Oggi la bufala è di quelle che ci permettono una piccola riflessione. Partiamo dal post della nostra amica Charlotte Matteini, giornalista, che oggi sul suo profilo Facebook, con amara ironia, scrive:

Lei è Pierangela Tadini, omonima di una delle donne morte nell’incidente di Pioltello che alcuni giornali hanno scambiato per la vera vittima. Presa da Facebook, senza il minimo controllo la sua foto è stata pubblicata da Corriere della Sera, Leggo, Metro News e diffusa in televisione e la signora ora è invasa da messaggi di condoglianze di sconosciuti.

Ah, però, le fake news sui social network, signora mia.

Sì, perché la bufala di oggi l’hanno passata le testate nazionali, giornali, TG, che con la solita fame di click hanno cercato da fonti non verificate chi potesse essere una delle vittime del tragico incidente di Pioltello. Sono tanti quelli che, senza preoccuparsi di chiedere conferma, hanno pubblicato l’immagine di una donna dandola per morta. Il tutto solo e perché hanno trovato un profilo Facebook con nome e cognome corrispondenti a quelli di una delle vittime. La stessa immagine è passata in TV, è finita su giornali online attirando ovviamente una valanga di creepy follower sul profilo della signora.

Io non ho voglia di mettere la foto della signora, ho salvato la pagina di alcuni giornali su archive e tanto mi basta. Mi dicono che anche a Quinta Colonna sia stata mandata in onda un’altra foto della stessa signora.

Riflettere prima di pubblicare

Immaginate l’amico lontano che vede la notizia alla tv, che magari non ha modo di verificarne subito la correttezza, lo capite il trauma che si può causare? Al tempo stesso c’è una famiglia che quel trauma lo sta vivendo per davvero visto che una Pierangela è morta, ma lo sanno solo gli amici più stretti visto che sui giornali si parla di un’altra persona. Tutto questo per me è malato.

Di chi è la colpa?

Sotto al profilo di Charlotte da cui siamo partiti ho visto qualche polemica, qualcuno spiegava che la colpa è degli stessi lettori: quelli morbosi, quelli che vogliono questo genere d’informazione, che non cliccano sugli articoli senza foto del cadavere, che non visitano più i siti d’informazione senza la giusta esca. Concordo, ma non sono i lettori a dare l’ok per la pubblicazione, lo fanno le redazioni, e se tutte si accordassero nell’evitare questo genere di giornalismo i lettori dovrebbero farsene una ragione. E invece, in questo clima da Far West dove le bufale per certuni esistono solo sul web, tutti fanno un po’ quello che gli pare, senza che nessuno ne paghi mai le conseguenze.

Denunciare

Io mi auguro che la signora Pierangela, quella in vita, abbia la capacità di farsi avanti, di denunciare le testate che l’hanno data per morta. Sarebbe bello farsi risarcire del danno psicologico. Magari dare anche una lezione a tutti quegli editori che con in testa solo il Dio Click se ne infischiano di confezionare un giornale come si deve.

Ci fossero più Charlotte Matteini a questo mondo.

maicolengel at butac punto it

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