L’AIDS, i migranti e il sensazionalismo

maicolengel butac 6 Ago 2016
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AIDS-IMMIGRATI

Non sapevo davvero come intitolare questo pezzo, che vi arriva grazie ad una segnalazione su Facebook. L’articolo che mi è stato segnalato titola così:

AIDS: SI RISCHIA UN’EPIDEMIA A CAUSA DEI “MIGRANTI”! L’ALLARME LANCIATO DALL’OSPEDALE SACCO DI MILANO.

Ed è pubblicato su quella discarica per i rifiuti indifferenziati che è GrandeCocomero, testata da Black List che conosciamo bene. Come spesso accade, nulla di quanto riportato da GC è contenuto originale, ma si tratta di un classico copia e incolla come ne fanno tanti. L’originale dell’articolo arrivava da Libero, a marzo 2016, che a sua volta riportava un pezzo di AffarItaliani, altra testata di cui mi fido pochino. Il pezzo su GrandeCocomero è proprio un copia e incolla, GC non ha cambiato nulla dell’articolo di Libero, solo il titolo, quello originale diceva:

Un’epidemia di Aids in Italia, colpa dei migranti

Su AffariItaliani il titolo era un po’ differente, diciamo più “scientifico”:

“Aids: poca prevenzione e migranti. Così si rischia la bomba infettivologica”

In tutto il testo di AffariItaliani la parola epidemia non viene mai usata, strano, non trovate? Invece su Libero sembra che la Dottoressa Maria Rita Gismondo abbia materialmente lanciato l’allarme epidemia. Ma non è così, e non avrebbe senso.

Maria Rita Gismondo, alcuni consiglieri lombardi parlano di numeri allarmanti riguardanti ai casi di Aids in Lombardia e non solo. A lei che cosa risulta?
C’è una grande allerta e preoccupazione ma in realtà legata alla crollo della sensibilità generale verso questa malattia. Un calo di attenzione dovuto a un traguardo positivo della medicina stessa e a una scarsa attenzione anche da parte dei media. La credenza popolare è che non si muore più di Aids ma questo non è vero. E’ vero che si muore molto meno, ma ci sono tantissimi decessi dovuti alle conseguenze delle lunghe terapie che vengono magari annoverati come morti di tumore o di altre malattie e non si dice che la causa primaria è proprio l’Hiv.
Come mai c’è stato questo calo di attenzione generale?
Beh, non se ne parla più come un tempo. Pensiamo alla fine degli anni ’80 e alla sensazionalità che c’era intorno al tema. Un giorno sì e l’altro pure i giornali avevano in prima pagina qualche morto di Aids. Ora invece l’attenzione dei media è calata molto. In tutti questi anni ho fatto anche parte della Commissione Nazionale Aids e devo dire che non ho notato un grande interesse al riguardo. Anzi, molte importanti campagne sono state frenate da ideologie filosofiche o religiose che guardano male tutto ciò che è prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse. La parola “preservativo” in Italia non si può nemmeno pronunciare… ma bisogna farlo con forza, a meno che non si voglia pretendere la castità.

Quindi la dottoressa prima dei migranti punta il dito contro la religione e i tabù causati dalla stessa, e se si parla di religione in Italia il dito è puntato contro quella cattolica, non verso i musulmani immigrati. Ecco, nelle prime quattro domande che le vengono rivolte la dottoressa si lamenta della scarsa informazione che viene fatta in Italia sull’AIDS proprio a causa di problemi culturali, lei dei migranti non fa cenno. È solo in chiusura che il giornalista le chiede a proposito dei flussi migratori:

C’è un legame con i flussi migratori?

Purtroppo sì, un buon 25% della popolazione infetta rientra tra gli immigrati, soprattutto quelli più difficilmente controllabili e che difficilmente accedono alle terapie seguite con una certa disciplina. Il grosso problema è nei centri di accoglienza dove viene fatta poca campagna preventiva e pochi controlli. Bisognerebbe fare screening approfonditi, controllarli e informarli sulla prevenzione dal contagio, favorito dalla promiscuità di questi centri. Serve una forte campagna informativa perché ci troviamo di fronte a una potenziale bomba infettivologica.

La risposta è quella che riportano anche GC e le altre testate che han fatto copia e incolla, ma va compreso il senso di quanto riportato. Si, è vero, circa il 25% dei malati in Italia è nella popolazione degli immigrati (il 75% invece è italiano), ma non è che si tratti di un’influenza, per venire contagiati occorre venire infettati con il sangue di un malato o tramite rapporto sessuale. Quindi i rischi possono essere per gli operatori sanitari, per le Forze dell’Ordine, oppure per chi ha relazioni intime con queste persone, ma per il cittadino che non ha contatti con loro non c’è alcun rischio “epidemia”. Non è che se quel 25% di malati immigrati domani esce dai centri di accoglienza e va al bar rischia di fare più vittime del contagio, lo sapete vero? Non si prende l’HIV stando spalla a spalla con un malato. Ma tanto qui siamo allo stesso livello di soggetti che facevano già allarmismo con l’ebola in Italia, gente che se ne frega dell’etica, basta poter dare addosso allo straniero o al diverso che qualsiasi nefandezza è permessa.

Come più volte spiegato chi scrive un articolo spesso non è colpevole del titolo, e non ha grandi poteri decisionali su come la direzione imposti la linea, ma ciò non toglie che tutti iniziassero a rifiutare questo modo di fare avremmo eliminato buona parte dello pseudogiornalismo on e offline.

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