Hotel Rigopiano abuso edilizio? No, clickbaiting

maicolengel butac 23 Gen 2017
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Tante testate hanno lanciato l’amo e purtroppo tanti spesso ci sono cascati. Sul terremoto dell’altro giorno le non notizie che hanno circolato, come sempre, sono state tante, sfruttate dalle solite categorie di persone: chi vuole fare facili like, chi vuole attaccare il governo, chi spera di fare dei soldini con la pubblicità.

Una in particolare però mi ha infastidito molto:

Valanga Hotel Rigopiano, la sconvolgente verità: “struttura abusiva, lì non si doveva costruire”

Questo è il titolo con cui MeteoWeb si presenta ai propri lettori, titolo importante perché scarica così la responsabilità delle vittime su chi ha dato l’autorizzazione a costruire infischiandosene di divieti, su chi doveva controllare, e su chi ha realizzato l’abuso edilizio.

Ma è davvero come ce la raccontano? Davvero l’hotel è un abuso edilizio che non doveva esser costruito?

Su Repubblica ce la raccontano in maniera diversa, in un’intervista al geologo Francesco Peduto, presidente del consiglio nazionale dei geologi:

la Repubblica- L’hotel è stato costruito al fondo di un canalone. È stato un errore edificarlo in quella posizione?
Peduto– “A quanto risulta dalla cartografia, l’area interessata dalla slavina non era stata inserita come a rischio dal Piano di assetto idrogeologico regionale. Quindi, in teoria non ci sarebbero responsabilità da parte di chi ha costruito l’albergo in quella zona”.

E ancora:

Pare di capire, allora, che almeno dal punto di vista delle carte, non vi siano responsabilità.
“È presto per dirlo, ma prima di puntare il fucile contro qualcuno, andrebbero valutate per bene tutte le situazioni, le cause e le concause”.

E allora che cosa non ha funzionato?
“Rispondo con una considerazione di carattere generale: quando il mare è forza otto, i traghetti vengono bloccati. Qui le previsioni del tempo davano da giorni tre metri di neve: mi chiedo perché non sia stata ordinata l’evacuazione della zona?”

Ma su MeteoWeb la storia viene raccontata in maniera differente:

Esperti e geologi stanno già descrivendo questa situazione di estremo pericolo, parlando di “abuso edilizio” e sostenendo senza mezzi termini che “in quella zona non si doveva costruire“.

In effetti la storia dell’Hotel “Rigopiano” è caratterizzata da un processo per corruzione, che però si è concluso con l’assoluzione di tutti gli imputati “perchè il fatto non sussiste“. Era stato il pm di Pescara Gennaro Varone nel 2008 ad aprire un’inchiesta sulla base delle intercettazioni telefoniche dell’indagine “Vestina“, ipotizzando il reato di corruzione per 7 persone. L’ipotesi accusatoria era di mazzette e posti di lavoro in cambio di un voto favorevole per sanare l’occupazione abusiva di suolo pubblico, relativamente all’ampliamento della struttura (che in origine era un vecchio casolare di montagna), per la realizzazione di un hotel a quattro stelle. L’Hotel Rigopiano aprì i battenti nel 1972 ma proprio nel 2007 assunse una veste completamente nuova, ristrutturato e dotato di tutti i confort, tra cui centro benessere e piscina.

In base a quanto riportano numerosi articoli dei giornali locali, secondo l’accusa, l’amministrazione comunale aveva votato a favore della delibera finalizzata a “sanare l’occupazione abusiva di suolo pubblico da parte della società Del Rosso“, in una zona fino ad allora adibita a pascolo del bestiame e compresa in un’area naturalistica protetta. Secondo le carte della Procura, “l’autorizzazione a sanatoria si basava sul presupposto che detta occupazione non costituisse abuso edilizio per mancata, definitiva trasformazione del suolo“. Ma secondo l’accusa, gli amministratori locali in cambio della delibera avrebbero incassato la “promessa di un versamento di denaro destinato al finanziamento del partito” di appartenenza (il Pd) e, in particolare, il secondo avrebbe ottenuto “il pagamento di 26.250 euro” che, dice ancora l’accusa, andava ad “adempimento parziale di un debito pregresso ma inquadrabile nel rapporto corruttivo“.

Tutte informazioni corrette che però smentiscono il titolone, visto appunto che l’assoluzione degli imputati c’è stata, non per prescrizione ma “perché il fatto non sussiste”. I geologi intervistati da svariati giornali non mi sembra abbiano puntato il dito sull’inchiesta del 2008, neppure il geologo che MeteoWeb cita riporta queste considerazioni. E allora? Il titolone è lì apposta per attirare lettori, l’articolo a parte lanciare accuse da cui sono già stati tutti assolti altro non fa.

Non credo serva aggiungere altro.

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