Il caso Hannoun e la fantomatica “alleanza islamici-giudici”
Un post sui social fatto per polarizzare, ma che richiedere una precisazione sostanziale

Ci è stato segnalato un post del direttore de Il Giornale Tommaso Cerno, post pubblicato su X il 10 aprile 2026, questo:
Dopo il No al referendum ecco la prima prova dell’alleanza islamici-giudici: l’annullamento dell’arresto di Hannoun pic.twitter.com/Ji9RHjTFJS
— Tommaso Cerno (@Tommasocerno) April 10, 2026
Chi è Hannoun?
Mohammad Hannoun, architetto residente a Genova, è il presidente dell’Associazione Palestinese in Italia, accusato dal governo italiano e da quello statunitense di essere un finanziatore di Hamas e per questo arrestato insieme ad altre sei persone a dicembre 2025. Scriveva il Post:
Secondo la procura, Hannoun avrebbe destinato poco più del 70 per cento dei fondi raccolti a fini umanitari al finanziamento diretto di Hamas o di gruppi collegati. Lo scorso ottobre Hannoun aveva ricevuto un foglio di via dalla questura di Milano, cioè il divieto di entrare in città, dopo alcune frasi pronunciate durante una manifestazione per la Palestina e considerate dalla questura un’istigazione alla violenza.
Ma quindi è stato assolto?
Hannoun non è stato assolto; sempre il Post il 9 aprile spiegava infatti che:
La Corte ha rinviato alla sezione del tribunale del Riesame di Genova la decisione sull’ordinanza di custodia cautelare sia per Hannoun, sia per le altre tre persone che erano rimaste in carcere. Il tribunale del Riesame è l’organo che si occupa di validare o annullare le misure cautelari, e Genova la città in cui Hannoun viveva dal 1983: in attesa della decisione resterà in carcere a Terni.
Attualmente si trova in carcere da circa quattro mesi, e in attesa della decisione del tribunale del Riesame di Genova continuerà a stare in carcere. Non ha subito una condanna, ma un’accusa, e si trova in carcere come indagato, non come colpevole. Il fatto che la Corte abbia rinviato la decisione significa solo che, per come era stata motivata, la custodia cautelare non stava giuridicamente in piedi.
L’accusa di Cerno ha senso?
No, nessuno. Cerno dice:
“prima prova dell’alleanza islamici-giudici”
Ma non c’è nessun nesso dimostrato, non c’è alcuna evidenza di questa fantomatica alleanza. Siamo di fronte a un ragionamento da complottista basic, un po’ come quelli che dicono “ho fatto un incidente in macchina, subito prima avevo fatto il vaccino, quindi è colpa del vaccino”. Un classico caso di post hoc ergo propter hoc. Il problema è quando a fare affermazioni del genere è un giornalista che dirige una testata nazionale.
Ma Cerno sa benissimo quello che sta facendo: il suo post è costruito per attivare la reazione emotiva del suo pubblico, non è fatto per informare, bensì per polarizzare.
E anche questa è una delle tante facce del disturbo dell’informazione.
Il caso Hannoun
Chiunque legga BUTAC sa bene che siamo ben lontani dal difendere Hamas, e non siamo qui a prendere le difese di Hannoun. Le accuse mosse sono pesanti: terrorismo, legami con organizzazioni terroristiche. Ma le accuse devono essere seguite da indagini serie, che permettano alla magistratura di fare le proprie considerazioni e analizzare i fatti nella loro completezza. Imparare a distinguere tra indagati e colpevoli sarebbe il primo passo da fare. Perché poco conta se la magistratura ti fa attendere in carcere o ai domiciliari, quello che conta è il risultato finale. Trasformare una decisione tecnica in una teoria politica è pura propaganda di parte.
Vi riporto l’Articolo 24 del Codice Deontologico dell’Ordine dei Giornalisti:
Articolo 24
Cronaca giudiziaria
La/il giornalista:
-
- a) rispetta il diritto alla presunzione di non colpevolezza;
- b) in caso di assoluzione o proscioglimento, non appena informato, ne dà notizia con appropriato rilievo e adeguata tempestività;
- c) osserva la massima cautela nel diffondere nomi e immagini di persone accusate di reati minori o condannate a pene lievi, salvo i casi di particolare rilevanza sociale;
- d) si adopera affinché risultino chiare le differenze tra documentazione e rappresentazione, tra cronaca e commento, tra indagato, imputato e condannato, tra pubblico ministero e giudice, tra accusa e difesa, tra carattere non definitivo e definitivo dei provvedimenti giudiziari, inquadrandoli nell’evoluzione delle fasi procedimentali e dei gradi di giudizio;
- e) garantisce adeguato spazio alle parti coinvolte in inchieste giudiziarie e processi.
maicolengel at butac punto it
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!
Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.
BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.
Immagine di testa di Tingey Injury Law Firm su Unsplash