No, la polizia morale dell’Iran non è stata abolita

Cerchiamo di mettere in fila i fatti accertati consultando le testate internazionali

maicolengel butac 6 Dic 2022
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Domenica 4 dicembre giravano titoli che sostenevano che la polizia morale dell’Iran fosse stata abolita, no sospesa, no abolita, boh. Il tutto con migliaia di persone che condividevano la notizia, a volte senza nemmeno averla letta, sostenendo che fosse un chiaro segno che qualcosa di immenso stesse cambiando nel Paese.

Ho degli amici iraniani, a cui ho chiesto aiuto per la verifica, e mi hanno subito detto la notizia che veniva battuta dai giornali internazionali non aveva l’ufficialità che si sarebbero aspettati da titoli così assertivi. Mi sono state segnalate testate iraniane che spiegavano le cose al meglio (e che trovate linkate più in basso). Nel frattempo è uscito anche un articolo su Al Jazeera, e anche loro non raccontavano le stesse cose della stampa internazionale. Come sempre i fatti non sono proprio come ci vengono raccontati e tocca andarli a leggere su testate straniere per rendersene conto. Al Jazeera ha pubblicato un articolo che titola così:

Iran suspends morality police. What does it mean?

The Islamic guidance patrol may be gone for now after months of protests, but mandatory hijab is not.

Che tradotto:

L’Iran sospende la polizia morale. Cosa significa?
La pattuglia della guida islamica potrebbe essere per ora sparita dopo mesi di proteste, ma lo hijab obbligatorio no.

L’articolo ribadisce le uniche cose note al momento, ovvero che il procuratore generale Mohammad Jafar Montazeri ha riferito, sabato 3 dicembre, durante un evento dedicato al “Delineare la guerra ibrida durante le recenti rivolte” (dove quello che si vuole delineare sono le – presunte – influenze straniere nei recenti disordini nel Paese), che le operazioni di polizia morale sono al momento terminate, e che la decisione è stata presa dagli stessi che le avevano istituite. Ma come anticipato dal sottotitolo questo non significa affatto che sia cambiata la legge che prevede l’obbligo dello hijab. Inoltre Montazerio, come spiega Al Jazeera, non ha detto che sia stato chiuso a tempo indeterminato l’ufficio della polizia morale, ma che sono state sospese le operazioni della polizia morale. Nessuno assicura che non possano riprendere.

Come riporta Reuters (che però usa il termine shut down, e non suspended) i media governativi iraniani hanno però evidenziato come non sia Montazeri a decidere, visto che la polizia morale non fa parte delle sue competenze. E sempre su Reuters viene chiaramente riportato che gli alti funzionari iraniani avrebbero ripetutamente affermato che la politica obbligatoria dello hijab non verrà cambiata, nonostante le undici settimane di costanti proteste contro le normative.

E ancora Reuters spiega che:

I residenti che postano sui social media e sui giornali come il quotidiano Shargh affermano che nelle ultime settimane ci sono stati meno avvistamenti della polizia morale per le strade, poiché le autorità apparentemente cercano di evitare di provocare ulteriori proteste.

E aggiunge una parte a quanto affermato da Montazeri, che avrebbe:

… detto che la polizia morale non era sotto l’autorità della magistratura, e che “continuerà a monitorare le azioni comportamentali a livello di comunità”.

Andando a cercare sulle testate iraniane i fatti cambiano ulteriormente, su Fararu ad esempio viene riportato che anche dopo le parole del procuratore generale gli uomini hanno continuato a ricevere avvisi via SMS sulle loro donne quando non indossavano lo hijab nella maniera corretta mentre si trovavano in auto. Segno che potrebbero non aver smesso di fare controlli. Alcuni hanno affermato che questo genere di azioni si sarebbero addirittura intensificate nell’ultimo periodo.

Insomma la situazione non è così rosea e definita come alcune testate italiane raccontavano tra domenica e lunedì, ma ormai a un certo modo di (non) fare giornalismo ci siamo abituati. Sia chiaro, quasi tutti hanno fatto dietrofront, ma sarebbe bastato cercare la frase polizia abolita e il cognome del procuratore generale, usando Google Translator in farsi, per trovare siti iraniani e leggere i fatti lì, invece che dare in pasto ai lettori italiani una notizia non verificata e poi correggere il tiro quando finalmente i colleghi di Al Jazeera in inglese ne hanno pubblicata una diversa versione.

Sappiamo tutti che chi ha condiviso la notizia nella prima versione non andrà a verificare se ci sono aggiornamenti, perché questo è l’altro problema, la maggior parte delle testate ha aggiornato l’articolo vecchio, ma non l’ha rilanciato…

maicolengel at butac punto it

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