Le 37 vittorie di Trump alle primarie repubblicane
Le primarie di midterm danno il 100% delle vittorie a Trump e "con percentuali bulgare"? Siamo andati ad approfondire

Su molti profili dei filo-trumpiani di casa nostra sta circolando con grande clamore la grafica che vedete in apertura d’articolo. Ad esempio sulla pagina social del direttore dell’Orchestra Filarmonica di Lucca leggiamo:
MACRON, STARMER E TUTTI I SINISTRI CI DICONO CHE TRUMP NON È SOLO ‘ODIATO’ da TUTTI GLI AMERICANI MA SPECIALMENTE ‘DAI SUOI ELETTORI REPUBBLICANI’ e i giornali – di cui DOBBIAMO FIDARCI, come dice la Mummia – ci dicono tutti cosi.
Poi però FANNO LE PRIMARIE DEL PARTITO REPUBBLICANO PER LE ELEZIONI DI MIDTERM E I CANDIDATI DI TRUMP VINCONO NEL 100% DEI COLLEGI INTERESSATI (37 su 37). E SPESSO CON PERCENTUALI BULGARE.
Le percentuali bulgare però hanno una spiegazione degna delle migliori propagande di regime. La grafica che circola riporta:
MAY 19TH ELECTION UPDATE:
37 WINS – 0 LOSSES PRESIDENT TRUMP ENDORSEMENTS 100%
10-0 PENNSYLVANIA
9-0 GEORGIA
6-0 ALABAMA
5-0 IDAHO
6-0 KENTUCKY
1-0 OREGON
La macchina della propaganda trumpiana lavora benissimo, peccato che a una verifica più attenta il metodo con cui vengono costruiti quei numeri non regga. Sì, perché anche se la grafica non mente sui numeri, li presenta in modo che sembrino più impressionanti di quello che in realtà sono.
Di cosa stiamo parlando?
Le primarie sono le elezioni interne ai partiti in cui i candidati si sfidano per ottenere la nomination prima delle elezioni vere e proprie (in questo caso i midterm di novembre 2026). In pratica, se in un distretto ci sono tre candidati che vogliono correre per un seggio alla Camera, si fanno le primarie per decidere chi dei tre rappresenterà il partito alle elezioni generali contro il candidato democratico.
Ma le vittorie di cui parla Trump riguardano in buona parte primarie in cui non c’erano avversari – o, se c’erano, non si trattava di soggetti che potessero competere con quelli proposti dall’attuale presidenza. Chiunque vince una gara in cui corre da solo, o in cui gli avversari partono già in posizione di netta inferiorità. I dati li abbiamo ricavati da tanti articoli online dedicati al tema, ma il New York Times ha pubblicato una pagina decisamente utile per verificare i dettagli.
- Pennsylvania 10-0
Stacy Garrity (governatore): nessun avversario nella primaria repubblicana.
I 9 deputati in carica: tutti rieletti, ma la maggior parte in collegi dove non c’era opposizione interna reale. Solo 6 distretti su 17 avevano primarie competitive.- Georgia 9-0
Burt Jones (governatore): gara contestata e costosa, ma non ancora chiusa, al momento non c’è nessuna maggioranza assoluta: si va al ballottaggio al 16 giugno.
Gli altri 8: deputati in carica senza opposizione significativa.- Alabama 6-0
Barry Moore (Senato): non ancora chiuso anche qui si va al ballottaggio.
Tommy Tuberville (governatore) e 4 deputati in carica: vinti, nessuna opposizione reale.- Kentucky 6-0
Ed Gallrein contro Thomas Massie: l’unica vera gara contestata di tutta la serata.
Gli altri 5: deputati in carica senza avversari seri, tra cui Hal Rogers nel 5° distretto.- Idaho 5-0
5 deputati in carica in uno stato profondamente repubblicano, nessuna gara competitiva.- Oregon 1-0
Cliff Bentz, 2° distretto: deputato in carica senza opposizione reale.
Va anche ricordato che gli Stati Uniti sono cinquanta: il 19 maggio si votava solo in sei di essi, scelti perché il calendario elettorale li prevedeva in quella data e non perché fossero rappresentativi del Paese. All’elenco mancano ancora le primarie in Texas (26 maggio), California, Iowa, Montana, New Jersey, New Mexico, South Dakota (2 giugno), Maine, Nevada, North Dakota, South Carolina (9 giugno), Oklahoma, Virginia (16 giugno), Maryland, New York, Utah (23 giugno), Colorado (30 giugno), Arizona, Kansas, Michigan, Missouri (4 agosto) e molti altri fino a settembre.
Concludendo
Il 37-0 sfruttato dalla macchina della propaganda trumpiana fotografa solo 6 Stati su 50, con le prossime settimane che porteranno gare decisamente più competitive come in California, Michigan e Arizona. Ma ovviamente occorre attendere le midterm per capire il reale sentimento del Paese nei confronti del suo presidente. Festeggiare prima è propaganda, non analisi.
maicolengel at butac punto it
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