NASACOLORI

LaStella ci ha abituato alla fuffa, ma qui si toccano vette impensabili di pseudo informazione.

Peccato che la vera fonte non siano loro, ma  un sito che si chiama PianetaX, appoggiato su wordpress. non ve lo linko, non è necessario. Tanto la “notizia” sta tutta nel titolo su LaStella:

E’ UFFICIALE LA NASA HA OCCULTATO I VERI COLORI DI MARTE !!!12036584_957292874330718_1342417788929645796_n

La notizia in realtà non ha nulla da urlare, visto che la NASA già nel 2004 spiegava al suo meglio la questione colori di Marte. Urlare e indurvi a credere ci sia qualcosa di losco è solo un sistema per attirarvi nella trappola malata del complottismo. Una volta che credete a questa sarete disposti a credere anche alle altre, e così via. Sarà più semplice vendervi il DVD sugli Annunaki o convincervi dell’esistenza dei Giganti in Sardegna.

Ma veniamo ai fatti.

LaStella dopo averci urlato il suo grande scoop riprende le parole di PianetaX:

Il pianeta Marte è anche chiamato il pianeta rosso per via dell’abbondanza di ossido di ferro presente nelle sue rocce superficiali. E’ il colore che ci fanno vedere anche le immagini della Nasa. Fin troppo rosso, il cielo è invece descritto come essere giallognolo-marroncino. Tra gli astrofili, si stanno facendo strada dubbi circa l’autenticità cromatica delle immagini ufficiali.Innanzitutto, perchè il pianeta ripreso da telescopi amatoriali non sembra così rossiccio come nelle fotografie della Nasa? Anzi, appare con venature di verde e azzurro? La teoria dei colori artefatti, con cui verrebbe dipinto il pianeta, sarebbe in accordo con le immagini che mostrano macchie scure di vegetazione e calotte di un qualche ghiaccio di colore azzurrognolo.

Qui trovate immagini della NASA del 1996:

 

Vorrei ben sperare che gli astrofili abbiamo non dubbi, ma certezze, se sono veri astrofili. È verissimo, i colori della maggior parte delle foto che vediamo di Marte sono falsati, falsi, interpretati, mettetela come volete. Ma non è un segreto, è pubblicato a chiare lettere sul sito della Nasa, con inclusa una bella e dettagliata spiegazione del come e perché:

“It takes days for the rover to complete a full 360-degree panorama of the surrounding landscape.” In an exacting sequence, the rover takes smaller pictures that are later “stitched” together into one larger view, or “mosaic.” That means that a single mosaic may be built from images taken when there’s more dust in the air or at a different times of day. Such changes in environmental conditions and light levels result in a patchwork quilt of varying lights and darks, and ultimately, oranges, butterscotches, and browns.

Ci vogliono giorni perché il Rover possa scattare una foto a 360 gradi del panorama. Tante piccole foto che montate in sequenza danno la visione completa. Ogni scatto è a sé stante, le condizioni atmosferiche possono variare e così i colori risultanti. Il risultato è spesso contraddistinto da chari scuri e varie tonalità dell’arancio.

“Getting the colors right is not an exact science,” says Bell. “Giving an approximate view of what we’d see if we were there involves an artistic, visionary element as well – after all, no one’s ever been there before.” However, great pains are taken to be as accurate as possible, short of going there ourselves.

Capire il colore corretto non è una scienza esatta. Riuscire a dare una vista approssimativa di cosa vedresti se ti trovassi li richiede anche spirito artistico, dopotutto nessuno è mai stato lassù. Ma molti sforzi sono stati fatti per essere il più precisi possibile.

the rovers can take three pictures in a row of the same surface area on Mars using three different primary color filters – red, green, and blue – to make one color image. “It works a little like an inkjet color printer, which combines primary colors to create various shades on paper,”

Per fare una foto naturale il Rover usa tre scatti in sequenza con filtri RGB, Funziona come una stampante ad inchiostro, che mischia i colori primari per ottenere gli altri.

many of the pictures are taken with set of camera filters that include near-infrared or ultraviolet wavelengths, which our eyes do not perceive

“We almost never choose to take the images in natural color, because that’s not as helpful to us scientifically”

Molte delle fotografie sono scattate con un altro set di filtri, dedicato alla geologia. Le foto naturali sono meno utili ai fini scientifici della missione.

“It’s crazy how many pictures we took with thePancam on Earth, but those images were essential to finding the answers on Mars,” Jim recounted. Using a “calibration target” with green, red, blue, and yellow silicon swatches and rings of varying shades of gray, the team monitored how those colors changed under different lighting and environmental conditions in the laboratory.

Ma anche così si sono spese ore in laboratorio per poter ricreare le condizioni sulla superficie del pianeta rosso. L’immagine che ci arriva è composta da lunghe file di numeri, che percorrono 120 milioni di miglia nello spazio per ritornare sulla terra, dove vengono ricomposte in una sola immagine.

maicolengel at butac.it