Ci risiamo,  la storia è la stessa raccontata qualche giorno fa sulle pagine di altra testata nazionale, ma ecco che l’antivaccinismo si riaffaccia sui giornali nazionali. Dopo Quotidiano . net ora è il turno de Il Tirreno, per fortuna, l’articolo questa volta ha almeno una dose di equilibrio:

Vaccini, il dolore di una mamma: «Dopo la terza dose mio figlio smise di parlare». L’esperta: non esiste un rapporto con l’autismo

Peccato che inizialmente il titolo che compariva su Facebook fosse molto simile alla didascalia che possiamo ancora leggere nella condivisione Facebook:

Peccato perché la seconda parte del titolo, quella che non poteva essere letta senza aprire l’articolo stesso (e come ben sappiamo, molti utenti della rete leggono a malapena quello) è l’unica importante: Non esiste un rapporto con l’autismo. E partendo da questo vorrei che la redazione capisse che tanto valeva non pubblicare neppure l’intervista alla mamma testimonial, sì perché una mamma che, ad anni dalla diagnosi di sindrome autistica del figlio senza che ci siano novità nel suo caso, continua a farsi intervistare dai giornalisti è facilmente una mamma spinta da qualcuno tra i medici promotori della campagne antivacciniste. Medico probabilmente con l’ansia che prima o poi anche il suo nome finisca sul tavolo di qualche Ordine, e che magari rischia un serio richiamo. E i giornalisti fanno il loro gioco mettendo nel titolo il riferimento alle certificazioni, probabilmente sapendo bene che chi vuole interpretare con questo che esista una certificazione della correlazione tra vaccini e autismo non si fermerà a riflettere se le due frasi, associate in questo modo, volevano dire effettivamente quello. Voi ve ne rendete conto, vero, che questo può causare una catena di eventi drammatica? Se una madre preoccupata e con un forte bias di conferma venisse convinta da questo titolo che esiste una correlazione tra vaccini e autismo, e decidesse di non vaccinare i figli, figli che potrebbero essere contagiati o contagiare qualcuno con conseguenze fatali, quanta di questa responsabilità ricadrebbe sui giornalisti che hanno deciso di trattare così questa notizia?

A differenza dell’articolo di Quotidiano .net su Il Tirreno la cronologia dei fatti è più completa:

… il bimbo a 11 giorni è stato ricoverato in ospedale per una bronchiolite (un’infezione del sistema respiratorio dei neonati ndr) e quindi la prima vaccinazione è slittata dai tre mesi a quasi cinque». Il giorno precedente alla vaccinazione, il bimbo – racconta la mamma – «aveva il raffreddore. Mi sono consultata con il pediatra che mi ha rassicurata: “Se non dovessimo vaccinare tutti i bambini con il raffreddore, dovremmo chiudere i centri vaccinali ogni inverno”». Invece, inizia il calvario. Al bimbo esplode una dermatite drammatica; la seconda dose, quindi, viene ritardata: ma le conseguenze – assicura la mamma – sono disastrose: febbre alta, bronchite. Dalla terza dose «mio figlio ha smesso di parlare. E ogni volta che chiedevo spiegazioni, il pediatra mi diceva: “Suo figlio sta male come tutti gli altri bambini”».

Il colpo di grazia, però, secondo la mamma, arriva con il vaccino contro morbillo, parotite, rosolia. Il bimbo ha un anno e mezzo, gli è appena nata una sorellina: «In una settimana ebbe un crollo. Dopo poco è arrivata la diagnosi di autismo. E oggi riusciamo a farlo stare bene solo con una dieta speciale ed evitando di somministrargli farmaci: altrimenti si scatena di nuovo la dermatite. Per l’autismo non ci possiamo fare nulla». Ma possiamo evitare – denuncia Alessia – che la storia si ripeta «con la sorellina. Quando è nata abbiamo iniziato le vaccinazioni. Dopo la seconda mi sono fermata: avevo capito che i problemi del fratellino erano causati dai vaccini».

Le cose non sono chiarissime, il bimbo sembra aver smesso di parlare dopo la terza dose di esavalente (ma a un anno di vita il bimbo parlava?) ma il “colpo di grazia” è arrivato solo dopo l’MPR. Il colpo di grazia non è chiaro cosa sia, la diagnosi di disturbo dello spettro autistico? Oppure, oltre a non parlare (a un anno e mezzo, che non è così infrequente) ci sono stati altri disturbi? Non è chiaro, quello che è chiaro è che il bimbo ha avuto problemi fin dalla nascita, e che oggi soffre di un disturbo dello spettro autistico per il quale non gli vengono somministrati farmaci.

«Mi preoccupa di più cosa dire loro quando non li potrò mandare a scuola a settembre. E pensare che, invece, per un bambino autistico è proprio la compagnia degli altri bambini il toccasana. Invece ci mettono in un ghetto, senza alternative». A chi non ha neppure intentato causa all’Asl per i danni subiti: «È vero: ma avrei voluto. Solo che – conclude la mamma – non me lo posso permettere. Non ho i soldi per pagare un medico legale. Mi servono per garantire le cure a mio figlio. Per garantirgli quella terapista che la scuola aveva ammesso in classe. Ma ora non conta più. Tanto a scuola da settembre non lo ammetteranno».

Mi piacerebbe foste tutti molto attenti a quanto riportato, il bimbo ha 11 anni, la sorella maggiore 14, quella minore (se come dice l’articolo è nata quando il medio aveva 1 anno e mezzo) dovrebbe averne circa 9. Le ammissioni a scuola che sono in discussione sono solo quelle per il nido e la scuola materna. A 9 anni come ad 11 e a 14 non si va alla materna o all’asilo, vorrei che la cosa fosse ben chiara a tutti. Quei bimbi potranno frequentare la scuola che vorranno che si tratti di elementari, medie o licei.

EDIT: Quanto scritto nelle righe qui sopra deriva dall’avere confuso l’articolo de Il Tirreno con quello di Quotidiano Net di qualche giorno fa, i racconti erano talmente simili che ero convinto si trattasse della stessa mamma (al punto che sarebbe bello capire se i giornalisti di queste due mamme abbiano dati e recapiti per verifiche più serie). Ma sbagliavo, come mi precisa MarcoPOli nei commenti, i bimbi di questa mamma sono tre, di cui una (secondo il racconto) 14enne, ma gli altri in età da materna, dove purtroppo per lei e per loro senza vaccinazioni rischiano di non poter andare.

Vorrei anche che aveste ben chiaro che esiste una legge che serve proprio in questi casi, legge che non prevede costi per i famigliari di chi fosse trovato danneggiato, legge che è in vigore dal 1992. Certo una volta fatto ricorso alla L.210 può essere che lo stato rigetti la nostra richiesta d’indennizzo o risarcimento, e a quel punto se vogliamo ancora far ricorso dobbiamo sostenere delle spese per produrre documentazioni a nostro favore. Ma fino a quel momento la pratica è automatica, se fatta entro i tre anni dal supposto danno.

Tutta la storia ci viene raccontata in forma anonima quindi non ci è possibile sapere quanto riportato sia vero, non sono possibili verifiche di alcun genere (spero che i tanti giornalisti che questa “mamma coraggio” sta chiamando le verifiche cerchino di farle nel migliore dei modi), quello che è certo è il quantitativo d’imprecisioni che vengono raccontate; io al posto della redazione avrei evitato totalmente di pubblicare l’articolo. Ma si sa, queste sono notizie che tirano, in un modo o nell’altro.

maicolengel at butac punto it

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