Giornalismo o politica?

Bibbiano, un salto nel passato

maicolengel butac 18 Giu 2026
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Quanto segue non è un fact check, ma un piccolo editoriale, uno sfogo, su un comportamento giornalistico che trovo inammissibile, e che andrebbe sanzionato dall’Ordine dei Giornalisti – se fosse un Ordine di una qualche utilità.

Indagando una notizia che ci era stata segnalata ho dovuto fare una ricerca su un nome e cognome, autore di una lettera, che era stata pubblicata da L’Arena di Verona. Nome e cognome che sono comparsi in svariati articoli e lettere a redazioni giornalistiche, segno che questa persona è decisamente attiva. Anche oggi non riporterò nome e cognome, non ci interessa, ci interessa però una lettera del 2019 che, come avrete immaginato, parlava di Bibbiano. In realtà non è la lettera in sé che ci interessa, ma il fatto che il condirettore della testata (nazionale, nota) che l’aveva ricevuta avesse risposto alla stessa, così:

Da giorni il caso di Bibbiano occupa le pagine di molti giornali e i programmi di molte tv. Lo scandalo ha svelato un sistema perverso dove i bambini venivano tolti alle famiglie con estrema leggerezza e secondo l’inchiesta in corso con circostanze pilotate dai servizi sociali, elettrochoc compreso. Dietro c’era un giro di fondi concessi alle famiglie affidatarie e con piccoli affidati, in alcuni casi, a famiglie omossessuali. Una scelta, quest’ultima, molto scivolosa. E sullo sfondo parcelle sempre molto alte e consulenze concesse a professionisti in modo irregolare. L’inchiesta ha scardinato un sistema che non era sottoposto a controlli e che la pubblica amministrazione prendeva per buono. Purtroppo mentre si sta cercando di rimettere a posto i cocci di questa situazione per evitare che si ripeta, la politica strumentalizza in modo fuorviante la vicenda. Anche se il Pd che governa da queste parti qualche colpa indiretta ce l’ha nel non essersi mai accorto, attraverso i suoi amministratori pubblici, dell’andazzo dei servizi sociali della Val d’Enza.

Questa non è una risposta che un giornalista di lungo corso, condirettore di testata giornalistica, dovrebbe permettersi di dare. Non è così che si fa giornalismo. Non è così che si informa il lettore. E guarda caso nel 2023 le accuse, spacciate per certezze, erano già in parte smontate, come quella dell’elettrochoc:

Il processo Angeli&Demoni sui presunti affidi illeciti in val d’Enza continua a regalare colpi di scena. L’ultimo oggi, quando testimonianze apparentemente “innocue” si sono rivelate particolarmente pregnanti. La più rumorosa è stata forse quella di Michele Vitiello, consulente informatico e forense e perito dell’accusa, autore della perizia sulla cosiddetta “macchinetta dei ricordi”, ovvero il dispositivo NeuroTek utilizzato dalla psicoterapeuta Nadia Bolognini nelle sue sedute di Emdr con i bambini. Un aggeggino risultato incapace di fare alcun male ma spacciato, sulle prime pagine di tutti i giornali esattamente quattro anni fa, come una macchina per l’elettroshock, strumento di tortura per instillare nella mente di piccoli innocenti ricordi di falsi abusi.

Quando fu scritta questa risposta l’indagine era appena partita e le accuse non erano ancora state verificate, a parte le campagne mediatiche spinte da destra e centro destra, campagne che non erano d’informazione ma appunto di pura propaganda politica. Se sei condirettore di una testata giornalistica dovresti ben sapere che la politica e i fatti non stanno nella stessa categoria, e se il giornale per cui scrivi e lavori non è un organo di uno specifico partito dovresti saper scrivere un testo che perlomeno metta al punto giusto quelle magiche paroline che fanno capire che di fatti – quelli verificati – in quel momento ce n’erano pochi. Intendo paroline tipo: le accuse dicono, si sostiene, apparentemente, a quanto pare, ecc. ecc.

E invece tu, caro giornalista della vecchia scuola, preferisci spacciare quello che è il tuo pregiudizio personale, legato evidentemente anche a che politici scegli di sostenere, come un fatto conclamato.

È un peccato che i fatti, quelli dimostrati dalle sentenze alla fine delle indagini, abbiano dimostrato che avevi torto. Ma a te cosa importa? Tanto la testata per cui lavori ben se ne guarderà dal chiederti di fare ammenda. Anzi, magari le notizie delle sentenze di assoluzione invece che spararle in prima pagina a caratteri cubitali le mettiamo un po’ nascoste, così che i nostri lettori non si accorgano dei tanti merdoni che abbiamo pestato.

Per ripetere cose già scritte:

La sentenza ha fatto finalmente chiarezza sulla vicenda. Su quattordici imputati undici sono stati assolti con formula piena (“i fatti non sussistono”, formula che conosciamo bene visto quante volte anche noi siamo stati assolti alla stessa maniera). Sono state comminate solo tre condanne, tutte con pena sospesa. Quella più pesante è per Federica Aghinolfi: due anni per falso amministrativo. La procura ne aveva chiesti quindici. Francesco Monopoli condannato a un anno e otto mesi, anche lui per falso; ne erano stati chiesti undici. A Floriana Murru cinque mesi per violazione del segreto d’ufficio.

E ancora:

In aula l’avvocato Canestrini, difensore di Francesco Monopoli, ha parlato di “un’enorme balla giudiziaria” mentre contestava punto per punto le accuse, smontandole con documenti, testimonianze e perfino le parole della stessa procura.

Di tutta la vicenda, il caso simbolo, quello della bambina K., si è rivelato invece un allontanamento motivato da episodi gravi e documentati: solitudine, denutrizione, terrore, paura per la propria incolumità. Una vicenda complessa e delicata ridotta a meme da social.

E ancora:

…non crediamo che chi veramente dovrebbe pagare le conseguenze di questo processo mediatico lo farà, come non pagano mai nulla i tanti giornalisti e politici che raccontano bugie per portare acqua al proprio mulino.

Il problema non è il condirettore di cui parliamo oggi. È che questo modo di fare informazione non ha mai conseguenze; e finché non ne avrà, continuerà alla stessa maniera.

maicolengel at butac punto it

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