L’impatto del 5G sulla salute
Oggi, 2026, ci segnalate che sta circolando di nuovo lo screenshot di un position paper del 2021 riguardante i pericoli del 5G

Sui soliti canali Telegram che diffondono pseudoscienza, disinformazione e malinformazione sta circolando, di nuovo, lo screenshot di un position paper del 2021 redatto dal Parlamento europeo.
Questo:

Nella parte cerchiata in rosso si legge:
Conclusioni:
1) cancro: FR1 (da 450 a6 000 MHz): i campi elettromagnetici sono probabilmente cancerogeni per l’uomo, in particolare in relazione allo sviluppo di gliomi e neuromi acustici; FR2 (da 24 a 100 GHz): non sono stati condotti studi adeguati sulle frequenze più elevate; 2) effetti sulla riproduzione/lo sviluppo: FR1 (da 450 a6 000 MHz): queste frequenze influenzano chiaramente la fertilità maschile e possibilmente anche la fertilità femminile. Possono avere possibili effetti avversi sullo sviluppo di embrioni, feti e neonati; FR2 (da 24 a 100 GHz): non sono stati condotti studi adeguati sugli effetti non termici delle frequenze più elevate.
Il paper è consultabile (e verificabile) nella sua interezza qui.
Di cosa si tratta?
Partiamo col dire che il documento in questione non è una “presa di posizione” del Parlamento europeo sulla materia 5G. Siamo di fronte a uno studio commissionato dall’unità STOA (Scientific Foresight Unit) dell’EPRS – il servizio studi e ricerche interno del Parlamento Europeo – a UNA sola autrice esterna. Il fatto che non sia il parere del Parlamento Europeo è chiarito fin da subito, nella stessa pagina 4:
Il contenuto del presente documento è di esclusiva responsabilità dell’autore e i pareri ivi espressi non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del Parlamento europeo.
Chi è l’autrice?
Questo è un dettaglio importante, perché l’autrice è la dott. ssa Fiorella Belpoggi, dell’Istituto Ramazzini di Bologna, membro dell’International Academy of Toxicologic Pathology, Istituto Ramazzini, Bologna. Punto rilevante: non è una scelta neutra di STOA per “consultare la scienza” in generale, è la principale voce italiana del fronte precauzionista sul 5G da anni prima dello studio, la stampa ad esempio la presenta esplicitamente come tale già nel 2019-2020, quando viene incaricata:
Fiorella Belpoggi è stata su Report, Petrolio, TG3 Leonardo e Striscia la Notizia per denunciare il lato oscuro del 5G.
Ovviamente questo non rende automaticamente sbagliato lo studio presentato, ma ovviamente da una ricercatrice che da tempo ispira il movimento No 5G sul nostro territorio non possiamo aspettarci nulla di positivo in merito, è ovvio che non sbugiarderà mai sé stessa.
Cosa dice il documento?
Delle tante cose che vengono dette nel documento a noi ne interessa principalmente una: quel testo distingue nettamente due fasce di frequenza usate dal 5G. Due fasce diverse fra loro:
- FR1 (450 MHz – 6 GHz): le frequenze “basse”, identiche o sovrapponibili a quelle già usate da 2G/3G/4G da decenni. Qui lo studio richiama la classificazione IARC 2011 (“possibilmente cancerogeno”, gruppo 2B, la stessa categoria dell’estratto di aloe vera e dell’aspartame) e parla di prove “limitate” sull’uomo, “sufficienti” solo sui roditori da laboratorio.
- FR2 (24-100 GHz, onde millimetriche): quella che la gente associa mentalmente al “5G vero”, quello delle famose antenne nuove; la conclusione non è “è cancerogeno”, è semplicemente: “la revisione sistematica non ha rilevato studi adeguati né nell’uomo né negli animali da esperimento.” Cioè: non ci sono dati, non “ci sono dati che provano il danno”.
Quindi nel paper da nessuna parte si certifica il 5G come cancerogeno, ma si evidenzia come per la frequenza del 5G non sono stati rilevati studi adeguati per dimostrare alcunché, mentre sulle frequenze che già si usavano prima l’unica evidenza è che sia possibilmente cancerogeno come lo sono caffè e carne rossa, ovvero prodotti che comunemente non sono né vietati né monitorati in maniera particolarmente allarmante. Perché dovrebbe essere diverso per il 5G?
Il punto IARC che viene regolarmente travisato
Perché il problema sta tutto nella classificazione IARC sugli elementi e la loro cancerogenità. Il “possibilmente cancerogeno (gruppo 2B)” della IARC è lo stesso dal 2011, quindi pre-5G, si basa solo su studi su 2G e 3G e quella classificazione, lo dice la scala IARC stessa, è la categoria più debole della scala dei “probabili/possibili” cancerogeni, condivisa con decine di sostanze d’uso quotidiano.
Citarla come prova di pericolo specifico del 5G senza spiegare questo “dettaglio” è un classico trucco retorico da disinformazione: si usa l’autorità del nome (IARC, OMS-correlata) senza riportare cosa significhi davvero quel livello di classificazione.
Concludendo
Purtroppo chi malinforma sfruttando questi trucchetti sa benissimo di avere un pubblico che difficilmente si porrà domande: sono già terrorizzati grazie allo stato costante di paura del mondo che gli viene trasmesso da questi canali. La cosa che più dispiace è che spesso le vittime di questa disinformazione sono persone fragili, che avrebbero bisogno sia di un aiuto medico che psicologico, e invece vengono convinti a rinnegare la scienza basata sulle evidenze e preferire quella che si basa su ipotesi non verificate e guru sempre pronti ad ascoltarti ma non ad aiutarti davvero.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa di James Yarema su Unsplash