Fauci, il “contempt of Congress” e quello che avevamo già detto
Qualche parola sull'affaire Fauci

In tanti, nelle scorse settimane, ci avete chiesto di scrivere un articolo su quanto sta succedendo ad Anthony Fauci: il 5 agosto 2026, infatti, la Senate Homeland Security and Governmental Affairs Committee ha votato per mettere Anthony Fauci in contempt of Congress e per segnalare il caso al Dipartimento di Giustizia. Il motivo: durante l’audizione del 29 luglio, Fauci si è avvalso della facoltà di non rispondere – il Quinto Emendamento, l’equivalente americano del nostro diritto al silenzio – oltre cento volte, rifiutandosi di rispondere alle domande del presidente della Commissione, il senatore repubblicano Rand Paul.
Fauci ha argomentato la sua scelta spiegando di avere “buone ragioni” per temere accuse penali, visto che appunto chi gli faceva queste domande ha sempre dichiarato di volerlo vedere “dietro le sbarre”. Rand lo dice dai tempi della pandemia.
La grazie presidenziale
Conscio di quest’atteggiamento da parte di alcuni rappresentati repubblicani Biden, nell’ultimo giorno del suo mandato, aveva concesso a Fauci una grazia presidenziale “preventiva”. Grazia che copre eventuali reati commessi tra il 2014 e il 19 gennaio 2025, cioè per tutto il periodo in cui ha diretto il NIAID e guidato la risposta istituzionale alla pandemia. Quella grazia però non lo protegge da due cose: procedimenti a livello statale, e conseguenze legate a dichiarazioni rese dopo quella data, compresi i silenzi, di un’audizione del 2026. Il contempt of Congress riguarda esattamente questo: non il suo operato durante il Covid, ma il suo comportamento in aula la settimana scorsa. Questa cosa deve essere chiara a tutti.
La disinformazione
Grazie a come le notizie vengono poi riportate da svariate testate, sappiamo già cosa succederà sui quotidiani che durante (e dopo) la pandemia hanno criticato Fauci e l’OMS, ovvero il caso verrà usato come “prova provata” di ogni tesi già in circolazione su Fauci: dal complotto sull’origine del virus in laboratorio, alle sperimentazioni sui bambini, alle “ammissioni” mai fatte durante audizioni precedenti. Non è una nostra ipotesi, è uno schema che abbiamo già visto ripetersi identico più volte, e su cui BUTAC ha materiale pubblicato da anni.
Un rapido ripasso:
- Sull'”ammissione” della fuga dal laboratorio. Ne avevamo parlato fin dal’inizio, quando circolavano titoli su presunte email che proverebbero un tentativo di Fauci e Francis Collins di insabbiare l’ipotesi della fuga. I fatti, allora come oggi, dicevano un’altra cosa: gli scienziati coinvolti avevano cambiato posizione dopo giorni di studio del virus, non per pressioni esterne, e Fauci non ha mai negato la possibilità della fuga da laboratorio, ha sempre detto che le prove raccolte indicavano un’altra direzione.
- Sulla testimonianza del 2024 davanti al Congresso. Anche allora circolarono titoli su presunte “ammissioni clamorose” prima ancora che la trascrizione fosse pubblica. Come scrivemmo, chi titolava lo faceva sulla base di dispacci di parte, non di fatti verificabili.
- Sull’indictment di David Morens, ex consulente NIAID: un caso reale, con accuse concrete di occultamento di documenti, ma che riguardava lui, non Fauci, il quale non è mai stato nominato nell’atto d’accusa. Il salto logico “ora tocca a Fauci” non aveva, all’epoca, alcuna base giudiziaria.
- Sui documenti “desecretati” da Tulsi Gabbard a giugno 2026, presentati come la prova definitiva dell’insabbiamento: il documento citato, letto per intero, diceva l’opposto di quanto sostenuto nel comunicato stampa che lo accompagnava. Stesso copione già visto con Russiagate e con i biolab in Ucraina.
- Sulle bufale più becere, come quella del Children’s Health Defense su presunte sperimentazioni letali su bambini affidati: pura invenzione, senza alcun riscontro.
Quello che vorremmo fosse chiaro è che il filo conduttore che ci ha portato a scrivere quegli articoli non era difendere Fauci, come non lo è oggi, ma difendere i fatti e le verità scientifiche. Cosa che ad oggi non abbiamo visto fare da Rand Paul e dalla commissione che guida, come anche in Italia dalla Commissione Covid-19 di cui abbiamo ampiamente parlato sulle nostre pagine in passato. Soggetti non spinti da vera ricerca della verità, ma dal desiderio di dimostrare che la loro verità era l’unica corretta – o ancor meglio, di trasformare le bugie che hanno raccontato durante la pandemia in verità costruite a tavolino.
La strega sul rogo
Se fino a oggi quelle mosse contro Fauci erano accuse e basta, le cose stavolta sono diverse: siamo di fronte a un voto reale di una commissione del Senato, e un conseguente rinvio formale al Dipartimento di Giustizia, per un rifiuto esplicito di rispondere sotto giuramento. Non è più una fuga di email interpretata forzatamente, non è un documento approfondito solo nel comunicato stampa. È un atto istituzionale documentabile. Fauci oggi è come la strega sul rogo dell’inquisizione: di fronte a sé ha un pubblico che della materia scientifica ha dimostrato di non capirne a sufficienza (o non essere interessato a capirne) e che sta cercando una rivalsa, una rivincita dopo anni in cui si è sentito ghettizzato e preso in giro. Ecco, oggi grazie all’amministrazione americana in carica, quei sentimenti di rivalsa potrebbero trovare uno sfogo.
Concludendo
Chi ci segue da anni, in questo caos disinformativo, ha un vantaggio: sa già come distinguere un fatto da una narrazione costruita sopra un fatto, sa già riconoscere cosa era solo narrazione e cosa fatti conclamati, e deve usare queste risorse per difendersi dalla marea di spazzatura che sappiamo invaderà certi media. Noi i fatti li abbiamo riportati, con fonti, nel corso degli anni; lo abbiamo fatto un pezzo alla volta, sperando che questo possa aiutarvi nella prossima fase.
maicolengel at butac punto it
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