Ci avete segnalato uno dei tanti video che stanno girando in rete dopo i raduni dei gilet arancioni nelle piazze italiane nei giorni scorsi.

Questo video dura 5 minuti e 12 secondi e riporta le parole di una fisioterapista che ha preso la parola sul palco a Trieste per raccontare alcune cose.

SI presenta spiegando che lavora in una RSA, ma anche in studi privati. La frase che voglio analizzare con voi è questa:

Andiamo a vedere i numeri dell’OMS per quanto riguarda le influenze stagionali, che raggiungono circa i 650mila decessi annui, qui con il COVID siamo più o meno alla metà, quindi se volete parlare di numeri avremmo dovuto stare chiusi in casa ogni anno negli ultimi 20-30 anni.

Davvero una professionista (una fisioterapista deve aver una laurea per praticare) non è in grado di leggere i numeri e capirli? Davvero siamo ancora al “è stata solo una banale influenza”? A me onestamente a sentire queste frasi cascano le braccia.

L’influenza uccide, è vero, principalmente anziani, anche se è noto che fa danni anche ai bambini. Ma per l’influenza abbiamo medicine che vengono studiate ogni anno, un vaccino che non è sempre perfetto ma che comunque evita a tanti di prenderla in forma grave. L’influenza la conosciamo, sono anni che nelle sue varie mutazioni ritorna, alcuni hanno sviluppato qualche immunità, altri sanno che devono starci più attenti.

Per il Sars-Cov-2 le cose stanno diversamente, non sapevamo praticamente nulla quando si sono decisi i lockdown, se non che era molto contagioso. Non si sapeva cosa poteva fare in termini di danni. Sapevamo che la mortalità era più bassa di quanto i numeri italiani facessero pensare basandoci sull’ipotesi (corretta) che ne fossero venuti a contatto molti di più di quelli che hanno fratto i tamponi.

Ma l’influenza non riempie le terapie intensive, l’influenza non costringe migliaia di pazienti a venire intubati. La Covid-19 sì. Ed è principalmente per questo motivo che molti Paesi hanno istituto regole che hanno limitato o ancora limitano la circolazione dei cittadini. Più che il tasso di letalità a preoccupare era il bisogno dei letti da terapia intensiva. Letti che sono stati usati in abbondanza.

E una fisioterapista non può far finta di non saperlo, specie se, come dice, lavora nelle RSA.

 

Oggi, a distanza di quasi sei mesi dall’inizio di questo 2020, del virus Sars-Cov-2 sappiamo un po’ più cose, abbiamo avuto modo di testare svariate terapie, siamo probabilmente in grado di difenderci meglio e di avere meno necessità di posti in terapia intensiva. Ma oggi. Non quattro mesi fa. E anche oggi qualche problemino c’è ancora. Non abbiamo una terapia sicura per tutti che scongiuri i ricoveri in TI. Stiamo meglio e con più disponibilità ospedaliera, principalmente per merito delle misure che abbiamo preso fino a oggi. Che una fisioterapista dia a intendere che si poteva fare diversamente fin da subito a me scoccia. Perché sta dicendo una cosa errata, davanti a una platea (non è chiaro composta da quanti, ma c’è sempre la platea online) che prende la frase per buona. Si fidano, è una fisioterapista, mica l’ultima arrivata.

Sul sito della Johns Hopkins University è presente un raffronto tra influenza e Covid-19. Suggerisco alla fisioterapista di leggerlo prima di tornare in piazza a sparare sentenze che un giorno potrebbe voler ritrattare.

Vi riporto la parte saliente in inglese:

There have been approximately 380,773 deaths reported worldwide. In the U.S, 106,181 people have died of COVID-19, as of June 3, 2020.* The World Health Organization estimates that 290,000 to 650,000 people die of flu-related causes every year worldwide.

In the U.S., from Oct. 1, 2019 – Apr. 4, 2020, the CDC estimates that 24,000 to 62,000 people died from the flu. (The CDC does not know the exact number because the flu is not a reportable disease in most parts of the U.S.)

The COVID-19 situation is changing rapidly. Since this disease is caused by a new virus, people do not have immunity to it, and a vaccine may be many months away. Doctors and scientists are working to estimate the mortality rate of COVID-19, but at present, it is thought to be substantially higher than that of most strains of the flu.

Che tradotta:

In tutto il mondo sono stati registrati circa 380.773 decessi. Negli Stati Uniti, 106.181 persone sono morte per COVID-19, al 3 giugno 2020. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che da 290.000 a 650.000 persone muoiano ogni anno in tutto il mondo per cause correlate all’influenzaNegli Stati Uniti, dal 1 ° ottobre 2019 al 4 aprile 2020, il CDC stima che da 24.000 a 62.000 persone siano morte per influenza. (Il CDC non conosce il numero esatto perché l’influenza non è una malattia da segnalare nella maggior parte degli Stati Uniti). La situazione COVID-19 sta cambiando rapidamente. Poiché questa malattia è causata da un nuovo virus, le persone non ne hanno l’immunità e un vaccino potrebbe mancare molti mesi. Medici e scienziati stanno lavorando per stimare il tasso di mortalità di COVID-19, ma al momento si ritiene che sia sostanzialmente superiore a quello della maggior parte dei ceppi dell’influenza.

Quindi, al 3 giugno 2020 la Johns Hopkins stima siano morte per Covid-19 circa il doppio di persone che sono morte per influenza. Un dato importante. E sempre la Johns Hopkins riporta che gli scienziati stimano che il tasso di mortalità della Covid-19 sia superiore a quello dell’influenza. Tutte cose che prima di andare in piazza ad aprire bocca forse sarebbe stato il caso verificare. E invece si è preferito sparare a zero, attaccando quindi il Ministero della Salute, i colleghi professionisti delle professioni sanitarie e ovviamente il governo. Oltretutto nei suoi cinque minuti di popolarità dà a intendere che siamo gli unici che hanno avuto danni di questo genere dalla pandemia. La nostra fisioterapista non fa cenno ai numeri presentati pochi giorni fa dall’INPS che mettono in evidenza come, oltre alle morti già segnalate per la CoVid-19, ci siano altre 20mila decessi superiori alla media nel periodo, che non trovano spiegazione. Come riportava La Stampa:

Ci sarebbero 20 mila morti in più in Italia per coronavirus. Un numero che rivela un maggiore impatto del Covid-19 sui decessi in Italia rispetto ai dati forniti quotidianamente dalla Protezione civile. A fare chiarezza statistica è l’analisi della mortalità nel periodo di epidemia da Covid-19 redatta dall’Inps, secondo cui nel periodo tra marzo e aprile è stato registrato un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi.

Rafforzando così l’ipotesi che anche i morti siano in realtà ben di più di quanti conteggiati. Solo a pandemia davvero finita, con cartelle cliniche in mano, sarà possibile avere dei dati più certi.

Ma i dati certi ai gilet arancioni non interessano. Basta parlare alle pance con numeri a caso e tutto va bene.

Non mi sento di aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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