L’incubo di Stephanie in Sicilia: facciamoci due domande

Storie inverificabili con fonti che non tornano in diversi sensi, ma sulle quali il giornalismo nostrano si butta a pesce

maicolengel butac 13 Lug 2026
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Oggi non faremo un fact-checking, per un problema non minuscolo: la storia che andremo a vedere insieme ha tutti i marcatori del contenuto virale non verificato, non di una notizia con riscontri. Ma è una storia che, senza che qualcuno si ponesse dubbio, ha trovato spazio su tanti quotidiani italiani durante il weekend.

Il Mattino:

L’incubo di Stephanie, 36 anni: «Hanno cercato di rapirmi due volte nello stesso giorno in vacanza in Italia»

La 36enne australiana Stephanie era andata in Sicilia per il progetto “case a 1 euro”

Fanpage:

Chiede aiuto per sfuggire a un rapimento e incontra un molestatore: l’incubo della turista Stephanie in Sicilia

Tutti riprendono la notizia originale di News.com.au dell’8 luglio 2026. Peccato che la notizia originale, leggendola, abbia svariati punti oscuri e un solo link, che rimanda alla pagina Instagram della ragazza, descritta da News.com come:

She’s known for sharing DIY home renovation videos on social media, and was interested in Italy’s €1 house programs…

Che tradotto:

È nota per la condivisione sui social media di video di ristrutturazione fai-da-te e si è interessata ai programmi italiani per le case a 1 euro…

Peccato che aprendo il suo profilo Instagram si può notare che il seguito non arrivi ai 4mila utenti:

L’unico post che supera le 5mila condivisioni è l’ultimo caricato, tutto il resto del suo profilo ne dimostra l’anonimato pressoché assoluto. Stephanie non è nota, ma probabilmente vorrebbe esserlo. Scrollando sul suo profilo si trovano immagini del suo “periodo italiano”: a fine settembre pubblicava da Milano, a inizio ottobre da Bellagio con un amica, poi il 31 ottobre troviamo un lungo carosello di immagini e video dalla “western Sicily”; non ci dice esattamente dove ma le immagini parlano per lei, si trova nella zona di Corleone. Sempre in quei giorni la troviamo a Polignano a Mare, poi il 2 novembre pubblica le immagini di un matrimonio indiano. In nessuno di questi post compare un accenno alla vicenda che avrebbe vissuto, e non ci sono particolari buchi temporali tra un video e una foto.

Non ci risulta traccia della notizia sui quotidiani locali nei mesi immediatamente successivi alla sua visita in Sicilia, e non ci risultano indagini in corso. La ragazza però si ricorda chiaramente che il primo ad aver “tentato di rapirla” era un expat con casa di proprietà in zona, e il secondo una guardia giurata; non sarebbe stato così complesso denunciarli e identificarli. E invece il nulla.

Inoltre la testata che per prima da notorietà alla vicenda è l’equivalente australiano del Daily Mail, giornale di nessuna autorevolezza noto soprattutto per clickbait e sensazionalismo, insomma campano su queste notizie. E tutte fanno alla stessa maniera: quando non hanno dettagli inventano, come alcune testate sudamericane che hanno riportato la stessa identica notizia dando anche un cognome all’influencer australiana: Strangis. Ma il profilo linkato da News.com (unica “vera” fonte della notizia per tutti) riporta solo lo handle stephadiy e, come nome, solo Steph. Chi la chiama Stephanie Strangis è ExtraGlobo, testata brasiliana, e anche Metropole, ma lo fanno senza mai dare una fonte che spieghi come l’avrebbero identificata. Guarda caso nei commenti al video che riporta la sua intervista a News.com troviamo australiani che scrivono:

So we have to take her word for it with no evidence? Did she not think to record her 1st or 2nd kidnapping as it occured? She was apparently smart enough to think to use her credit card on vending machines as a financial trace.

O ancora:

Provide evidence ie: police reports, CCTV, Ethical journalism require:accuracy, verification, factual information Respect our intellect by providing the relevant information before posting content This is biast reporting.

Sia chiaro, noi non possiamo dirvi come siano andati i fatti, o se siano avvenuti realmente o meno, ma credo che segnalare i tanti buchi della storia che nessun “giornalista stipendiato” ha ancora evidenziato fosse importante.

Non sarebbe purtroppo la prima volta che qualcuno, facendo leva su storie inventate di sana pianta o semplicemente esagerate, cerca di trovare una notorietà tanto agognata. Per me raccontarvi i fatti – per quanto fosse possibile verificarli – è importante tanto quanto ripetervi per l’ennesima volta di diffidare da chi non linka le fonti e pubblica notizie prive di riscontri verificabili.

maicolengel at butac punto it

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