A volte capita di trovare tra le segnalazioni articoli di mesi fa che hanno evidentemente ripreso a circolare. A volte quegli articoli erano corretti in partenza ma oggi vanno spiegati, altre volte, come nel caso di cui parliamo tra poco, la notizia era stata così travisata da doverla spiegare da capo.

A ottobre 2018 titolava Business Online (sito online registrato in forma non anonima):

Agenzia delle Entrate, per corruzione indagati più di 500 dipendenti.

Nel testo dell’articolo veniva riportata così la notizia:

Guai in vista per 562 dipendenti dell’Agenzia delle entrate. L’accusa è di quelle pesanti: manipolazione dei dati in cambio di denaro. Ma con una novità ambito comunicativo. Questa volta è stata infatti la stessa amministrazione finanziaria a rendere pubblica la vicenda ovvero a rivelare come lo scorso anno siano finito sotto procedimento 562 dipendenti, di cui al 31 dicembre dell’anno precedente sono finiti sotto inchiesta 455 dipendenti, mentre 107 sono stati condannati.

Ma la notizia in realtà era lievemente diversa. Per arrivare agli altri articoli ho usato alcune parole chiave, perché tra le testate nazionali registrate quasi nessuna usava quei toni sensazionalistici. Il Fatto Quotidiano il 18 ottobre 2018 titolava:

Agenzia delle Entrate, dipendente arrestato per corruzione: mazzette in cambio di dati manipolati

E nel testo dell’articolo:

In tutto dal 2000 al 2017 sono finiti sotto inchiesta 455 dipendenti delle Agenzie delle Entrate, mentre in 107 sono stati condannati.

Quindi per capirci, i 107 condannati sono su un totale di 455 indagati, spalmati su 17 anni. Circa 6 condannati all’anno. Non un numero immenso, certo può scandalizzare che ci siano persone che lavorano all’Agenzia delle Entrate che subiscano una condanna, ma non sappiamo per cosa, non sappiamo per che entità di danno. Non abbiamo elementi per indignarci se non su quel singolo dipendente di qui Il FQ ci racconta più o meno tutto.

È stato beccato in flagrante mentre intascava una mazzetta. Una busta piena di soldi consegnata nel bar esterno all’Agenzia delle Entrate a Roma. Denaro che Orazio Orrei, dipendente dell’ufficio del fisco arrestato per corruzione, assieme al commercialista Maurizio Sinigagliesi, aveva avuto anche il coraggio di contare in ufficio, davanti a tutti. Un’operazione immortalata in un video dal collega che ha immediatamente segnalato l’attività illecita al canale ‘whistleblowing’ delle Entrate. I carabinieri, coordinati dai pm del pool per i reati nella pubblica amministrazione, hanno passato al setaccio le operazioni di Orrei. Gli inquirenti hanno accertato che il funzionario era pronto a chiedere 25 euro per ogni singola pratica da “aggiustare” e che il danno erariale si aggira sui 550mila euro. Tutte operazioni fatte modificando i dati del sistema informatico dell’Agenzia.

Ma sostenere che si trattasse di 562 indagati, ricavati facendo somma tra indagati e condannati, significa non sapere far di calcolo, leggere le fonti e verificarle… Titolare come se ci fossero nuove indagini su 562 dipendenti dell’Agenzia è disinformare il lettore. L’idea che mi sono fatto è che la strategia sia sempre la stessa, disinformare per indignare, abbassando sempre di più la fiducia nelle istituzioni. Io onestamente fossi al governo sarei preoccupato da questo genere di comunicazione, da quanti siti continuano imperterriti a diffonderla. L’information disorder è un problema serio. Prenderlo sotto gamba è da sciocchi.

Onestamente non m’interessa vedere che altri articoli pubblica Business Online, se questo è il livello qualitativo del sito non è un luogo che visiterò altre volte. E suggerisco anche a voi che ci leggete di fare altrettanto.

maicolengel at butac punto it

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