Gattini, incendi e vecchie conoscenze
Dopo più di un decennio di comunicati stampa sulla qualunque, redazioni blasonate continuano a pubblicare affermazioni di cui non si è mai vista una prova

Su svariate testate italiane sono apparsi, nei giorni scorsi, articoli che dimostrano (non che ce ne fosse bisogno) il pessimo stato del giornalismo italiano. Titola SkyTg24 il 22 luglio 2026:
Incendi in Calabria, gatti usati per innescare i roghi: taglia di mille euro sui piromani
E nelle prime righe dell’articolo leggiamo:
Gatti con stracci imbevuti di liquido infiammabile legati alla coda e utilizzati, secondo la Protezione civile della Calabria, per favorire la propagazione degli incendi. È uno dei ritrovamenti descritti dal direttore generale Domenico Costarella durante le operazioni di spegnimento dei roghi che stanno interessando la regione. Nelle stesse aree sono stati individuati anche inneschi ritardati e altri dispositivi ritenuti di origine dolosa. Pratiche terribili contro le quali l’Aidaa, Associazione italiana difesa animali e ambiente, annuncia denunce in tutte le procure calabresi e una ricompensa di mille euro per chi aiuterà a identificare i piromani.
La fonte sarebbe appunto il direttore della Protezione Civile locale. Che in un video racconta di aver trovato inneschi ritardati, tra cui appunto:
Ad alcuni gatti sarebbero stati legati alla coda stracci imbevuti di liquido infiammabile, poi incendiati, per farli correre nei campi e propagare le fiamme. Nelle aree colpite dai roghi sono stati trovati anche candele, bottiglie con stoppini e altri inneschi ritardati, preparati per trasformare piccoli focolai in incendi devastanti.
Prove del racconto? Nessuna. La testimonianza orale di un funzionario, senza foto dei gatti citati, vale come la parola di un qualsiasi cittadino. Perché, capiamoci, cerchiamo di essere un po’ razionali: se sono stati trovati gatti vivi con stracci imbevuti di sostanza incendiaria legati alla coda non vediamo perché non si possa mostrare prova del fatto. Se invece ha trovato carcasse di gatti morti, eventuali stracci sarebbero inceneriti insieme al gatto e non ci sarebbe prova del fatto (e quindi sarebbe impossibile parlarne). Lo spiegava bene NextQuotidiano all’epoca in cui questa storia ha cominciato a circolare una prima volta, nel 2017:
Non è ben chiaro come, dopo un incendio di queste proporzioni, sia stato possibile recuperare le carcasse carbonizzate degli animali. Animali che del resto – ammesso e non concesso che siano stati davvero ritrovato – potrebbero essere semplicemente delle vittime dell’incendio e non le sue cause. Il Messaggero ad esempio è molto più cauto del fare ipotesi e parla di otto inneschi differenti individuati dai Carabinieri Forestali. Ma non vi è alcuna certezza sull’utilizzo dei felini incendiari. Quello che è certo invece è che i roghi sono stati appiccati deliberatamente in zone impervie e difficili da raggiungere, in modo tale da rendere più difficile un intervento tempestivo dei mezzi di soccorso e consentire alle fiamme di propagarsi indisturbate.
Ma il punto che deve farci davvero drizzare le orecchie è la citazione, l’ennesima, della finta associazione in difesa degli animali, la solita AIDAA, gestita da quel volpone di Lorenzo Croce (che attendiamo come sempre nei commenti).
Ogni giornalista che cita in un articolo AIDAA e le sue fantomatiche taglie è un paio di braccia rubate a lavori decisamente più adatti al suo acume. E sia chiaro, non è solo SkyTg24, l’elenco è lunghetto, dal blasonato Corriere della Sera:
«Usati gatti vivi per appiccare gli incendi in Calabria». La denuncia choc di associazioni e Protezione civile
A RaiNews:
Gatti usati per innescare gli incendi
La denuncia arriva dalla Protezione civile della Calabria: alcuni roghi sarebbero stati appiccati usando i felini con stracci imbevuti di liquido infiammabile legati alla coda. Animalisti in campo: taglie, esposti e richieste di pene esemplari
E la notizia ha fatto il giro del mondo. Qui sulla CNN:
How arsonists used cats to spread Italy’s wildfires
Ma appunto di prove ad oggi non ne è stata mostrata una che sia una. In attesa di possibili aggiornamenti.
Non crediamo di dover aggiungere altro.
redazione at butac punto it
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Immagine di testa di Fachy Marín su Unsplash