No, internet non sta scomparendo

Che molte pagine web risultino offline dopo qualche anno è un fenomeno noto e studiato (tranne dai giornalisti che scrivono questi titoloni sensazionalisti)

maicolengel butac 31 Mag 2024
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Un amico ha scritto un interessante articolo, che vi linkerò tra poco, in cui si analizza un dato riportato negli scorsi giorni su tante testate giornalistiche italiane. Testate che hanno tutte ripreso i risultati di uno studio senza nemmeno provare ad approfondire i fatti, dimostrando purtroppo una conoscenza in merito molto prossima allo zero.

Titolava ANSA il 28 maggio 2024:

Internet sta scomparendo, il 38% delle pagine web non esiste più

Il titolo è quanto di più sensazionalistico si potesse scegliere: lo studio su cui si basa l’articolo, infatti, non dice affatto che “Internet” sta scomparendo, ma solo che il 38% delle pagine che erano attive nel 2013 non sono più accessibili oggi (o per meglio dire alla data del 2023). Interpretare questo dato con l’affermazione che “Internet sta scomparendo” significa non avere la più pallida idea della materia di cui si è scelto di parlare e non aver nemmeno letto lo studio in questione.

Il fenomeno noto come “link rot” è noto fin dall’inizio di questo secolo, quando si stimava che circa il 3% delle pagine web creato in un anno non fosse più accessibile l’anno dopo.

Lo studio di Pew Research su cui si basano i tanti articoli che vediamo circolare oggi s’intitola:

When Online Content Disappears

Si tratta di un’analisi non particolarmente sorprendente (almeno per gli addetti ai lavori) di come funziona il web, da sempre. Come spiegato dall’amico Lorenzo Gennari su FIRSTonline:

Per capire bene il significato dell’esito di questa analisi occorre, prima di tutto, stabilire cosa s’intende per “pagine non più accessibili” e definire il criterio di estrazione dei dati.

Peccato che la maggior parte di coloro che hanno riportato lo studio non abbia fatto questo sforzo e si sia limitata a opinioni alquanto discutibili sull’onda del titolo di ANSA. Spiega Gennari:

Le conclusioni oggettive dello studio sono che circa un quarto di tutte le pagine web esistenti tra il 2013 e il 2023 non sono più accessibili (nell’accezione poco sopra indicata) a partire da ottobre 2023. Nella maggior parte dei casi, ciò è dovuto al fatto che una singola pagina è stata cancellata o rimossa su un sito web altrimenti funzionante. Ovvero, è il singolo contenuto che è stato cancellato, non tutto il sito.

E ancora:

i motivi, più che legittimi e che non devono destare alcuna preoccupazione o rammarico, per cui una pagina scompare da Internet nell’arco di 10 anni, possono essere:

  • rimozione nell’ambito della normativa europea sulla protezione dei dati (GDPR)
  • rimozione ai sensi e per gli effetti della decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) relativa al diritto all’oblio
  • rimozione imposta dalla legge in generale (diffamazione, procurato allarme, stampa clandestina, esercizio abusivo di varie professioni, etc…)
  • rimozione per contenuti non più validi e assenza di aggiornamenti in merito
  • scadenza delle informazioni contenute all’interno delle pagine
  • landing page a pagamento, non più utilizzate
  • mancato pagamento per il mantenimento del dominio
  • violazione dei diritti d’autore
  • mancanza di fondi per il sostegno di un progetto editoriale
  • auto-emendamento (X/Twitter)
  • occultamento volontario di prove
  • cattiva gestione della migrazione di un sito web
  • cancellazione involontaria
  • disattivazione sistemi di traduzione automatica
  • disattivazione sistemi di generazione automatica di contenuti
  • disattivazione sistemi di aggregazione di contenuti
  • variazione della URL della pagina senza opportuno reindirizzamento

A questi motivi ne aggiungiamo noi uno, in quanto l’abbiamo visto accadere: una testata giornalistica online che, dopo aver cambiato direttore ed essere passata in mano a una persona mossa da un forte bias verso la difesa degli animali, fece rimuovere ogni articolo di fact-checking che riguardasse la materia. Quella persona oggi è ritenuta una grande giornalista investigativa.

Concludendo

La perdita di contenuti online è un fenomeno inevitabile e conosciuto, causato da una varietà di motivi legittimi e tecnici. Interpretare questo dato come segnale della “scomparsa di Internet” è fuorviante e dimostra di non aver minimamente approfondito la materia. Internet come infrastruttura e mezzo di comunicazione è ben lungi dallo scomparire; al contrario, continua a evolversi ed espandersi. È importante riconoscere sì la necessità di strategie migliori per la conservazione dei contenuti digitali, ma è altrettanto essenziale evitare allarmismi infondati che distorcono la realtà dei fatti.

E dire che proprio ieri eravamo relatori a un evento molto bello dedicato alla comunicazione responsabile a Reggio Emilia, siamo convinti che per qualche amico giornalista sarebbe particolarmente utile partecipare.

redazione at butac punto it

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