Le truppe tedesche, la Groenlandia e i dazi

Articoli che insinuano, collegano, suggeriscono invece che raccontare i fatti

maicolengel butac 20 Gen 2026
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Titola ANSA il 18 gennaio 2026:

Bild, ‘le forze armate tedesche hanno lasciato la Groenlandia’

E nelle prima righe riportano:

‘L’ordine è arrivato da Berlino molto presto, i soldati partiti a mezzogiorno’

Le forze armate tedesche hanno segretamente lasciato la Groenlandia, senza alcun annuncio, notifica o altra spiegazione.

Ma siamo lontani dai fatti. Perché lo dico? Beh, perché bastava leggere l’articolo della BBC del 15 gennaio per scoprire che gli ufficiali tedeschi già allora – ben prima che Trump parlasse di dazi – avevano pianificato che i loro soldati sarebbero rimasti nel Paese solo fino a sabato:

Germany was sending an A400M transport plane to Nuuk on Thursday with a contingent of 13 soldiers, although officials said they would stay in Greenland only until Saturday.

Che tradotto:

La Germania aveva inviato giovedì a Nuuk un aereo da trasporto A400M con un contingente di 13 soldati, anche se i funzionari hanno precisato che sarebbero rimasti in Groenlandia solo fino a sabato.

Quindi non c’è nessun segreto, come invece lascia suppore l’articolo di ANSA. Sia chiaro, ANSA riprendeva Bild:

“Nessuna spiegazione è stata fornita nemmeno da Berlino”. Lo afferma la Bild. Secondo il media tedesco, l’ordine di partenza è stato ricevuto da Berlino “solo questa mattina molto presto” e “nessuna spiegazione è stata data alle truppe sul campo”.

Ma sarebbe appunto bastato cercare le informazioni fornite quando le truppe tedesche sono state dislocate sul territorio per scoprire che la loro partenza era stata programmata prima che Trump aprisse bocca sui dazi, mentre le veline di stampa sembrano implicare un collegamento diretto (e, come dicevamo, segreto) di causa-effetto tra i due eventi. Poco conta se a inquinare le acque per primo è Bild o altri. E infatti, anche grazie a Bild, tante testate in italiano sono cascate nella stessa trappola. Ad esempio EuroNews che titolava:

Paura dei dazi di Trump? L’esercito tedesco si ritira dalla Groenlandia

Per poi riportare:

Arrivati soltanto venerdì, 15 soldati della Bundeswehr hanno già lasciato la Groenlandia. Non è ancora chiaro se sia una mossa in risposta alla minaccia di Donald Trump di imporre nuovi dazi ai Paesi europei.

L’ordine è arrivato da Berlino domenica mattina: la squadra di esplorazione della Bundeswehr ha lasciato la Groenlandia domenica pomeriggio, come riportato dalla Bild.

I 15 soldati hanno lasciato l’isola artica con un volo civile diretto a Copenaghen. Eppure s si vociferava che i soldati sarebbero rimasti più a lungo. Non c’è stato alcun annuncio ufficiale.

E ancora Secolo d’Italia:

Fuga dalla Groenlandia: la Germania batte subito in ritirata e riporta a casa i suoi 15 soldati. Effetto-Trump?

Analisi Difesa:

Groenlandia: i dazi di Trump sbaragliano gli europei, truppe tedesche in fuga da Nuuk

Scenari Economici:

Groenlandia: la ritirata lampo della Bundeswehr dopo sole 44 ore. Berlino teme i dazi di Trump?

Vale per Bild come per gli altri: sarebbe bastato fare qualche ricerca veloce, visto che io ho impiegato pochi secondi a trovare l’articolo della BBC con quella specifica dichiarazione.

In chiusura riteniamo che, per completezza, valga anche la pena aggiungere un dettaglio che abbiamo visto raccontare davvero da pochi, generando una serie di dubbi nel pubblico generalista poco avvezzo a questioni di questo genere.

Perché sono state inviate così poche truppe? L’idea portata avanti dai Paesi che hanno deciso di inviare truppe non era quella di creare un contingente a difesa della Groenlandia, ma di fare quello che in gergo strategico si chiama tripwire.

Tripwire in italiano potremmo tradurlo con “filo d’allarme”: quello che si nasconde in un’area sotto al nostro controllo per allertarci se vi penetra qualcuno di non autorizzato. Il filo non ferma l’intruso, ma ci permette di essere subito consci della sua presenza. Oggi il termine si usa per definire quei casi in cui si sceglie di usare una presenza simbolica e minimale di uomini, che sono lì non per difendere militarmente il territorio, ma per segnalare che quel territorio è sotto l’ombrello di alleanze e interessi più ampi di quello che può sembrare a prima vista. Non serve a respingere un’invasione, ma a mandare un segnale ben preciso.

Peccato che anche questo sia stato spiegato poco e male sui giornali nostrani, generando la facile ironia dei tanti filotrumpiani ignoranti in materia.

maicolengel at butac punto it

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