Il vaccino universale anti-COVID non esiste
Uno studio preliminare è stato ritirato, ma non portava nemmeno lontanamente vicino a un "vaccino universale" contro il COVID (ed è dimostrazione che i controlli funzionano)

Su La Verità del 15 ottobre, in prima pagina, troviamo un titolo forte:
Dati artefatti: stop al vaccino Covid universale
L’articolo porta la firma di Maddalena Loy, giornalista di punta del quotidiano diretto da Belpietro. A cosa fa riferimento il titolo di Loy? A uno studio del 2022 che appunto prometteva un vaccino universale. Ma ha senso che un quotidiano italiano riporti un titolo del genere in prima pagina?
No, innanzitutto perché la frase “stop al vaccino Covid universale” dà a intendere che ci fosse un vaccino che poi è stato fermato, ritirato, bloccato dalla produzione. Ma non c’è nessun “vaccino covid universale” in produzione. C’era uno studio del 2022 che, come riporta l’articolo di Loy, è stato ritirato in quanto conteneva dati artefatti. Ma era un articolo scientifico su un esperimento preclinico sui topi, che non aveva portato a una sperimentazione sugli esseri umani: eravamo molto lontani da qualsivoglia cosa si possa definire un vaccino universale. Lo studio si limitava a testare un’ipotesi sui topi, non concludeva promettendo alcunché.
Cosa è successo davvero?
La notizia del ritiro arriva da Retraction Watch, evidentemente monitorato da Loy per poter sfruttare qualsiasi notizia continui a portare acqua al mulino dell’antivaccinismo. Lo studio era stato pubblicato su Science Translational Medicine appunto nel luglio 2022. Verificava se un vaccino mirato a una specifica porzione di SARS-CoV-2 potesse proteggere i topi da un ventaglio più ampio di varianti. La rivista lo ha ritirato dopo un’indagine interna del Francis Crick Institute di Londra. L’indagine ha accertato che il primo autore, Kevin Ng, allora dottorando, aveva fabbricato i dati di una figura e falsificato le immagini di un’altra. Ng ha ammesso le proprie responsabilità. Per gli altri autori non è emersa alcuna prova di comportamenti scorretti.
Non è la prima volta che viene ritirato uno studio firmato dallo stesso autore: già a inizio 2026 Nature aveva ritirato un altro lavoro con la sua firma, per la stessa identica motivazione, dati fabbricati.
Ricapitolando: un singolo ricercatore ha truccato dei dati, il suo istituto lo ha scoperto, ha indagato e ha chiesto la ritrattazione, e la rivista ha ritirato lo studio. Quello che Loy presenta come se fosse qualcosa di scandaloso è in realtà il sistema di controllo della scienza che funziona come dovrebbe.
Le dosi buttate via
Loy nel suo articolo aggiunge un altro dettaglio, che con la notizia dell’articolo ritirato in realtà non ha nulla a che fare. Ma avendo scelto la narrazione antivaccinista evidentemente c’è la necessità di portarla avanti con ogni trucchetto possibile. Ed ecco che nell’occhiello dell’articolo de La Verità leggiamo:
Intanto continuiamo a comprare (e buttare) milioni di dosi pattuite dalla Von der Leyen
I numeri che vengono citati nell’articolo ci dicono che, dal 2023, l’Italia avrebbe speso oltre un miliardo in vaccini, di cui 288 milioni per rinunciare a dosi mai prodotte. Gli stessi numeri li troviamo in un articolo del Fatto Quotidiano uscito anch’esso il 14 ottobre 2026, con le firme di Alessandro Mantovani e Lorenzo Vendemiale. Il Fatto in quell’articolo racconta appunto che, tra il 2023 e il 2025, il Ministero della Salute avrebbe speso 852 milioni di euro in vaccini Pfizer-BioNTech. Di questi, 288 milioni sono commissioni pagate nel 2023 per 24 milioni di dosi mai prodotte, come era previsto dal contratto rinegoziato tra Commissione europea e Pfizer. Ma era quindi qualcosa di già previsto dal contratto.
Contratto sbagliato? Può essere, ma quei soldi erano il prezzo della rinegoziazione del 2023 per ridurre le consegne. Senza quell’accordo l’Italia avrebbe pagato a prezzo pieno molte più dosi. Non sono dettagli da poco, sono informazioni che andrebbero date fin da subito.
Concludendo
Peccato vedere come in prima pagina si scelga una narrazione diversa, ma la cosa purtroppo non ci sorprende. Non è difatti la prima volta che ci occupiamo di Maddalena Loy e dei vaccini anti-COVID. A giugno 2025 ad esempio avevamo smontato un suo articolo secondo cui Pfizer avrebbe falsificato i dati sui decessi nel trial registrativo. Anche in quel caso c’era un fatto reale, i documenti consegnati alla FDA, piegato a una conclusione che i dati non sostenevano.
Lo schema è sempre lo stesso: si prende una notizia vera, la si riduce a un titolo che dice qualcosa di diverso, e la si affianca a un’altra notizia vera per creare un collegamento che nessuna delle due giustifica. Tecnicamente nessuna bugia esplicita, solo un titolo e un occhiello che lavorano insieme.
Uno studio ritirato per frode è una brutta notizia per la scienza, ma al contempo è una buona notizia per chi crede che la scienza sappia correggersi. Trasformarlo in “stop al vaccino Covid universale” serve solo a chi ha bisogno di tenere viva la diffidenza e alimentare le paure dei propri lettori.
E invece la diffidenza andrebbe attuata verso chi fa (mal)informazione così.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di Daniel Schludi su Unsplash