GBNews e la regia dell’estremismo di destra

...le provocazioni funzionano (quasi) sempre.

maicolengel butac 5 Giu 2026
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Quando sostengo che lo spirito critico è morto e sepolto lo faccio avendo ben presente come ormai funzionano certi meccanismi social, sono anni che lo osservo. Il caso di oggi ne è un perfetto esempio, l’ultimo di una lunga serie. Abbiamo un video, che arriva dal Regno Unito, ma è stato girato negli States.

Un video di un canale di news britannico di nome GBNews, canale legato alla destra britannica, quella della Brexit, quella che vuole cacciare gli stranieri dal Paese, omofobica, razzista, antieuropeista, insomma un canale di news in tutto e per tutto simile a Rete4. Con una minuscola differenza: loro hanno i soldi di investitori decisamente più ricchi di Mediaset, in grado di coprire le costanti perdite del canale – e già qui sarebbe da domandarsi perché un canale televisivo in perdita costante da quando è nato resta aperto.

Il video è questo, o meglio l’estratto video è questo:

 

Che viene condiviso in Italia da vari canali social, su varie piattaforme. A noi l’avete segnalato su Terra Nostra News, che lo condivide con queste parole:

…Il giornalista è volato dal Regno Unito agli USA e chiede alle persone perché i neri hanno tassi di violenza più alti rispetto ad altri gruppi demografici. Improvvisamente entra nel frame un uomo di colore, con l’Africa impressa sulla maglietta, e lo minaccia di un pestaggio brutale.
-Perché sei così nervoso?
-Perché mi sto trattenendo per non spaccarti la mascella.
-Puoi farlo, ma verrai arrestato.
-Me ne frego! Non sono venuto qui per parlare.

Tutto vero, tutto corretto, peccato che sia tutto decontestualizzato.

Guardiamo insieme le domande che il nostro spirito critico dovrebbe farsi:

Dove è stato girato il video?

La risposta che viene data nel post italiano – ma anche in altri simili che girano su pagine in altre lingue – è un filino troppo vaga, negli Stati Uniti ok, ma dove, e in che occasione? Il video è stato girato fuori dal Delaney Hall, il più grande dei due centri di detenzione ICE a gestione privata nel New Jersey. Le dimostrazioni intense fuori da Delaney Hall sono state segnate da scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, prima agenti ICE poi polizia statale. Non un posto qualunque: il punto più caldo della contestazione anti-ICE in quel momento. Ben Leo, il giornalista, non è andato lì per “chiedere alle persone perché i neri hanno tassi di violenza più alti” (come scrivono i canali italiani): la domanda scatenante era se migranti da certi Paesi mostrassero tassi più alti di crimini sessuali rispetto ai cittadini britannici. Omettere questo dettaglio dimostra l’intenzionalità provocativa dietro il servizio, la regia a cui faccio riferimento nel titolo.

Da dove viene l’aggressività?

Dalla provocazione di chi fa le domande. Ben Leo Leo usa espressioni come “mass migration’s civilisational-ending consequences rampant crime” e “grooming scandals”. Questo è il framework ideologico con cui si presentava ai manifestanti: non un giornalista neutro che “faceva domande”.

Dove sono le forze dell’ordine?

La polizia americana, presente a controllare le proteste, ha intimato a Ben leo di andarsene, individuando nella troupe dei GBNews i provocatori della situazione, non il contrario. È un elemento che capovolge completamente la narrativa “giornalista aggredito da bruta violenza gratuita” che circola sui profili che fanno girare quel semplice estratto. Ed è un dettaglio che manca in tutte le condivisioni del video, anche quelle più “istituzionali”, come su SkyNews Australia dove la commentatrice politica Rita Panahi (anche lei vicina alla destra conservatrice australiana) riporta l’accaduto omettendo quanto spiegato qui sopra. Anche in questo caso l’omissione di questi dettagli dimostra l’intenzionalità nella costruzione del servizio.

Il contesto della protesta

Il 22 maggio i detenuti avevano avviato uno sciopero della fame e del lavoro chiedendo migliori condizioni di vita, cure mediche migliori, un incontro con il governatore Mike Sherrill e una gestione più rapida dei loro casi. I presenti alla protesta stavano quindi difendendo persone in sciopero della fame, non manifestando per il gusto di farlo.

I dati sui “crimini degli immigrati”

Esiste uno studio, pubblicato su PNAS nel 2020, che sostiene una narrazione opposta a quella portata avanti da Ben Leo e dagli estremisti di destra americani. Lo potete leggere nella sua interezza qui, e farvi la vostra idea. Lo studio si basa sui dati raccolti in Texas tra il 2012 e il 2018 e riporta nelle sue conclusioni:

Abbiamo riscontrato che gli immigrati senza documenti presentano tassi di criminalità sostanzialmente inferiori rispetto ai cittadini statunitensi nati negli Stati Uniti e agli immigrati regolari in una vasta gamma di reati gravi. Rispetto agli immigrati senza documenti, i cittadini statunitensi nati negli Stati Uniti hanno una probabilità oltre due volte maggiore di essere arrestati per crimini violenti, 2,5 volte maggiore di essere arrestati per reati legati alla droga e oltre quattro volte maggiore di essere arrestati per reati contro il patrimonio. Inoltre, la percentuale di arresti che coinvolgono immigrati senza documenti in Texas è rimasta relativamente stabile o in calo in questo periodo. Le differenze tra cittadini statunitensi nati negli Stati Uniti e immigrati senza documenti si confermano anche utilizzando stime alternative della popolazione di immigrati senza documenti nel suo complesso, classificazioni alternative di coloro che vengono considerati “senza documenti” al momento dell’arresto e sostituendo i reati minori o le condanne come indicatori di criminalità.

E riporta(va) gli stessi dati anche il National Institute of Justice; curioso che la pagina, regolarmente indicizzata su Google, sia stata fatta svanire dal sito del Ministero della Giustizia:

Per fortuna l’analisi la si trova ancora presente su altri siti, ed è esattamente quella ordinata dal National Institute of Justice. Con l’avvento di Trump, però, tanti contenuti sono stati nascosti dai siti istituzionali su cui poteva mettere le mani (e questo dovrebbe dare da pensare a tutti).

Quindi la domanda di Leo presuppone un dato che la ricerca sistematica non supporta, anzi, smentisce. L’unico modo per arrivare alle sue stesse conclusioni è ignorare la letteratura consolidata e pescare studi isolati su campioni geograficamente ristretti. Ovvero fare cherry picking. E questo, per un giornalista che si presenta come portatore di “statistiche governative”, è uno scivolone grave.

Concludendo

Il video è pura malinformazione, di quella a cui ormai ci siamo abituati a trattare qui su BUTAC, da anni. Anzi, potremmo dire da più di un decennio, e purtroppo al momento ci pare che non ci sia nessun vero interesse da parte delle istituzioni a contrastarla. No, non sto dicendo che il governo dovrebbe smentire le notizie di GBNews o similari, sto dicendo che visto il momento storico che stiamo vivendo la scuola e le istituzioni in generale dovrebbero studiare modi per insegnare alla popolazione a usare meglio il proprio spirito critico così da non cascare in questi giochetti narrativi fatti apposta per parlare alle pance. Ma è evidente lo scarso interesse nel farlo, peccato.

maicolengel at butac punto it

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