Ancora aviaria, vaccini e malinformazione

Notizie di cronaca perfettamente ordinarie vengono oggi sfruttate per portare avanti narrative disinformative basate su fatti reali

maicolengel butac 10 Set 2026
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Durante la pandemia sulle pagine di BUTAC facemmo la conoscenza di un soggetto, Leonardo Leone, imprenditore e formatore, che sosteneva un certo tipo di disinformazione pandemica. Il canale YouTube su cui veniva diffusa ora è svanito e Leone si è dato una nuova patina di credibilità, anzi, in certi casi sembra quasi volerci rubare il lavoro:

Un video di pochi giorni fa in cui Leone denuncia i produttori di merci in dropshipping che fanno video falsi con l’IA per reclamizzare i loro prodotti.

Qual è il problema? Si dice che il lupo perde il pelo ma non il vizio, beh, qui potremmo dire che il Leone ha eliminato dei video ma non ha perso la sua criniera. Sì, perché nei giorni scorsi ci è stato segnalato un video, che nella versione originale risale ai primi di giugno, questo:

Video in cui si basa sui dati di Leonardo Guerra – lo stesso Guerra di cui parlavamo a giugno 2026:

Guerra è un biologo molecolare, presentato come esperto in malattie infettive, uno dei tanti soggetti che hanno raggiunto una certa visibilità grazie a canali come ByoBlu. Le sue affermazioni però non risultano supportate dal pubblicazioni peer-reviewed né da affiliazioni istituzionali. È un biologo come migliaia se ne trovano sul territorio italiano, la sua parola vale come quella degli altri, e se vuole dimostrare quanto afferma invece che fare video o scrivere articoli dovrebbe condurre uno studio, e poi pubblicarlo su testate scientifiche che lo possano verificare con i dovuti criteri. Fino a quel momento la sua parola vale decisamente meno di quelle di Anmvi, Ministero della Salute, IZSVe, EFSA e EMA.

Il video di Leone dura quasi tre minuti e non ve ne riporto la trascrizione completa, è un miscuglio di buon senso, allarmismo e vera e propria disinformazione.

Le affermazioni fuorvianti

  • È partita una sperimentazione vaccinale di massa

Prima di tutto va sottolineato che non è una sperimentazione vaccinale: i vaccini che vengono usati hanno già passato la fase sperimentale, quello che si sta testando è sul campo organizzativo, ovvero su registrazione, sorveglianza e tracciabilità di vaccini che hanno già tutte le autorizzazioni del caso (e che, come spiegavamo a giugno, sono già stati usati in precedenza). A questo aggiungiamo che non è di massa, visto che è stata fatta su cinque allevamenti: in Italia si stima che tra allevamenti professionali e allevamenti di dimensioni minori ci siano circa 10800 strutture, cinque non sono sicuramente la massa che si vuole far intendere.

  • Non si sa in quali allevamenti viene fatta

Falso: il provvedimento pubblico riporta chiaramente i codici identificativi degli allevamenti in cui viene fatta la vaccinazione. Non pubblica le ragioni sociali o gli indirizzi completi, ma gli stabilimenti sono noti alle autorità e segnalati nella documentazione.

  • Non sapremo se l’animale è stato vaccinato

Se ci riferiamo al consumatore finale è vero, ma le autorità sanitarie sanno tutto del prodotto messo sugli scaffali. Il decreto impone la registrazione di vaccinazione, prodotto e lotto nella Ricetta elettronica veterinaria; i documenti di accompagnamento recuperano automaticamente i dati relativi alle partite vaccinate. Uno degli obiettivi della sperimentazione è proprio quello di raggiungere la completa tracciabilità.

  • I vaccini sono stati approvati saltando le verifiche.

Qui Leone ha ragione nell’affermare che i vaccini compatibili con il progetto hanno ottenuto autorizzazioni europee in circostanze eccezionali. Si tratta di una procedura che ammette una documentazione meno completa rispetto all’iter ordinario, ma impone obblighi successivi. Leone però sbaglia quando traduce questa circostanza eccezionale in “hanno saltato le verifiche” e la usa come indizio di un rischio prionico: nei documenti autorizzativi non compare alcun dato che colleghi questi vaccini alla formazione di prioni negli animali o negli alimenti. A sostenere il rischio c’è un solo biologo, che nemmeno ha pubblicato uno studio per dimostrare la sua tesi.

Concludendo

Leone fa TedX, finisce protagonista di redazionali sulle principali agenzie giornalistiche italiane, ha visibilità perché ha i fondi che gli permettono di raggiungerla; è un peccato che sfrutti questa visibilità per allarmare su temi che impattano sulla salute di chi lo sgue.

maicolengel at butac punto it

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