La bimba di 8 anni che cura il cancro

Neil 3 Feb 2015
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BIMBACANCRO
Negli ultimi giorni è rimbalzata la notizia di una bambina di 8 anni che avrebbe “scoperto” la cura per il cancro. Si legge così da Leggo.it.
camilla

CAMILLA TROVA LA CURA PER IL CANCRO A 8 ANNI:
LE CELLULE TUMORALI PIÙ PERICOLOSE SONO MORTE

Altri siti titolano in maniera più corretta (Focus)
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Bimba ‘scienziata’, dà l’idea al papà per gli antibiotici contro il cancro
Michael Lisanti ha dato ascolto a un’intuizione della piccola Camilla, che appare fra autori studio. Un’illuminazione per il ricercatore, che ha iniziato a studiare gli effetti di questi farmaci sui mitocondri delle cellule staminali del cancro

 
Camilla non ha scoperto o trovato nulla. Stando a quanto raccontato dal padre, ella lo ha spinto a provare un approccio diverso per il trattamento di alcuni tipi di tumori, ovvero utilizzando degli antibiotici già testati ed approvati. Partendo da quello che è sempre stato un effetto collaterale degli antibiotici sui mitocondri nelle cellule, tollerato dal corpo umano senza problemi, si è pensato di provarne gli effetti su delle cellule tumorali scoprendoli efficaci.
Partiamo subito dal primo problema della rete: è facile inserire link in una pagina web, perché non farlo? Lo studio è stato pubblicato su questa pagina, potete trovare direttamente il PDF. Certamente non è una lettura per tutti, ma perché limitare le possibilità di approfondimento dei lettori? Ovviamente quando si copiano e incollano gli articoli, perché prendersi la briga di cercare il link allo studio? Nonostante Focus abbia titolato correttamente e racconti abbastanza bene, anche se in maniera stringata, ci infila una mezza verità (in grassetto)

Insieme a colleghi dell’Albert Einstein College of Medicine di New York e del Kimmel Cancer Centre di Philadelphia, Lisanti ha usato 5 diversi antibiotici, incluso uno per trattare l’acne (doxiciclina), su linee cellulari di 8 diversi tipi di tumore, scoprendo che in 4 casi i medicinali hanno eradicato le cellule staminali neoplastiche, in particolare di glioblastoma (il più aggressivo cancro del cervello) e di tumori al polmone, prostata, ovaio, seno, pancreas e della pelle. Il tutto senza effetti avversi.

Attenzione: i test effettuati si sono svolti tutti in vitro, non in vivo. Non hanno rilevato effetti avversi nelle cellule delle culture, ma non si tratta di sperimentazioni su malati. Dal Daily Mail, che addirittura tratta in maniera più professionale dei siti italiani la questione,

Cancer Research UK cautioned that Professor Lisanti’s work was done in the lab and doesn’t tell us whether antibiotics will work on people with cancer.

Lo studio non dimostra nulla di rivoluzionario e non credo che fosse intenzione degli autori farlo, ma, come spesso accade per studi di questo tipo, volesse creare una base per tutti gli altri ricercatori che vogliano studiare e approfondire questa nuova idea. Che però nuova non è.

Thus, future clinical trials for testing the efficacy of mitochondrially-targetd antibiotics in multiple cancer types are now clearly clinically warranted. In this regard, a clinical trial with doxycycline in patients with advanced breast cancer and bone metastasis is ongoing: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT01847976. Secondly, a trial of doxycycline in relapsed patients with nonhodgkin’s lymphoma has also been initiated: https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT02086591.

Vengono citati due trial clinici di antibiotici sui tumori già in essere e viene citato un precedente studio sugli effetti degli antibiotici sulla mortalità dei malati di tumori ai polmoni. L’idea di Camilla l’hanno già avuto altri ricercatori e lo studio del padre serve come riferimento per chi volesse approfondire e trovare l’abbinamento corretto tra antibiotico e tumore.
Senza dubbio è promettente: convergendo con la ricerca di antibiotici specifici, potrebbe portare ad un abbattimento dei costi delle cure e una drastica riduzione della tossicità di queste nei confronti delle cellule sane. Se consideriamo che i medicinali utilizzati sono già testati e approvati si possono svolgere più trials con costi ridotti. Ricordiamoci però che c’è sempre differenza tra “in vitro” e “in vivo”. Tanti studi promettenti si incagliano quando bisogna testare sulle persone: il corpo umano è estremamente complesso e gli effetti potrebbero essere molto più limitati.
In sintesi? No, non è stata trovata la cura per il cancro, ma si apre una nuova strada promettente per tanti dei tumori più comuni.
Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.
neilperri @ butac.it
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