11 scienziati americani morti o svaniti

Un caso di manuale di cherry picking allo scopo di unire puntini che non hanno dimostrato alcun collegamento

maicolengel butac 21 Apr 2026
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Più volte negli anni abbiamo segnalato come il New York Post sia, al pari del Daily Mail, una testata da prendere con le pinze. La scorsa domenica 19 aprile 2026 un lettore ci ha segnalato un loro articolo del 17 aprile dal titolo:

String of missing or dead scientists ‘too coincidental’ not to be major concern, congressman says — as 11th mystery emerges

Che tradotto:

Una serie di scienziati scomparsi o deceduti è “troppo una coincidenza” per non destare seria preoccupazione, afferma un deputato, mentre emerge un undicesimo mistero

Ci dobbiamo preoccupare?

Questi 11 soggetti lavoravano in campi scientifici diversi – aerospaziale, difesa, nucleare -, non erano parte degli stessi gruppi di lavoro, non erano parte di uno stesso progetto. Sono solo 11 scienziati che sono morti in un arco di quattro anni. Null’altro. Siamo di fronte a una correlazione che non ha molto senso. Perché se prendo migliaia di scienziati su un arco di tempo di più anni, scienziati che magari fanno lavori ad alto stress se non ad alto rischio, non è così improbabile che alcuni di questi, in quell’arco di tempo, muoiano, spariscano (come nel caso di William Neil McCasland, maggiore dell’Aeronautica in pensione) o altro. Solo se scelgo di raccontare unicamente di quegli 11 mettendoli in fila allora sembra che esista un misterioso pattern che li lega, ma non esiste una singola prova che sia così.

Cherry picking

Basta prendere solo i casi più strani e curiosi, solo scienziati che ricoprano incarichi “segreti” ignorando tutti gli altri, ed ecco che sembra emergere un complotto che ha portato a una serie di omicidi mirati. Ma non c’è alcuna prova che ci sia qualcosa di realmente strano: siamo solo di fronte all’ennesimo politico repubblicano che lancia teorie utili unicamente a distrarre l’opinione pubblica americana. Nulla di più.

Un déjà vu

Questo modus operandi non è nuovo: il complottismo da sempre si basa sull’unire i puntini tra eventi che non hanno reali collegamenti fra di loro. Negli anni Ottanta del secolo scorso nel Regno Unito venne fuori la storia dei Marconi Scientists, 25 scienziati che sarebbero appunto morti misteriosamente in un arco di tempo di otto anni. Perlomeno in quel caso si trattava di 25 scienziati che avevano lavorato a progetti in parte correlati fra loro. La teoria, anche in quel caso, era che fossero stati uccisi nell’ambito della Guerra fredda per proteggere progetti classificati a cui avevano lavorato o perché avevano fatto rivelazioni sugli stessi. Nessuna delle indagini condotte dalla polizia britannica arrivò a conclusioni simili, visto che non furono trovate correlazioni tra le morti o elementi che potessero realmente far venire sospetti che quelle morti non fossero altro che semplici incidenti.

Il deputato

Il deputato che viene citato dal NYP per le sue richieste di indagini in merito al caso è Eric Burlison, repubblicano, firmatario di una petizione per finanziare un comitato per studiare gli UFO, in quanto è convinto che quelli che noi chiamiamo UFO siano a volte angeli, altre volte oggetti creati dall’uomo, e vuole distinguere. È tra i soggetti che sono andati in Messico ad esaminare le mummie di Nazca (già trattate sulle nostre pagine) convinto della loro esistenza. Antiabortista convinto e uno tra i nove repubblicani che votò contro la risoluzione del 2024 che condannava il rapimento illegale dei bambini ucraini da parte dei russi.

Quindi?

Non c’è alcuna prova di un piano coordinato per farli svanire, non c’è alcun collegamento dimostrato tra le diverse vicende. Nessuno nega che alcuni dei casi citati dal deputato repubblicano possano avere dettagli da chiarire, ed è quindi normale che vengano approfonditi con delle indagini. Ma da questo a dare a intendere che ci sia qualcuno che sta eliminando certi scienziati c’è un salto logico decisamente esagerato.

Purtroppo i nostri cervelli spesso cercano di vedere collegamenti anche tra cose non direttamente relazionate fra di loro: è più facile e confortante vedere una trama anche dove non c’è, è più facile perché così tutto sembra seguire percorsi narrativi come nei film o nelle serie TV invece che governato dal caso.

Ma la vita non è un film di spionaggio. Se ci saranno aggiornamenti sarà nostra premura aggiungerli a quest’articolo.

redazione at butac punto it

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