Il green pass universale

Redazione Butac 7 Giu 2023
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Su molti siti della galassia complottista sta circolando una notizia che viene diffusa con toni come quelli che abbiamo visto su Radio Radio:

Europa e OMS vogliono il green pass universale, compiuto il primo passo ufficiale

Non è che ci sia molto da dire, nessuno sta parlando di “green pass universale” ma al massimo di tessera sanitaria universale. Contrastare le iniziative portate avanti dall’OMS è dimostrazione pratica di non volere capire nulla di problematiche sanitarie.

Ad oggi nel mondo esistono mille modi diversi di conservare i nostri dati sanitari, nella stessa Italia abbiamo diverse aziende sanitarie che per anni hanno usato archivi strutturati in maniera differente, non collegati fra di loro, per cui eravamo obbligati a conservare noi stessi quello che era a tutti gli effetti un passaporto vaccinale, che riportava tutte le vaccinazioni e i richiami fatti.

La tessera sanitaria è stata un primo passo, poi da alcuni anni in Italia abbiamo unificato i dati sanitari nel Fascicolo Sanitario Elettronico, per cui ovunque siamo, oggi in Italia, un medico, sulla base dei dati della tessera e della nostra SPID, è in grado di accedere facilmente a una scheda completa su di noi, con tutte le diagnosi, i trattamenti, i farmaci che abbiamo assunto, oltre ovviamente ai vaccini e richiami che abbiamo fatto. Ma questo è così a livello nazionale, uscendo dai confini esistono diversi sistemi non unificati. Per cui, se viaggiando abbiamo una qualche emergenza sanitaria, i medici stranieri che ci visitano non hanno possibilità di accedere in maniera immediata a quei dati, con tutti i rischi del caso.

Una tessera sanitaria unificata che permette ad esempio a un medico islandese di capire subito se la nostra reazione è dovuta a un’allergia già diagnosticata, o se si tratta di altro da approfondire, è qualcosa di utile.

L’OMS sono anni che ipotizza la nascita di una Rete globale di certificazione della salute digitale (Global Digital Health Certification Network – GDHCN), rete che oggi, dopo l’esperienza della pandemia, è un passo più vicina. Rete che sicuramente potrà servire anche per verificare la nostra copertura vaccinale, ma come spiegato sul sito i benefici di un suo uso non si limitano a quello:

  • Gli individui ottengono la rappresentanza sulle proprie informazioni sanitarie
  • Gli operatori sanitari possono verificare più facilmente le cartelle cliniche per supportare la continuità delle cure
  • I governi possono fornire standard e meccanismi per emettere e verificare che i dati siano collegati a istituzioni autorizzate, all’interno e tra i Paesi.

Chi contrasta tutto questo è spesso legato a doppio filo a coloro che campano sulla pseudomedicina, soggetti che preferiscono che non ci sia questo genere di condivisione delle informazioni sanitarie, perché basta un database ben strutturato e condiviso per verificare ad esempio l’efficacia di alcuni trattamenti pseudoscientifici.

Come spiegato sul sito dell’OMS comunque non verrebbero condivisi i dati, ma solo le chiavi di accesso ai dati, quindi senza avere il vostro certificato in mano (GDHCN) nessuno potrebbe accedere ai vostri.

Sperando di aver fatto un po’ di chiarezza sul tema, non crediamo di poter aggiungere altro.

redazione at butac punto it

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