L’India e il “disastro dell’ID digitale”
Normali criticità che si verificano quando un nuovo sistema viene introdotto come prova di un "disastro identità digitale"

Era da tempo che non ci segnalavate un articolo su Imola Oggi, ma ciò non significa che il sito avesse chiuso, solo che evidentemente ha meno lettori (o circola meno tra chi segue anche noi).
L’articolo che ci avete segnalato risale al 3 novembre 2025 e si intitola:
India, disastro identità digitale: un monito per il mondo
Prima di procedere all’analisi dei fatti una premessa: analizzare come vadano realmente le cose non significa auspicare che vengano applicate alla stessa maniera anche da noi, ma solo, come sempre, verificare i fatti nella maniera più oggettiva possibile.
Le fonti di Imola Oggi (e degli altri che parlano del “disastro”)
Nel suo breve articolo, la redazione di Imola Oggi fa riferimento a un post su X. Null’altro. Un post di tal Camus, profilo anonimo che condivide principalmente materiale non verificato che porti acqua al mulino di pseudoscienza e sovranismo. Questa è l’unica fonte, un post con un video dove un soggetto non meglio identificato sostiene che in India, con l’introduzione dell’ID digitale, ci sia appunto stato un disastro.
Cosa c’è di vero?
Qualcosa c’è, ma molto meno spettacolare di come viene presentato da quel tale su X:
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ci sono stati casi documentati di errori biometrici (impronte non riconosciute, mismatch) che hanno impedito l’accesso alle razioni alimentari destinate ai più poveri;
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in alcuni episodi, diversi ricercatori hanno collegato alcune morti per fame all’impossibilità di ricevere il cibo proprio a causa di questi errori.
Ma parliamo di singoli casi, distribuiti su un arco di circa otto anni, in un Paese da quasi un miliardo e mezzo di persone. Sono problemi reali, gravi e da non minimizzare, ma non il “disastro nazionale” venduto da chi campa di titoloni spaventosi.
Cosa non è vero
Ad oggi non esiste una prova che in India l’identità digitale abbia causato un disastro su scala nazionale, né che ci sia stato un crollo sistemico dei servizi pubblici. Chi sostiene il contrario sta avvelenando il pozzo per perseguire la propria agenda.
Non c’è nessun rapporto ufficiale, nessuno studio accademico e nessuna indagine giornalistica seria che raccontino di quel disastro millantato da Imola Oggi.
Cosa manca?
Beh le due cose principali che non vengono narrata de Imola Oggi sono che:
- l’India, grazie all’implementazione del nuovo sistema di ID digitale, ha registrato milioni di persone che prima non avevano alcuna identità legale.
- ha ridotto i casi di frode nei trasferimenti bancari grazie alle nuove ID digitali.
Inoltre Imola Oggi non racconta delle tantissime modifiche che sono state via via implementate per correggere gli errori che venivano fuori man mano che il sistema prendeva piede. Omettere tutto questo serve solo a una cosa: vendere paura preconfezionata.
Malinformazione
Si tratta per l’appunto di malinformazione, perché parte da casi reali di problemi legati al sistema generalizzando e trasformando quella che è una criticità nota in un “disastro globale”. Schema che conosciamo bene: prendi un problema reale, gonfialo finché non sembra un complotto internazionale, poi usa il tutto per fare propaganda contro qualsiasi forma di identità digitale, in qualsiasi Paese, per qualsiasi motivo.
Concludendo
In India ci sono stati errori seri, documentati e dolorosi, è vero. Ma non c’è nessun disastro apocalittico, né un monito universale che dimostri che ogni identità digitale sia destinata a fallire.
redazione at butac punto it
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