Fare giornalismo seriamente significa anche cercare di raccontare le cose per bene ai propri lettori. Ma è evidente che nel nostro paese i lettori sono veramente l’ultima preoccupazione per le redazioni. L’unica cosa che importa è attirarne non informarli.

Il caso di oggi è rimbalzato quasi ovunque, ma sono poche le testate che hanno prestato attenzione ai fatti. Vediamo alcuni titoli:

ANSA:

Prato, arrestata la prof cha avuto un figlio da un allievo

(si ANSA nel titolo ha proprio scritto cha invece di che questo la dice lunga anche sulla poca attenzione nel rileggere)

Messaggero: 

Sesso con l’alunno, arrestata la prof che ha avuto il figlio dal 14enne: frequentava siti pedopornografici

Il Tempo:

Arrestata la prof che ha avuto un figlio dall’allievo 14enne

E mi fermo, ma se cercate sono tante le testate che hanno ripreso lo stesso tipo di narrazione. Sia chiaro, è vero, una donna di 31 anni è stata arrestata per aver avuto un figlio da un ragazzo minorenne. Ma era una prof? Riporto da il Corriere della sera:

Pericolo di reiterazione del reato, di inquinamento delle prove e un tentativo di un nuovo approccio con la vittima. Sono alcune delle motivazioni che hanno portato all’arresto, all’alba di stamani (mercoledì 27 marzo) dell’operatrice sanitaria di 31 anni che ha avuto un figlio (oggi ha cinque mesi) da un ragazzino allora quattordicenne (oggi ne ha 15 ) al quale faceva ripetizioni di inglese.

Nessuna prof, ma un’operatrice sanitaria, che nel tempo libero dava ripetizioni d’inglese. Voi mi direte che cambia poco, ma quasi tutti quelli che han riportato la notizia hanno calcato molto il fatto che fosse una professoressa, ovviamente l’idea per i lettori è che si trattasse di una vera prof, di quelle che stanno in classe col registro. E invece siamo di fronte a un caso lievemente diverso, una donna, senza nessun titolo per insegnare che è stata chiamata dai genitori del ragazzo per aiutarlo con l’inglese che lei (non so con quale titolo) evidentemente padroneggiava. La donna a quanto riportano le cronache era un’amica di famiglia. Calcare la mano sul quel “prof” non è corretto. Specie se nell’accompagnare gli articoli si usano fotografie con cattedre e registri, come se il tutto fosse avvenuto nell’ambito scolastico.

Non è così, i fatti sono avvenuti al di fuori delle scuole, lontano da luoghi in cui forse altri avrebbero potuto accorgersi di quest’attaccamento morboso da parte della 31enne nei confronti del ragazzino. Raccontare le cose per bene è importante, anche se non spostano di una virgola quanto successo.

Lo so, alcuni di voi mi diranno che è questione di lana caprina, ma avendo una moglie che fa la professoressa credo sia corretto difendere la categoria!

Non credo serva aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it