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Una testata legata al mondo degli smartphone pubblica ieri, 6 gennaio 2018, questo titolo:

WhatsApp, il 2019 inizia con una novità shock che fa infuriare gli utenti

La prima cosa che vorrei sapere è dove sono gli utenti infuriati. Uso Whatsapp dalla sua nascita e non vedo traccia di utenti infuriati… E dire che della “novità”, di cui si parla dal 31 ottobre 2018. Al momento oltretutto non mi pare affatto attiva in Italia come anche nel resto del mondo. Anche perché il titolone rilanciato da noi non è altro che il copia, traduci e incolla di articoli lanciati in chiusura d’anno da testate come Daily Mail e The Sun.

Sia chiaro, la notizia che prima o poi compariranno inserzioni pubblicitarie tra gli status di Whatsapp pare confermata, ma risale al 30 ottobre 2018, quando Chris Daniels ha rilasciato un’intervista a un giornale di Nuova Delhi.

Su The Economic Times del 30 ottobre 2018 appare una lunga intervista appunto al vice presidente di Whatsapp, a cui come ultima domanda viene chiesto:

Overall, what’s the monetising strategy? Are you making money in India? 

Currently, we’re approaching monetisation in two ways. In August, we launched the WhatsApp Business API, which enables large companies like MakeMyTrip to send information like tickets to users on WhatsApp. Businesses pay to send those messages.

In the future, we’ll place ads in WhatsApp Status, which is our Stories feature. We think this is an appropriate place for ads within WhatsApp. What ..

L’intervista è decisamente completa, e spiega le strategie di Whatsapp per il prossimo futuro, quella sulle pubblicità è solo l’ultima di svariate domande. Ma cosa sono i Whatsapp status? Per gli utenti c’è davvero motivo d’infuriarsi? Direi decisamente di no. Parlando di status, infatti, si fa riferimento alla seconda schermata del nostro Whatsapp:
Quella appunto dedicata agli status degli utenti. Non all’interno delle normali chat, non nella home page dedicata alle chat. La pubblicità apparirà come status di un brand, e chi apre la pagina dedicata potrà cliccare e raggiungere l’offerta o la notizia rilanciata dall’azienda. Nulla di così invasivo, nulla di così fastidioso.
Ammetto che fino ad oggi non avevo praticamente mai guardato gli status, e credo che continuerò a evitarlo: esistono già troppe notifiche a cui stare dietro, non ho nessuna voglia di aumentare la mole di cose da guardare che creano dipendenza.
Perché Daily Mail, The Sun e altri hanno scelto di parlarne a fine anno se la notizia era vecchia di due mesi? Ma perché ovviamente usando i titoli che hanno usato hanno attratto nuovo pubblico, magari anche tra i più giovani utilizzatori della app di messaggistica. E quando si campa sui click attirare nuovi utenti è alla base di un’ottima strategia commerciale. Ovviamente strategie di questo genere sono quanto di più lontano possibile dalla corretta informazione.
Non credo sia necessario aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it

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