Latte crudo e bambini
Dopo la triste notizia della morte di Mattia Maestri, le testate italiane hanno pensato bene di attirare un po' di lettori con titoli davvero poco corretti...

A seguito della morte del povero Mattia Maestri, scomparso dopo nove anni di coma vegetativo insorto dopo aver mangiato un formaggio fatto col latte crudo all’età di quattro anni, tante testate hanno parlato dei pericoli causati dal consumo di latte crudo e formaggi derivati.
ANSA a seguito della morte di Mattia ha titolato:
Latte crudo, 43 casi di sindromi gravi nel 2025. ‘Attenzione ai bimbi’
Seguita da svariate altre testate, come SkyTg24:
Latte crudo, 43 casi di sindromi gravi nel 2025. Esperti: bimbi più a rischio. I consigli
Il problema è che, mentre è confermato che sono stati accertati nel 2025 43 casi di sindrome emolitico-uremica – tutti pediatrici – non esiste prova che siano stati causati dal consumo di latte crudo. Otto casi erano associati a viaggi all’estero, e uno è stato collegato a un focolaio tedesco. Per molti altri, il rapporto ISS non identifica pubblicamente lo specifico veicolo d’infezione.
ANSA e gli altri negli articoli spiegano poi le cose con più attenzione, ma quei titoli sono fatti solo e unicamente per attirare lettori, che spesso si fermano per l’appunto solo ai titoli. A quando una legge che obblighi i titolisti a essere più corretti?
Sia chiaro, lungi da BUTAC voler minimizzare il problema, ma ci sono altre possibili fonti d’infezione, oltre a latte e formaggi non pastorizzati; ridurre tutto al solo loro consumo può portare a minimizzare altre situazioni a rischio. L’ISS le elenca con dovizia:
Alcuni microrganismi sono presenti negli intestini di animali sani e vengono in contatto con le loro carni (trasmettendosi poi a chi le mangia) durante la macellazione. Frutta e verdura possono contaminarsi se lavate o irrigate con acqua contaminata da feci animali o umane. Fra gli altri, la Salmonella può contaminare le uova dopo aver infettato il sistema ovarico delle galline. I batteri del genere Vibrio, normalmente presenti nelle acque, vengono filtrati e concentrati dai frutti di mare, come ostriche e mitili, e quindi possono causare infezioni se gli alimenti vengono ingeriti crudi.
Le infezioni possono essere trasmesse al cibo, da parte degli operatori, anche durante la fase di manipolazione e preparazione degli alimenti (è il caso del batterio Shigella, del virus dell’epatite A, e di molti altri patogeni) sia per contatto con le mani che con gli strumenti della cucina, utilizzati ad esempio nella preparazione di diversi alimenti e non disinfettati a dovere. Un cibo cotto e quindi sicuro (la maggior parte dei microrganismi non resiste a temperature superiori ai 60-70 gradi) può contaminarsi per contatto con cibi crudi. Inoltre, grande importanza rivestono le condizioni in cui i cibi sono mantenuti durante le varie fasi di conservazione: la catena del freddo, ad esempio, previene lo sviluppo e la moltiplicazione di alcuni microrganismi, che per essere tossici necessitano di una popolazione molto numerosa.
Una domanda che ci è stata fatta sul tema riguarda le statistiche legate al rischio, statistiche che purtroppo non sono molto chiare sui siti divulgativi che trattano la materia; quello che riteniamo corretto sottolineare è che mentre per un adulto sano il rischio è basso, molto inferiore a quello che corriamo guidando abitualmente. Ma per un bambino piccolo, pur restando raro in termini assoluti, ma non è trascurabile, perché è evitabile; e l’eventuale conseguenza può essere catastrofica, come abbiamo visto nel caso del piccolo Mattia, quindi perché rischiare?
Noi su BUTAC avevamo parlato del tema latte crudo con due articoli, uno molto recente, dal titolo:
Latte crudo supercibo?
Escherichia coli, latte crudo e marketing
Sperando di aver aiutato nella comprensione del problema, che riguarda soprattutto i bambini piccoli, ma non solo.
redazione at butac punto it
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Immagine di testa di Daniel Sinoca su Unsplash