microcredito

PREMESSA

Quanto segue sono precisazioni, i commenti ricevuti dopo la pubblicazione di questo articolo erano troppi per rispondere singolarmente uno ad uno, ma la maggioranza si riferiva agli SMS del 2009 “dati alle banche”. Quanto segue è in risposta a tutti quei commenti, giusto per cercare di fare ulteriore chiarezza.


L’articolo pubblicato lunedì dove spiegavo che i soldi donati con gli SMS non vanno alle banche ha scatenato un vespaio. Su Facebook da subito in tanti hanno sostenuto che sbagliavo, che i fatti erano come sostenevano quelli del “Boicotta l’sms”, che così era andata in Abruzzo nel 2009, e chi ci aveva guadagnato erano sempre e solo gli altri, qualcuno non specificava chi fossero, altri puntavano il dito sulle banche. Ritengo necessario pertanto chiarire qualche punto.

Da nessuna parte nel nostro articolo si negava il microcredito, si spiegava solo l’esistenza dell’iniziativa e poco più, senza andare nello specifico, visto che il mio articolo si riferiva alle donazioni attuali, per questo terremoto, non alle scelte fatte a suo tempo per un’altra raccolta fondi. Le critiche però mi hanno incuriosito e spinto ad andare più a fondo nella storia. Per capire chi avesse o meno ragione sulla raccolta precedente.

Cos’era il progetto “Microcredito Abruzzo”?

Nel 2010 veniva lanciata questa idea:

Il programma, che prevede la collaborazione anche della Caritas locale, utilizzerà risorse a valere su un Fondo di Garanzia dell’importo di oltre 4,5 milioni di euro istituito dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) grazie alle donazioni raccolte per l’emergenza terremoto.

Avete letto con attenzione? Il programma “Microcredito Abruzzo” era un Fondo di Garanzia di circa 4,5 milioni di euro. E che cos’è un Fondo di Garanzia? Come possiamo leggere sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, nella pagina dedicata ai Fondi di Garanzia per le piccole e medie imprese:

La sua finalità è quella di favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce alle garanzie reali  portate dalle imprese.

Grazie al Fondo l’impresa ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo, che non offre comunque contributi in denaro.

Secondo le ultime rilevazioni, oltre il 99% delle imprese ha avuto accesso al finanziamento con la copertura del Fondo in assenza della presentazione di garanzie reali.

Ovvero uno strumento con il quale chi non ha niente può comunque richiedere un prestito, senza dover portare garanzie, perché queste vengono fornite da un terzo: in questo caso la Protezione Civile con i fondi raccolti per l’emergenza. Certo, ma prima bisogna pensare a un sacco di altre cose: una sistemazione per gli sfollati, cibo, beni di prima necessità, e poi gli alloggi successivi, e la ricostruzione…

A novembre 2009 erano stati assegnati 493,7 milioni di euro da parte del Fondo di solidarietà UE. In Italia la Caritas da sola ne raccolse 27 milioni, con gli SMS se ne raccolsero altri 5, altre donazioni varie sono arrivate fino a raggiungere gli oltre 68 milioni di euro. Quindi abbiamo fondi europei per quasi 500 milioni di euro, fondi italiani per quasi 70 milioni, un totale che si avvicina ai 600 milioni e tutta l’attenzione va un microcredito da 4,5, destinato ad aiuti specifici, anche quelli, comunque, di prima necessità: rimettere in piedi la propria azienda e non rimanere senza lavoro insieme a tutti i dipendenti, ad esempio. A volte decisamente non comprendo come ragionano certi compatrioti. Ma andiamo a vedere come funzionava questo progetto che è costato meno di un decimo delle donazioni raccolte in Italia.

Come ci spiegava il Post nel 2012:

Dopo aver raccolto grazie agli SMS e numerose altre donazioni circa 68,3 milioni di euro, la Protezione Civile decise di avviare un progetto per il microcredito in Abruzzo per dare una mano a singoli individui, famiglie e piccole imprese. L’obiettivo era realizzare un sistema trasparente e facilmente accessibile per ottenere prestiti, a tassi vantaggiosi, per facilitare i lavori di ricostruzione. La gestione dell’iniziativa fu affidata al Consorzio Etimos e alla Etimos Foundation, una organizzazione non lucrativa di utilità sociale (Onlus). Al progetto, che si chiama “Microcredito per l’Abruzzo”, aderirono e tutt’ora collaborano la Caritas, diverse associazioni di categoria, gli enti locali, la Federazione del Credito Cooperativo di Abruzzo e Molise e l’Associazione Bancaria Italiana (ABI).

La convenzione con il Consorzio Etimos fu stipulata dalla Protezione Civile il 23 novembre del 2009. La Corte dei Conti diede la propria approvazione nei mesi seguenti, attivando il trasferimento dei fondi previsti. Le convenzioni con gli istituti bancari e le altre organizzazioni furono stipulate nell’estate del 2010, e il consorzio divenne pienamente operativo alla fine dello stesso anno.

Come spiegava Barbara Ganz ad aprile sul Sole 24 Ore, il sistema utilizzato da Etimos non prevede l’utilizzo diretto dei fondi per l’attività di finanziamento. Il denaro viene usato solamente come garanzia per i prestiti richiesti presso il sistema bancario locale. In pratica, Tizio chiede a Etimos di farsi garante presso la banca da cui vuole ottenere il prestito per la sua iniziativa di ricostruzione. Il sistema garantisce anche parità di condizioni e prodotti. I soldi delle donazioni sono usati come garanzia, non dati in prestito.

Etimos sul suo sito racconta:

Nel corso dei primi cinque anni di operatività sono stati erogati quasi 800 finanziamenti per un totale complessivo che supera i 19 milioni di euro. A beneficiarne, senza nessuna richiesta di garanzie personali o patrimoniali, sono privati e famiglie (250 finanziamenti) ma soprattutto micro e piccole imprese (546 finanziamenti). Tra queste ultime, significativa la presenza di start up e forme di autoimpiego (127) di attività gestite da donne (197) e da giovani under 35 (oltre il 20%).

Quindi, per merito di quei 4,5 milioni di euro (a cui purtroppo vanno tolte le spese del progetto iniziale – alte – 470mila euro) sono stati finanziati crediti per oltre 19 milioni di euro, che mi pare un discreto risultato. Che siano stati spesi bene da chi li ha ricevuti non lo so, i numeri che venivano citati nel 2012 parlavano comunque di una maggioranza di domande accolte rispetto a quelle respinte. Che cosa c’entrano le banche in tutto questo? Qualcuno è convinto che Etimos sia una banca?

Se i soldi raccolti o i fondi che ci ha attribuito l’Unione Europea sono stati spesi male non è una colpa dell’SMS, è solo da attribuire a chi amministra, a chi gestisce in quel momento. Lo strumento del microcredito però rimane valido e a quanto pare funzionante, infatti è stato ripreso anche in occasione del terremoto in Emilia, il patron di Diesel ad esempio mise a disposizione (secondo Libero) 5 milioni di euro come garanzia per chi chiedeva un prestito.

Meditate gente, meditate.

maicolengel at butac punto it

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