Facciamo chiarezza: la sentenza Orsini
Una sentenza a favore di un singolo non significa affatto che non esista una rete di propaganda russa in Italia, ma ai propagandisti fa comodo che lo crediamo

Sono tanti i canali online (e non solo) che stanno festeggiando la sentenza del Tribunale di Milano che vede condannati il Corriere della Sera, Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini a pagare 30mila euro ad Alessandro Orsini. Il post che circola e che tanti condividono riporta la firma di Giuseppe Salamone:
Questa vicenda è gravissima!
#Russia #italia
Ve la ricordate la storia dei Putiniani d’Italia?
Ebbene sì, il Tribunale di Milano ha condannato il Corriere della Sera e le autrici dell’articolo, Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, per diffamazione nei confronti del prof.
@orsiniufficiale
, con annesso risarcimento di 30 mila euro.👏🏻Non c’era alcuna rete di putiniani, nessuna propaganda al soldo del Cremlino.
Non c’era nulla.
Anzi, una cosa c’era: la propaganda occidentale che, ieri come oggi, manganellava chiunque non ripetesse in loop le veline della Nato e di Bruxelles.Questa vicenda, ripeto, è gravissima. In un Paese serio queste due false, menzognere per mestiere, Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini verrebbero cacciate dall’Ordine dei giornalisti. Immediatamente. Senza perdere tempo. Invece ce le ritroviamo puntualmente anche in televisione a pontificare.
Vergogna!
– Giuseppe Salamone
La sentenza è reale, anche se non ci risulta essere ancora stata pubblicata. Si tratta però di una sentenza di primo grado, quindi assolutamente appellabile, e pochi lo stanno chiarendo. Quello però che vorremmo fosse ancora più chiaro è che la condanna per Corriere, Guerzoni e Sarzanini non è perché fosse falsa l’esistenza di una rete di putiniani filorussi che inquinavano (e inquinano) l’informazione nel nostro Paese. Ma perché le giornaliste del Corriere non hanno dimostrato che di suddetta rete facesse parte anche Orsini. Che è un bel po’ diverso che sostenere, come fa il post di Salomone che:
Non c’era alcuna rete di putiniani, nessuna propaganda al soldo del Cremlino.
Non c’era nulla.
Quando invece l’esistenza della rete di disinformazione filorussa è dimostrata ampiamente nel 4 rapporto EEAS di marzo 2026:
Russia continues to use FIMI as one of its core instruments of state power, fully integrated into its broader strategic and hybrid toolkit. In 2025, Russia’s central priorities continued to be its war of aggression against Ukraine and targeting Ukraine’s international partners.
Che tradotto:
La Russia continua a utilizzare la FIMI (manipolazione e interferenza informativa straniera) come uno degli strumenti fondamentali del proprio potere statale, pienamente integrato nel più ampio arsenale strategico e ibrido del paese. Nel 2025 le priorità centrali della Russia sono rimaste la guerra di aggressione contro l’Ucraina e le azioni mirate contro i partner internazionali di Kiev.
Lo stesso Guido Crosetto ha spiegato queste cose nel documento pubblicato a novembre 2025:
Nel quadro di sicurezza attuale, in costante deterioramento, secondo numerosi analisti la Russia sembrerebbe aver intensificato, ormai da anni, la pressione sull’Occidente tramite un impiego sempre più sofisticato e aggressivo degli strumenti della guerra ibrida. Il paradigma della sicurezza internazionale è entrato in una nuova fase, caratterizzata da una forma di conflitto che sfugge alle tradizionali categorie di guerra convenzionale.
Il paradigma della sicurezza internazionale è entrato in una nuova fase, caratterizzata da una forma di conflitto che sfugge alle tradizionali categorie di guerra convenzionale (sic). La Federazione Russa avrebbe quindi adottato un approccio sistemico e spregiudicato, fondato sull’impiego integrato di strumenti militari e non militari, con l’obiettivo di destabilizzare i suoi competitor, eroderne la coesione interna e influenzarne la volontà politica. La leadership russa parrebbe disposta a impiegare ogni strumento – dalla propaganda disinformativa agli attacchi informatici fino alle pressioni economiche – pur di indebolire la resilienza dei Paesi occidentali.
E Crosetto non è sicuramente filo-ucraino. Il fatto che anche lui abbia dovuto ammettere l’esistenza di questa guerra ibrida e chi siano i burattinai che ne muovono i fili dovrebbe preoccuparci, non poco. Un ultimissimo appunto: quasi tutti usano la cifra arrotondata di 30mila euro, ma in realtà il risarcimento è di 27.500 euro più 5.000 di spese processuali, totale 32500. Dettagli, sia chiaro, ma su BUTAC quando possibile cerchiamo di essere precisi.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Sasun Bughdaryan su Unsplash