Giornalismo emozionale made in UK

La vicenda di Palmoli vista malamente dal Times britannico

maicolengel butac 4 Dic 2025
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Qualche giorno fa sul Times britannico si è parlato della famiglia di Palmoli. Lo si è fatto con questi toni:

Italy gripped by family’s fight to live a simple life in the woods

Nathan Trevallion and Catherine Birmingham were raising their three children quietly off-grid in Abruzzo. The dream went wrong when they ate poisonous mushrooms

Che tradotto:

L’Italia è polarizzata/travolta/focalizzata dalla vicenda di una famiglia che vuole vivere una vita semplice nei boschi.
Nathan Trevallion e Catherine Birmingham stavano crescendo i loro tre figli in tranquillità, fuori dalla rete, in Abruzzo. Il sogno è deragliato quando hanno mangiato funghi velenosi.

Un articolo che fa venire i brividi per quanto è stato messo insieme malamente: senza vere verifiche, senza fatti, pieno solo del solito linguaggio emozionale tanto caro al giornalismo sensazionalista.

Si tratta di un pezzo che sembra costruito apposta per fare indignare il pubblico britannico nei confronti della magistratura italiana. È pieno di colore, pathos, romanticismo rurale, backwoods, pit latrine, la pioggia drammatica, il cavallo… ma la parte legale? Gli atti? Le omissioni? Spariti.

Tutto l’articolo parte dal presupposto che i bambini siano stati tolti “perché off-grid”, quando i motivi reali erano ben diversi, ed erano motivi per cui anche in UK probabilmente lo Stato avrebbe fatto esattamente le stesse cose. Tom Kington, autore del pezzo, arriva a definire i magistrati italiani “aggressivi”, citando Salvini come fonte. Da un quotidiano come il Times ci si aspetterebbe un minimo di rigore, non il tifo da stadio.

Nell’articolo il Times cita tantissime voci della destra italiana, gli stessi che cavalcarono la vicenda di Bibbiano e che non hanno mai chiesto scusa o ammesso di aver sbagliato. Gli stessi che da anni strumentalizzano ogni episodio che abbia dei bambini come protagonisti per portare avanti una sorta di campagna elettorale perenne. L’articolo del Times pare dipingerli come eroi moderni, quasi come se Salvini, ministro delle Infrastrutture, contrario a tutto ciò che è green, di colpo fosse diventato il paladino della natura incontaminata.

Questa roba te la aspetti da un editorialista partigiano, non dal corrispondente per l’Italia di una delle più note testate internazionali.

Il pezzo del Times purtroppo non fa altro che fornire un assist perfetto a chi campa di questa disinformazione, e noi, minuscoli blogger che si occupano di fact-checking, non possiamo che assistere attoniti a questa pessima deriva del giornalismo britannico. Grazie a quest’articolo, ora, chi sostiene che la magistratura abbia sbagliato si sente più forte, più nel giusto, quando invece andavano spiegati i fatti, con una copia dell’ordinanza e di quanto si è sviluppato in quest’anno, da quando c’è stata quell’intossicazione da funghi.

Un bravo giornalista, magari, avrebbe fatto un parallelo con cosa sarebbe successo se la famigliola del bosco vivesse in quelle condizioni in UK. Ci pensiamo noi.

Cosa dice la legge britannica?

Sì, perché vedete, anche in UK esistono norme per l’abitabilità di una casa. Le Building regulations prevedono che ci sia un bagno interno permanente, un lavabo, l’acqua calda, e un impianto idrico funzionante. Una casa per avere l’abitabilità deve poter mantenere una temperatura invernale tra i 18° e i 21°, mentre senza un sistema di riscaldamento considerato stabile e sicuro una casa non viene considerata idonea. Inoltre esistono regole per tutelare i diritti dei minori, regole che vanno rispettate pena l’allontanamento dei minori dalla famiglia: si tratta del Children Act del 1989, che prevede gli stessi requisiti che si applicano anche da noi.

Se la famigliola fosse stata colta dagli assistenti sociali sul suolo britannico sarebbe scattato il Section 47 enquiry che – guarda caso – prevede le stesse cose che furono richieste, dopo l’intossicazione da funghi, alla famiglia di Palmoli, ovvero procedere con visite pediatriche e psicologiche per i bambini e con lavori di ristrutturazione dello stabile. Se i genitori, come hanno fatto in Italia, dopo aver acconsentito si fossero tirati indietro, per lo Stato si sarebbero dimostrati negligenti, ci sarebbe stata un’udienza in tribunale e nel frattempo i bambini, fino alla sentenza, sarebbero stati posti in EPO: Emergency Protection Order.

Non si trovano dati pubblici recenti sul numero totale di allontanamenti in UK, perché il sistema è frammentato per singoli councils e molte statistiche sono protette, ma le cronache parlano di decine di migliaia di minori che ogni anno entrano nel sistema di protezione. Quindi, vorremmo che fosse chiaro che la famiglia di Palmoli, con quelle condizioni e quei rifiuti ai controlli, nel Regno Unito non sarebbe rimasta nel cottage nemmeno una settimana dopo l’intossicazione.

Ecco perché l’articolo del Times è così irritante: non solo racconta una storia distorta, ma lo fa nascondendo volutamente che il loro Paese avrebbe agito nello stesso modo, forse anche più rapidamente.

È cattivo giornalismo.

maicolengel at butac punto it

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