Heather Parisi e la meningite

Un post social della ex-soubrette su una presunta correlazione tra vaccino anti-COVID e meningite scatena nuovi complottismi

maicolengel butac 23 Mar 2026
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Scrive Heather Parisi:

Quando leggo l’allarmismo per la meningite degli ultimi giorni non posso non pensare a un déjà vu. Negli ultimi quattro anni, dal 2022 al 2026, la mortalità per meningite è aumentata negli Stati Uniti e in Europa nonostante l’elevatissima copertura vaccinale. I primi segnali di aumento dei casi risalgono chissà perché al 2022 (ma dai?). Ora, nel 2026 un focolaio nel Regno Unito. Sempre con copertura vaccinale altissima. Come è possibile? Già nel 2024 diversi studi pubblicati su BMC e Jama riportavano la meningite come un effetto avverso da vaccino Covid. Lo dicono i dati, non io. Ma i professoroni e i media mainstream non ne parleranno mai. Perché indagare significherebbe scomodare qualcuno che non va toccato. A loro interessa solo una cosa: creare panico, promuovere la vaccinazione obbligatoria, introdurre il certificato digitale. Eccolo il déjà vu: lo stesso copione del 2020. Riscaldato, servito, impacchettato di nuovo.

E in poche righe riesce a dimostrare, senza che ce ne fosse bisogno, che si può essere stati di successo su un palco e completamente fuori fuoco quando si prova a leggere dei dati.

Facciamo chiarezza

I casi di meningite non hanno iniziato ad aumentare nel 2022, sono solo tornati a livelli normali dopo due anni completamente anomali.

Durante la pandemia eravamo chiusi in casa, usavamo le mascherine e avevamo molti meno contatti sociali, se non nessuno. Il risultato di questo isolamento è stato che tutte le malattie infettive sono crollate, tutte, non solo la meningite. Poi, come è normale che sia, quando le restrizioni sono state tolte, i contagi sono risaliti. Questo fenomeno ha un nome preciso: rimbalzo epidemiologico.

Non è un mistero, non è un’anomalia, non c’è nulla di strano. Ma, più che mai, non serve tirare in ballo complotti. Servirebbe solo ricordarsi cosa è successo tra il 2020 e il 2021.

La copertura altissima

Parisi fa riferimento al fatto che in UK c’è un’alta copertura vaccinale, ma omette di spiegare che i vaccini per la meningite (meningococco, pneumococco ecc.) coprono ceppi precisi, e che non esiste un vaccino universale contro tutte le meningiti. È, purtroppo, normale che anche con una copertura alta si sviluppino casi e focolai, non è qualcosa di sorprendente, è biologia.

Gli studi

Parisi legge gli studi, ma lo fa evidentemente nella versione riassuntiva. Perché – anche volendo prendere per buoni gli studi che citano la meningite tra le segnalazioni di eventi segnalati post vaccinazione – andrebbe spiegato che nessuno di questi studi ha dimostrato una causalità tra vaccino e meningite. Fosse vero il collegamento che fa Parisi tra vaccini e meningite l’aumento dei casi dovrebbe seguire lo stesso iter in tutto il mondo vaccinato. E invece i focolai che preoccupano sono concentrati solo in Inghilterra.

Il parere di Enrico Bucci

Il professor Bucci sulla sua bacheca social ha pubblicato un lungo post che parla di questi focolai di meningite in Kent. Ve ne riporto una piccola parte, invitandovi a seguirlo:

In Inghilterra, dopo la fine delle restrizioni pandemiche, i casi invasivi sono tornati a crescere soprattutto per effetto del MenB; il rimbalzo iniziale ha coinvolto in particolare adolescenti e giovani adulti, proprio la fascia che più facilmente favorisce la circolazione del meningococco. UKHSA ricorda anche che la trasmissione del MenB richiede contatto stretto e prolungato e che i giovani che entrano per la prima volta in università o college sono particolarmente esposti, perché si mescolano all’improvviso con numerosi portatori asintomatici. In questo contesto, un ceppo già avvantaggiato, come ST-485, disponeva da tempo del terreno adatto per trasformare una crescita silenziosa in un evento visibile.

La domanda che resta aperta riguarda il possibile superamento di una soglia molecolare. UKHSA ha già completato una prima analisi genetica sul ceppo dell’outbreak e ha reso noto l’identificativo del genoma che confluirà in PubMLST; al contempo ha chiarito che l’analisi dettagliata è ancora in corso. Questo passaggio è cruciale perché, nel meningococco, il semplice nome della linea non è sufficiente. Conta il dettaglio dell’assetto degli antigeni di superficie, conta la variante antigenica e conta anche il livello di espressione: nel caso del vaccino Bexsero, l’EMA ricorda esplicitamente che i meningococchi sono suscettibili agli anticorpi vaccinali quando esprimono gli antigeni rilevanti a livelli sufficienti.

Un modus operandi che si ripete

Il copione portato avanti da Heather Parisi è sempre lo stesso, ormai ci siamo abituati. Alla fine del suo post scatta la vena complottista: i media non ne parlano (spoiler: non è vero), non vogliono indagare, stanno preparando qualcosa. Parisi ormai ha la sua formula magica che prevede cinque precisi passaggi:

  1. Prende un dato/fatto reale;
  2. Lo decontestualizza;
  3. Inserisce il sospetto;
  4. Cita studi senza averli capiti/letti;
  5. Urla al complotto.

Potremmo usare lei come donna immagine della disinformazione scientifica (e a volte politica).

redazione at butac punto it

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