nella maniera migliore anche considerando i loro problemi mentali? Questo lo stabiliranno le indagini, che si stanno spostando anche su un altro elemento:

Intanto gli uomini della scientifica hanno trovato alcune bottigliette di acqua nell’alloggio dove i Ricciardi vivevano da un anno. Gli agenti hanno prelevato alcuni campioni di liquido che verranno analizzati in laboratorio nelle prossime ore. Anche se l’ipotesi più accreditata è quella di una morte dovuta al deperimento fisico non si esclude la tesi di un omicidio-suicidio o di un duplice suicidio. Per questo nei prossimi giorni il medico legale Marco Salvi eseguirà l’autopsia.

Dopo l’autopsia e le analisi delle bottigliette di acqua ritrovate si potranno escludere ipotesi non meno gravi come il suicidio o addirittura l’omicidio-suicidio. Un giornale ligio al suo dovere dovrebbe trasmettere il maggior numero di informazioni ai suoi lettori nella maniera più trasparente possibile, ma sciacallare con titoli del genere è molto più facile ed efficiente per attirare lettori indignati – che ovviamente nel 90% dei casi condivideranno appunto per il titolo. È importante che chi indaga accerti eventuali responsabilità di chi seguiva gli anziani, ma prima di stracciarsi le vesti sarebbe meglio informarsi nella maniera corretta.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.
neilperri @ butac.it
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