Online in tanti stanno facendo circolare due immagini: una è lo screenshot di un post social, dove viene sostenuto che l’uso della mascherina sia la causa di una patologia che si chiama Candida polmonare.

Silvia: Osservate bene .. si chiama candida polmonare .. è quello che sta succedendo e rlevando dovuta all’eccesivo uso delle mascherine.. ci stanno ammalanado un po’ alla volta quando il vaccino sarà obbligatorio molte persone moriranno.

Il profilo che condivide questo post è di tal Silvia Carducci (probabile nome fittizio) che da tempo condivide disinformazione di vario genere sulla pandemia. Sul suo profilo troviamo di tutto, dalle dichiarazioni di Miguel Bosé ai post deliranti di pseudoscienziati di varo livello.

Cosa c’è di vero in quanto Silvia (dal suo profilo a 3 stelle) condivide? Praticamente nulla.

O meglio, è vero che esiste una condizione che si chiama candida polmonare, ma non è collegata all’uso delle mascherine.

Si tratta di una patologia causata da un fungo, che per infettarci deve entrare in contatto con noi. Non può esser portato dalla mascherina. Come spiega il pneumologo Enrico Ballor:

Candidosi polmonare (o candidiasi polmonare o moniliasi polmonare):
Quadro micotico polmonare dovuto a miceti infettanti del genere Candida albicans, Candida glabrata, Candida Krusei e Candida Lusitaniae.

Questa notizia di disinformazione però circola già da luglio, al punto che Reuters aveva dovuto chiedere il parere di un altro esperto per trattarla, lo pneumologo Thomas Nash, che spiegava che:

“The only thing that hits the mask is what you breathe out,” explaining that healthy people “don’t exhale fungus.”

Che tradotto:

L’unica cosa che colpisce la maschera è quello che espiriamo noi, ovvero persone che sono in salute non espirano funghi (che causino la candida polmonare)

Sempre per sfatare miti in merito a malattie portate dalla mascherina, ci si era messa anche la clinica di Cleveland con una FAQ sui cinque miti più comuni spacciati dai bufalari oltre oceano. Purtroppo da noi la disinformazione viaggia con un binario preferenziale, visto che alcuni dei disinformatori seriali trovano spazio anche sui media più ufficiali e seguiti. Un giorno spero che qualcuno vorrà porre un freno a questo modo di fare giornalismo.

Oltretutto bastava un po’ di spirito critico per capire che si trattava di probabile disinformazione. Basta pensare a quante persone usano la mascherina, da ben prima dell’emergenza sanitaria in corso, per molte ore consecutive: medici, immunodepressi, tecnici di laboratorio.

Ma la narrazione messa in circolazione dai tanti seguaci di QAnon purtroppo colpisce molte persone. Persone già indebolite dal lungo lockdown, che si sentono oppresse da regole che non vogliono seguire e pertanto cavalcano ogni narrazione che possa aiutarli a sentirsi meno soli nella loro condizione.

Ma si tratta di fuffa. Messa in circolazione apposta, studiata per colpire quelle fasce della popolazione meno attente alla scienza e spaventate da cosa sta accadendo attorno a loro. Si tratta di una narrazione studiata a tavolino, da soggetti senza alcuna etica, interessati solo a fare il numero di proseliti più ampio possibile, giocando con le loro paure. Anche perché una volta che li hai conquistati facendo leva sulla paura, manipolarne il pensiero è facilissimo.

Purtroppo mi capita spesso di vedere sottovalutato questo sistema di disinformazione, anche da chi dovrebbe contrastarlo, in primis giornalisti e divulgatori. Troppi ritengono che chi casca in questa disinformazione faccia parte solo e unicamente di nicchie delle fasce più deboli della popolazione. E probabilmente in un periodo normale le cose starebbero così. Ma oggi, nel bel mezzo di una pandemia su scala globale, a essere colpiti sono molti più soggetti di quanti vogliamo renderci conto. E sarebbe il caso di tenere le antenne (5G ovviamente) ben sollevate, per contrastare quando necessario ogni disinformazione messa in circolazione da questi gruppi.

Non credo di poter aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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