MIGRANTIHOTEL

Migranti che scelgono l’hotel? Una notizia manipolata

La fonte della notizia che sta circolando su svariati blog xenofobi esiste, è Il Giornale, che con un articolo decisamente fazioso ci racconta una storia vera.

Una tipica storia italiana!

Si apre con la facciata dell’hotel dove i profughi dovrebbero alloggiare tappezzata di cartelli di protesta:

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Il Giornale spiega (a modo suo) i fatti:

Va bene, dobbiamo accogliere. Ce lo dicono tutti. Da Angela Merkel – novella madre Teresa, come l’ha immaginata lo Spiegel – in giù. Ma se l’accoglienza è diventata ormai obbligatoria, dobbiamo però chiederci: chi dobbiamo accogliere? E soprattutto: come? Accogliere non significa né abbandonare i migranti nei centri di prima accoglienza né portarli a spasso alla ricerca di un albergo adatto ai loro gusti. In provincia di Vicenza, invece, accade proprio questo: una delegazione di profughi viene portata in gita a Recoaro per “valutare le condizioni della struttura che li ospiterà“.

Attualmente, come avevamo già avuto modo di documentare, i profughi sono ospitati a Pian delle Fugazze, nella ex colonia alpina di Valli del Pasubio. Da qui i profughi se ne vogliono andare. Anche perché, sottolineano i profughi, il cellulare non prende.

Vengono riportati video, che non sto a sindacare, non metto in dubbio che siano veri, ma senza raccontare quanto riportato da altre testate sono video che lasciano il tempo che trovano.

Vediamo cosa ci raccontava  l’AltoVicentino giusto qualche giorno fa:

La storia dei profughi di Pian delle Fugazze e le condizioni di igiene dovute all’inadempienza della cooperativa che aveva sottoscritto un contratto con cui si impegnava a rendere dignitosi gli ambienti dell’ex colonia dove gli immigrati avevano trovato un’accoglienza, che avrebbe dovuto essere temporanea, finisce in Parlamento…

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…Si tratta di una situazione di degrado inaccettabile – osserva Paglia – Il riscaldamento non esiste, nonostante la notte porti il gelo, i letti sono in numero insufficiente e privi di coperte, la cucina è rappresentata da un unico fuoco collegato ad una bombola, i bagni sono intasati e portano a frequenti allagamenti dei corridoi, il vitto è rappresentato esclusivamente da oltre 30 giorni da pasta, riso e sugo’.

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E’ un fiume in piena il parlamentare che promette di andare fino in fondo ad una questione che verrà affrontata dalla Camera dei deputati – I richiedenti asilo non sono stati provvisti di vestiario adeguato, né tanto meno di cambi, ed hanno a disposizione un solo piatto in plastica usa e getta, che sono chiaramente costretti a riutilizzare, senza un bicchiere per bere. Questo si unisce ad un ovvia condizione di isolamento, vista la lontananza fra la struttura e il più vicino centro abitato e l’assenza di mezzi di trasporto. Questo è stato denunciano dai consiglieri che hanno fatto visita ai rifugiati organizzando anche una raccolta di beni di prima necessità cui la cittadinanza ha risposto con entusiasmo’.

Il sopralluogo a Recoaro da parte dei profughi capite che è stato fatto per verificare che le condizioni della struttura (vuota) siano migliori di quella precedente. Questa gente mentre si trova ospitata in queste strutture dovrebbe avere modo di cercarsi un lavoro ed una sistemazione, capite anche voi che trovarsi su di un passo di montagna a qualche chilometro dal centro abitato più vicino non è la sistemazione migliore, vero?

L’assalto alla macchina carica di vestiario che si vede nei video del Giornale assume tutt’altra prospettiva quando si scopre che è gente costretta (in certi casi) a vivere con gli stessi indumenti da mesi. Che la notte già ora ci sono 10/11 gradi, e che fino ad ora mancavano le coperte. Quando chi gestisce la struttura incassa circa 30 euro a cranio al giorno per dar loro assistenza.

Oltretutto l’hotel di Recoaro in cui è stato fatto il sopralluogo affitta le sue camere in bassa stagione a 35 euro la doppia. Capite anche voi dove stia la convenienza per chi ha in gestione la struttura.

Vorrei ricordare a tutti che, negli altri paesi europei che accolgono profughi, il tempo di permanenza in questi centri d’accoglienza sia normalmente attorno ai 90 giorni (sufficienti per fare le verifiche sui soggetti e dotarli di documenti validi per cercare lavoro e sistemazione) mentre da noi quel tempo si dilati ben oltre l’anno.

Non è che ci sia qualcuno che ha solo da guadagnare ad avere queste gente disagiata ospitata a lungo in posti che altrimenti non renderebbero un soldo?

Ai posteri l’ardua (non così tanto) sentenza!

maicolengel at butac.it