“Odio antioccidentale” e narrazioni a senso unico
Sei casi molto diversi tra loro - e nella maggior parte dei casi dietro alle tragiche vicende non c'è quanto raccontato; perché strumentalizzarle?

Anche su alcune bacheche di miei contatti ho trovato circolare il posterino che vedete qui sotto, ma a noi l’avete segnalato sul profilo TikTok del segretario della Lega Giovani Roma:

Ma siamo sicuri stia circolando in maniera virale dopo quanto successo a Berlino, anzi, probabile ne stiano circolando di nuovi che aggiungono quest’ultimo tragico episodio alla lista.
Per chi faticasse a leggere vi trascriviamo il testo, al centro del poster si legge:
PER LA SINISTRA LE LORO VITE NON CONTANO NULLA, PERCHÉ VITTIME DELL’ODIO ANTIOCCIDENTALE
E poi ci sono i nomi di sei persone:
- Alessandro Ambrosio
- Monica Esposito
- Henry Nowak
- Alexander Kopeinig
- Iryna Zarutska
- Pamela Mastropietro
Si tratta di sei persone uccise, ma sono sei casi molto diversi fra loro, che senso ha accomunarli sotto quella frase?
L’analisi
Su BUTAC cerchiamo di non prendere una parte, se non quella dei fatti, quindi cerchiamo di vederli insieme.
Alessandro Ambrosio – il capotreno accoltellato a Bologna il 5 gennaio 2026. Al momento, l’unico indagato è Marin Jelenic, un cittadino croato con precedenti per molestie e coltelli, quindi europeo, bianco, “occidentale”, qualunque metro si voglia usare per definire la parola. Il movente, mesi dopo, resta ignoto: gli inquirenti lo cercano ancora, e un possibile litigio precedente ai fatti è solo un’ipotesi tra le tante. Inserirlo in una narrazione di “odio antioccidentale” è pura invenzione: non c’è alcun elemento che lo sostenga.
Monica Esposito – la povera donna travolta dall’auto-ariete di Salim El Koudri a Modena il 16 maggio 2026, e morta pochi giorni fa. Sul computer dell’attentatore sono state trovate ricerche su attentati islamisti, ma El Koudri ha anche un passato di cure psichiatriche. Il gip ha finora escluso l’aggravante di terrorismo al momento del fermo. La qualificazione del movente è tuttora oggetto di indagine, non un fatto accertato: il meme la presenta come se la sentenza fosse già scritta. Ma in questo caso la scelta può essere comprensibile.
Henry Nowak – 18enne inglese morto dissanguato in un accoltellamento a Southampton. In questo caso l’aggressore, il 23 enne Vickrum Digwa (arrestato e condannato) sosteneva che il deceduto l’avesse aggredito con insulti razzisti a cui Digwa aveva risposto. Ma i magistrati britannici hanno concluso che le accuse fossero infondate e inventate a posteriori per giustificare l’accoltellamento. Anche in questo caso non risulta alcun elemento processuale relativo a “odio antioccidentale”, quello che è emerso però è che la polizia ha creduto prima alle accuse di Digwa, invece che verificare la richiesta d’aiuto di Nowak, che nel frattempo è morto dissanguato. Non odio antioccidentale, ma sicuramente pessima gestione del caso da parte degli agenti intervenuti. Una curiosità: la leader del partito conservatore britannico, Olukemi Olufunto “Kemi” Adegoke Badenoch, britannica di origini nigeriane ha dichiarato che le cose sono andate così – Nowak non è stato soccorso prontamente quando la polizia è giunta sul posto – in quanto i poliziotti erano più preoccupati dalle accuse di razzismo di Digwa che da tutto il resto. Aggiungendo che la polizia non dovrebbe guardare il colore della pelle quando deve decidere come trattarti.
Alexander Kopeinig – 14enne ucciso a Villach (Austria) il 15 febbraio 2025 da un 23enne siriano, in un attacco che le autorità austriache hanno classificato come terrorismo islamista. Qui l’etichetta “odio antioccidentale” ha effettivamente un riscontro giudiziario.
Iryna Zarutska – rifugiata ucraina accoltellata su un treno a Charlotte (USA) il 22 agosto 2025 da un uomo con precedenti penali. Un crimine violento e insensato, ma nessuna sentenza o accusa formale lo qualifica come atto ideologico contro “l’Occidente”: è street crime, non terrorismo. Come riportato dai media americani, Brown aveva precedenti penali ed era seguito da tempo per una crisi di salute mentale, tanto che nel dicembre 2025 è stato dichiarato incapace di sostenere il processo. Sulla sua scarcerazione del 2021 è in corso una polemica politica: i repubblicani sostengono sia stato liberato anticipatamente grazie a un accordo COVID dell’amministrazione Cooper, mentre il dipartimento penitenziario sostiene che abbia scontato l’intera pena, ma nessuna delle due versioni parla di un movente antioccidentale: resta un caso di violenza legato a disagio psichiatrico, non un atto ideologico.
Pamela Mastropietro – uccisa a Macerata nel 2018, caso che ha già avuto una sua vita politica autonoma (fu la miccia della sparatoria di Luca Traini) e di cui fu necessario parlassimo anche su BUTAC. Anche qui, nessun elemento processuale parla di odio “antioccidentale” in senso politico-religioso. Siamo di fronte a una vicenda di disagio, come riporta Wikipedia:
Pamela dichiarò di abusare di alcol dall’età di 12 anni e di altre droghe dai 14 anni. Il 29 gennaio 2018 si allontanò volontariamente dalla comunità e un uomo la accompagnò in auto alla stazione di Corridonia-Mogliano in cambio di un rapporto sessuale. Lì la ragazza avrebbe voluto prendere un treno per fare ritorno a Roma, ma lo perse e accettò l’offerta di un passaggio da parte di un tassista locale. Consumò un rapporto sessuale con il tassista e dormì nella sua casa. Il giorno dopo cercò di procurarsi della droga presso i giardini Diaz di Macerata, dove incontrò Innocent Oseghale.
Oseghale, secondo le indagini, dopo aver abusato della ragazza avrebbe accoltellato Pamela e poi chiesto l’aiuto di un amico per occultare il corpo. Ma senza che ci fosse alcun nesso religioso o di odio nei confronti dell’Occidente, solo un bruttissimo fatto di cronaca nera.
Concludendo
Su sei storie quattro non hanno a che fare con l'”odio antioccidentale”, perlomeno non come si vorrebbe far credere: perché sfruttarle per portare avanti una narrazione falsata? A chi fa comodo questo modo di fare politica? Domande a cui lasciamo che siate voi a rispondere. Noi ci siamo limitati, come sempre, ai fatti.
Quanto successo a Berlino invece contribuirà ulteriormente a narrazioni a senso unico che cercheranno di convincervi che tutti gli stranieri sono cattivi e desiderano eliminare l’Occidente, quando, in realtà, non è altro che l’ennesimo modo per contribuire alla radicalizzazione estrema di due fazioni, da un lato il pubblico conservatore a favore della remigrazione, dall’altro chi si sente ghettizzato per lo stesso identico motivo.
maicolengel at butac punto it
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