Sul blog di Radio Radio TV (il cui canale YT è stato chiuso tra le lamentele di tanti loro follower per circa 24 ore) è apparso il 13 giugno un articolo che titola:

La due prove schiaccianti: vi dimostro che qualcuno non vuole che l’emergenza finisca

L’articolo è a firma Diego Fusaro, che credo già conosciate. Il video che l’accompagna, disponibile da quando è stato riaperto il canale di RRTV, dura pochissimo e potete ritrovarlo qui.

Il succo del suo video è tutto in queste parole:

L’emergenza Covid-19 dovrebbe essere dichiarata finita se si ascolta ciò che illustri virologi e studiosi hanno affermato. Zangrillo, Bassetti… Se si fosse in una condizione di normalità bisognerebbe ragionevolmente cominciare a pensare alla ripresa della vita normale.

Invece sembra che molti non pensino ad altro che a mantenere in vita l’emergenza in assenza di emergenza. O più precisamente che non pensino ad altro se non a conservare le misure di emergenza.

Io vorrei che Fusaro facesse seria informazione, e magari spiegasse agli ascoltatori che a livello globale giusto pochi giorni fa abbiamo avuto il giorno con in assoluto più contagi al mondo. Certo che nei Paesi in cui si sono fatti lockdown e sono state rispettate pesanti misure di distanziamento sociale (come l’Italia) le cose vadano molto meglio che due o tre mesi fa. Ma in generale la pandemia globale è ancora lontana dall’esser conclusa. Sostenere che non sia così è da avvelenatori di pozzi, ed è grave che per sostenerlo si sfrutti un canale con moltissimi ascoltatori, che ovviamente si fidano.

Già a marzo molte testate serie spiegavano che ci sarebbe voluto molto tempo per la “ripresa della vita normale” e che probabilmente certe abitudini per un po’ ce le dovremo dimenticare.

Sia chiaro, io voglio sperare che i tanti gruppi di lavoro che si stanno occupando di Sars-Cov-2 arrivino il prima possibile ad avere cure e dati utili per permetterci veramente di tornare a una vera normalità, ma, per ora, ne siamo ancora lontani.

Le due prove di Fusaro sarebbero queste affermazioni riportate su alcune testate giornalistiche:

    • Il Fatto Quotidiano: Coronavirus, Brusaferro (Iss): “Dobbiamo preparare le persone all’inaspettato ed essere pronti ad affrontare epidemie simili in futuro”
    • La Repubblica: Coronavirus, monitoraggio post riaperture: “Epidemia non è finita, possibili nuovi focolai”

Ma non è che si tratti di frasi campate per aria. Basta leggere le cronache cittadine di questi giorni, qui il Corriere della sera edizione di Roma del 14 giugno:

Il coronavirus è entrato nella sede Rai di Saxa Rubra. E le persone contagiate sarebbero cinque. L’allarme è scattato la settimana scorsa, con la notizia del primo positivo riconducibile al cluster dell’Ircss San Raffaele della Pisana (dove anche oggi i Covid positivi sono aumentati: sono in tutto 109) . È di domenica 7 giugno la comunicazione della task force aziendale anti-Covid, che annuncia che è stato «riscontrato un caso di positività di un dipendente che lavora nell’ambito della direzione produzione tv presso la sede di Saxa Rubra».

Sono casi gravi? Non è stato riportato. Ma non è questo l’importante. Quello che è importante è capire che stiamo come stiamo perché abbiamo contenuto il contagio, e che non è affatto detto che passata l’estate non si possa ritornare in condizioni emergenziali. Suggerire prudenza ed evitare il ritorno alla vita normale serve proprio ad evitare che succeda come stiamo vedendo in Sudamerica, o in India…

Fusaro fa finta di non vedere i dati dell’OMS, ma se si soffermasse un secondo noterebbe come la curva globale non stia  affatto scendendo. Anzi, come sia ancora in salita, quella che ha rallentato come potete vedere qui a sinistra è quella dei morti, che sta lentamente arrivando a una fase calante (si spera). Ma la curva dei contagi è ancora in crescita netta. E in un mondo globalmente interconnesso poco conta se i casi da noi sono sempre meno. Basta un errore per ritornare a numeri preoccupanti.

Spiegare tutto questo sarebbe fare informazione. Non dare a intendere che non sia successo nulla e tutto possa tornare alla normalità. Sarà la comunità scientifica a dirci quando la situazione si sarà davvero sbloccata. Ad oggi, se si eccettua qualche virologo che si è spinto a fare dichiarazioni che per forza di cose vengono poco comprese dal pubblico generalista, che non ha gli strumenti per non comprenderle, la comunità scientifica continua a raccomandare prudenza, specie per le fasce d’età più a rischio.

Davvero vogliamo dare ascolto a uno che insegna filosofia? E ignorare i tanti medici, ricercatori, scienziati, che insistono nel dire di andare coi piedi di piombo?

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!