Il sindaco di Dnipro e la villa a Cernobbio
È virale la notizia dell'acquisto di una villa sul Lago di Como da parte di Boris Filatov. Siamo andati a verificare di che si tratta

La segnalazione di oggi riguarda una di quelle notizie che normalmente evitiamo, da tanto pare evidente che siano bufale. Ma ce la state segnalando in molti, e da più fonti.
Chi l’ha vista su LaVoceDelleVoci, chi sul Giornale d’Italia, e chi se l’è trovata condivisa su WhatsApp o altri canali social. Nessuna di queste è una fonte affidabile, ma evidentemente la notizia ha raggiunto una viralità tale che occorre trattarla.
La notizia:
Il sindaco di Dnipro, BORYS FILATOV, con uno stipendio da 600 euro al mese, ha appena comprato una villa sul lago di Como, pagandola 4 milioni di euro. Un vero affare, quasi un saldo, visti i prezzi che corrono lungo quelle dorate rive, agognate dai vip di mezzo mondo. A quanto pare ha versato la cifra attraverso un conto off shore, che fa capo alla misteriosa sigla QIV Trade Ltd. Il patrimonio del sindaco d’oro, comunque, è degno di un grande oligarca: una ventina di proprietà immobiliari sparse in Ucraina, 14 auto di lusso, una elicottero, un veliero, opere d’arte a go go, pietre preziose e orologi d’epoca tanto per gradire. E tutto con 600 euro al mese: un vero mago!
Fa sempre sorridere quando, tentando di visitare un link, subito il senso di ragno del nostro antivirus si attiva:

Minaccia neutralizzata La connessione a lavocedellevoci.it è stata impedita perché si tratta di una pagina Web pericolosa.
Quindi siamo andati a leggere la stessa notizia sul Giornale d’Italia, che il 16 aprile titolava:

Ucraina, sindaco di Dnipro Filatov compra villa sul Lago di Como da €4mln con conto offshore, ma il suo stipendio è di €600 – Villa sul Lago di Como e fondi offshore: il caso Filatov solleva dubbi su trasparenza e gestione delle risorse mentre l’Ucraina affronta la guerra
La notizia – che a una prima occhiata viene scambiata per bufala totale dai sostenitori dell’Ucraina e per oro colato dai sostenitori dell’aggressore russo – è in realtà perfetto materiale per BUTAC.
Perché vedete, la notizia non è falsa: infatti se andiamo sul sito dell’Agenzia delle Entrate troviamo ben tre immobili intestati a una Kateryna Filatova, con codice fiscale che corrisponde a quello della figlia del sindaco di Dnipro.

E uno dei tre corrisponde a quello denunciato dagli articoli che circolano. Sarebbe una coincidenza molto strana che una donna con lo stesso nome e cognome e la stessa data di nascita della figlia del sindaco di Dnipro avesse acquistato questo immobile. E non mettiamo in dubbio la serietà di chi avrebbe dovuto fare le verifiche dell’identità dell’acquirente nel 2018, quando Filatova aveva 24 anni. L’immagine qui sopra è censurata, ma la verifica l’ho fatta io, e ho anche gli indirizzi degli immobili in questione. E uno è appunto una villa, che dalle immagini su Google Maps risulta avere anche una piscina.
Come ci siamo arrivati? La data di nascita di Kateryna Filatova è pubblica e documentata da fonti giornalistiche ucraine. Inserendola nella ricerca per soggetto sul portale dell’Agenzia delle Entrate, abbiamo trovato i tre immobili. Non abbiamo dovuto fidarci dei documenti pubblicati da fonti ucraine con i dati anagrafici oscurati: la verifica è replicabile da chiunque.
Fin qui i fatti verificati.
Ma quindi è vero?
L’acquisto risale al novembre 2018, Kateryna aveva 24 anni. Siamo quattro anni prima dell’invasione russa su larga scala – dettaglio che chi fa circolare la vicenda oggi, dando a intendere che l’acquisto sia stato fatto con “i nostri soldi”, omette sistematicamente.
La storia vera, quella che i circuiti italiani che la diffondono oggi non raccontano, è che si tratta di un’indagine anticorruzione interna ucraina. È Gromko, organizzazione civica ucraina di Dnipro, ad averla sollevata per prima. È Ekonomichna Pravda, non un canale filo-russo, ad averla ripresa chiedendo un commento alla municipalità.
E la risposta della municipalità di Filatov è stata:
Questa campagna informativa si sincronizza con i collaborazionisti russi e i traditori dello Stato. Se volete partecipare, partecipate.
Nessuna smentita fattuale. Nessun documento alternativo. Nessuna spiegazione su chi sia questa Kateryna Filatova nata a Dnipro il 4 luglio 1994 che ha comprato una villa a Cernobbio.
La narrazione corretta
Dunque abbiamo un sindaco accusato di corruzione da movimenti cittadini ucraini, la cui figlia nel 2018 avrebbe, secondo le prove in nostro possesso, acquistato degli immobili a Cernobbio. Un sindaco accusato di aver avuto legami con l’oligarca Kolomoisky.
Questa è la notizia. Non “il sindaco ucraino compra villa con i soldi degli aiuti europei”. Ma una storia di possibile corruzione interna ucraina, sollevata da ucraini, che circola in Italia trasformata in argomento contro il sostegno a Kyiv.
La corruzione in Ucraina esiste, è documentata, e in prima fila a combatterla ci sono le stesse organizzazioni civiche ucraine. Usarla come argomento contro un Paese sotto invasione militare è un’operazione politica, non informazione.
E la storia dello stipendio?
C’è poi la questione dello stipendio da 600 euro al mese, presentato come l’altro elemento scandaloso della vicenda: con uno stipendio così basso, infatti, è ovvio che sono i soldi degli aiuti europei, si lascia intendere al lettore pigro. È vero che lo stipendio pubblico di Filatov è modesto, come quello di molti amministratori ucraini. Ma Filatov non è mai stato un impiegato comunale qualsiasi: prima del mandato da sindaco era avvocato, imprenditore, figura di rilievo nell’orbita politico-economica di Dnipro con, come abbiamo accennato, legami documentati con oligarchi. Nessuno ha mai sostenuto che quegli immobili siano stati acquistati con lo stipendio derivante dal suo incarico pubblico. Lo stipendio è un elemento narrativo, non un elemento dell’indagine.
Concludendo
La Voce delle Voci e Il Giornale d’Italia sono testate giornalistiche registrate, eppure nessuna di loro si è presa la briga di analizzare con rigore giornalistico la notizia. Noi l’abbiamo fatto, e ci siamo facilmente resi conto che quella villa non è stata acquistata con gli aiuti europei. Restano dubbi sulla provenienza dei soldi spesi, che potrebbero appunto far parte di un’indagine anticorruzione interna, senza che questo abbia a che fare con gli aiuti che vengono inviati a un Paese invaso da un aggressore.
maicolengel at butac punto it
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Immagine di testa realizzata con IA