Il face-kini e il giornalismo estivo

maicolengel butac 20 Ago 2014
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FACEKINI3
La notizia che ha passato Repubblica ieri è di due anni fa, e lo stesso dicasi per le foto. Tipico giornalismo da redazioni in ferie, anche se non durante l’anno non vediamo grandi miglioramenti!
Il Facekini non è una novità e nemmeno questo “immenso” successo di pubblico. Ma Repubblica, in uno di quei servizi che servono solo a passare tonnellate di pubblicità, ce lo racconta così:

Non è una novità, ma queste immagini hanno sempre il loro fascino. Le donne di Qingdao, nella Cina orientale, hanno escogitato un nuovo modo per proteggere la pelle dal sole per evitare rughe e problemi di salute. Si chiama “face-kini”, inizialmente è stato usato dalle donne di mezza età ma è rapidamente diventato un trend globale, finendo sui magazine di moda di New York. In soli due giorni #facekini ha scatenato quasi 12milioni di messaggi su Weibo, l’equivalente cinese di Twitter.

Non metto in dubbio i 12 milioni di messaggi in merito… ma non per le folle oceaniche che VOGLIONO il facekini! La vera notizia narrava di donne “altezzose” che non vogliono confondersi con i contadini, come riportava correttamente il New York Times due anni fa:

“I’m afraid of getting dark,” said the mask-wearer, Yao Wenhua, 58, upon emerging from the seaweed-choked waters of this seaside city in China’s eastern Shandong Province. Eager to show why she sacrificed fashion for function, Ms. Yao, a retired bus driver, peeled the nylon over her forehead to reveal a pale, unwrinkled face. “A woman should always have fair skin,” she said proudly. “Otherwise people will think you’re a peasant.” For legions of middle-class Chinese women — and for those who aspire to their ranks — solar protection is practically a fetish, complete with its own gear. This booming industry caters to a culture that prizes a pallid complexion as a traditional sign of feminine beauty unscathed by the indignities of manual labor. There is even an idiom, which women young and old know by heart: “Fair skin conceals a thousand flaws.”
“Ho paura di abbronzarmi”, ha detto la donna mascherata, Yao Wenhua, 58, nel risalire dalle acque piene di alghe di questa città di mare in Cina orientale provincia di Shandong. Desiderosa di mostrare perché ha sacrificato la moda per la funzione, la signora Yao, un autista di autobus in pensione, si solleva  la maschera  sulla fronte per rivelare un volto pallido senza rughe. “Una donna dovrebbe sempre avere la pelle chiara,” ha detto con orgoglio. “Altrimenti la gente penserà che sei un contadino.” Per le legioni di donne cinesi della classe media – e per coloro che aspirano alle loro fila – la protezione solare è praticamente un feticcio, completo di strumenti. Questo settore in piena espansione si rivolge a una cultura che preme per una carnagione pallida come segno tradizionale di bellezza femminile indenne dalle umiliazioni di lavoro manuale. C’è anche un detto, che le donne giovani e meno giovani conoscono a memoria: “. la pelle chiara nasconde mille difetti”

Queste signore non si proteggono per “paura” delle rughe. O meglio: si proteggono anche per quello, ma ci tengono a non venire scambiate per contadine.
Già mi aspetto a breve che queste foto tornino a girare sul web, magari parlando di musulmani in spiaggia. Attendo i post del Corriere del Mattino o le bufalate di Ermes Maiolica; Lercio ci sguazzerà.
Siete stati avvertiti: la notizia è vecchia, poco accurata; si riferisce a donne CINESI di una singola provincia che non vogliono confondersi con la plebe! Le foto passate da Repubblica hanno diversa provenienza, ma a dimostrazione della poca diffusione di questa supposta “nuova moda”,  sono quasi tutte prese da pezzi che hanno già due anni. Se fosse scoppiata una moda, non sarebbe lecito aspettarsi un web invaso da essa?
Per la cronaca, quasi tutte le foto vengono da qui…
Voi lo sapete, vero, che qualche testata a breve lo spaccerà come “SCANDALO i musulmani ci vogliono tutti così!!! FAI GIRARE!!!!111uno”?

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