TERREMOTIAPP1

La notizia viene da un sito che, così come per i maggiori giornali quotidiani italiani, in teoria dovrebbe godere di attendibilità. Parliamo di Repubblica.it dove Jacopo Pasotti ci dice che:

Una rete sismica mondiale. Realizzata con gli smartphone

Splendido! Il cittadino normale, medio, comune non può che rallegrarsi di questa notizia, procedendo innanzitutto nella lettura, quindi facendo contare (tanto per cominciare) un clic in più al sito.

L’Università di Berkeley in California ha realizzato una app, MyShake, in grado di rilevare i movimenti sismici attraverso il telefono cellulare. Un modo per raccogliere dati in tutto il mondo e, in futuro, riuscire ad avvisare le popolazioni di un evento

Pensate un po’: tutti scaricheranno l’app e tutti saranno avvisati dell’arrivo dell’onda sismica. Come dire: so del terremoto in anticipo, ancora prima che esso possa arrivare a me, per cui nel caso posso mettermi in salvo. Fantastico. Leggiamo, leggiamo…

SI CHIAMA MyShake ed è una app che sfrutta la possibilità degli smartphone di registrare le vibrazioni sismiche e condividerle in una cloud mondiale. Potrebbe presto allertare i possessori della app di un terremoto che si è sviluppato a chilometri di distanza e che è in arrivo. Pochi secondi, però attimi preziosi per ripararsi. Lo strumento, per ora un prototipo, è disponibile su Google Play Store.

Cioè tu scarichi e installi l’app e se capita un terremoto essa ti avvisa. Gli smartphone infatti sono in grado di registrare i movimenti degli stessi, quindi indirizzando opportuni dati ad una sorta di centro di controllo, si riuscirebbe a capire dov’è il terremoto e a dare l’allarme. Tuttavia sorge già una domanda: ma se è un prototipo, perché è disponibile? E se è disponibile non è un prototipo, ma una produzione per la distribuzione.

Gli sviluppatori spiegano che questa forma di rete non sostiuirà le reti sismiche nazionali, decisamente più precise e affidabili ma “potrebbe essere l’unica opzione in molti Paesi in via di sviluppo, suscettibili a terremoti ma con reti sismiche ancora limitate, se non del tutto assenti, e senza sistemi efficienti per allertare la popolazione”. In queste aree, come il Nepal o il Peru, mancheranno le reti sismiche, ma non certo i telefoni cellulari.

È un po’ bizzarro che determinati paesi abbiano una rete di cellulari fortemente sviluppata e non una proporzionale rete di sismografi. Di solito la tecnologia procede, in linea generale, grosso modo in egual misura.

Inoltre anche ammesso che la nostra rete sismica nazionale italiana possa essere più avanzata di quella ad esempio del Nepal, questo potrebbe non significare nulla dato che i dati dell’eventuale terremoto si presume che convergano non alle reti nazionali (Italia, Nepal, ecc…) ma al centro di controllo, locato negli Usa.

Però le carte dell’IRIS, il famoso istituto per la sismologia con sede a Washington, dicono che non c’è una sostanziale differenza tra la copertura della rete di rilevamento sismico dei paesi più ricchi e quelli più poveri. Addirittura l’Europa occidentale sembrerebbe meno coperta dell’Asia. È sì vero che la copertura della rete tiene conto della rischiosità sismica (anche se da certe carte del sito non sembra proprio), e anche delle zone più o meno densamente abitate, tuttavia a giudicare da queste carte, quello che l’articolo dice non sembra corrispondere. Anche perché nella classifica mondiale delle nazioni per percentuale di connessioni telefoniche (presumibilmente schede sim registrate e/o attive) ci sono parecchie sorprese inaspettate come gli Usa (103.1%) dietro allo Zimbabwe (103.5%) e l’Italia (147.4%) e Singapore (150.1%) dietro all’Estonia (159.9%) e al Montenegro (180.2%). Insomma, da questi dati sembra che la motivazione dell’effettiva utilità di tale rete sismica composta da cellulari in paesi tecnologicamente meno avanzati sia più una “motivazione” inventata ad hoc dal redattore di Repubblica.it giacché sul sito di MyShake non abbiamo trovato nulla di quanto riportato.

E come voi sapete bene, quando le notizie che leggiamo non trovano corrispondenza, il nostro “fuff-o-meter” s’impenna.

Come funziona dunque MyShake? Quasi tutti gli smartphone possiedono un accelerometro. Il suo scopo principale è quello di riconoscere l’orientazione del cellulare per riposizionare correttamente il visore, oppure per giochi come il simulatore di volo.

Sinceramente qua, oltre a leggere che gli smartphone hanno l’accelerometro (cosa che sapevamo già) non riusciamo bene a comprendere il resto della frase. Forse è stata tradotta da un traduttore automatico dove le parole e le frasi sono spesso stravolte? Chiediamo aiuto… Tra l’altro l’orientazione è un concetto geometrico di spazio: forse il traduttore elettronico avrebbe dovuto scrivere “orientamento” che come termine suonerebbe forse più consono e “umano”.

Oggi gli smartphone sono sufficientemente sensibili per riconoscere il sussulto di terremoti con magnitudo superiore a 5, ovvero quelli più dannosi e pericolosi.

Ma siamo sicuri che gli accelerometri dei cellulari riconoscano le forze in gioco solo da terremoti di Mg 5 o superiori?

MyShake pubblica un grafico che confermerebbe tale dato.

terre1

Anche se l’intensità rilevabile da un telefonino dipende dalla frequenza dell’onda. Cioè, sempre secondo il grafico sopra, un’onda sismica di 10 Hz (molto alta come frequenza sismica) di magnitudo 3.5 farebbe attivare l’accelerometro dello smartphone al pari di un’onda di 0.1 o 0.2 Hz (la scala della frequenza è logaritmica) di Mg. 5.5.

Ma l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia pubblica una carta con la rischiosità sismica delle varie zone d’Italia, indicando anche i valori di accelerazione massima (relativa) del suolo.

terre2

Anche la pagina di Wikipedia sull’evento sismico emiliano del 2012 (Mg 5.9) pubblica la seguente immagine:

terre3

Secondo cui difficilmente si supera una accelerazione di 0.25 g che anche se non è esattamente lo stesso dato visto nell’immagine precedente, ci conferma una indicazione di massima.

Però il sito researchgate.net pubblica uno studio fatto sugli accelerometri di cinque telefonini. Chi lo vuole vedere integralmente lo può scaricare in pdf cliccando qua.

terre4

Esso conclude che la sensibilità dei cinque smartphone presi in esame è molto bassa, cioè (a seconda se il dispositivo è orizzontale su un tavolo o semi inclinato a 60° come nella foto sopra) è compresa tra un minimo di 0.0046 g (il più sensibile) ad un massimo di 0,0278 g, e anche considerando poco attendibile il dato di 0.0046 g in quanto come possiamo vedere è abbastanza fuori media, possiamo sempre considerare un valore medio di sensibilità di circa 0.0150 – 0.0200 g .

Secondo questi dati, quindi, la sensibilità dei nostri telefonini è tale da avvertire scosse ben inferiori alla Mg 5.

Tuttavia bisogna considerare anche altri elementi: ad esempio se si è in automobile il discorso non vale perché il mezzo è ammortizzato. Idem se si tiene il telefonino su una sedia o su un divano. Per avere un dato esatto, servirebbe teoricamente che il telefonino fosse ben ancorato alla roccia solida che subisce l’evento sismico. E comunque, in base all’esperienza personale in fatto di scosse telluriche vissute, viene difficile pensare che un telefonino si possa accorgere di un evento di Mg 2 di cui praticamente nessuna persona potrebbe accorgersi: un potente TIR che transita sotto casa provoca un evento sismico verosimilmente di Mg 3 avvertibile dalla vibrazione del pavimento se la casa è antica.

Secondo i ricercatori che hanno sviluppato il sistema, se è vero che la sensibilità non è paragonabile a quella degli strumenti geofisici, è però vero che il numero di smartphone che ci sono in giro è enorme. E, una volta “insegnato” agli smartphone a distinguere le vostre attività consuete da un terremoto, grazie all’algoritmo di MyShake, gli smartphone si trasformano in un rudimentale sismometro.

Pur funzionando in background i suoi consumi sono bassissimi, assicurano gli sviluppatori. In questo modo gli smartphone possono misurare tremori giorno e notte senza svuotare la batteria in pochi minuti. Per il momento la app raccoglie le vibrazioni del telefono, mentre un algoritmo distingue una sorta di “firma” caratteristica del terremoto (diversa dalla vibrazione della camminata, del trattore, da una caduta accidentale, o altre ancora). Se lo strumento sospetta che sia avvenuto un terremoto registra le coordinate gps dello strumento e invia i dati a un server centrale per le analisi via wifi o rete cellulare. Se un numero sufficiente di telefoni riconosce un sisma, un allarme potrebbe essere lanciato pochi secondi prima che l’onda sismica raggiunga centri urbani a chilometri di distanza. Il sistema è ancora in fase di test, ma i ricercatori confidano nella diffusione della app per poterlo raffinare e rendere infine un utile strumento di allerta.

L’articolo è datato 6 marzo, ma dal sito MyShake l’app è già installabile. Forse chi scrive non ha verificato la notizia.

In futuro gli scienziati dell’Università di Berkeley in California contano di poter avvertire in pochi secondi gli utenti di un terremoto che si è verificato a chilometri di distanza. “In California, una delle regioni con la miglior rete sismografica del mondo, abbiamo 400 stazioni sismiche”, spiega Allen. “Basterebbe che anche una piccola parte dei 16 milioni di telefoni cellulari partecipasse al nostro programma per poter avere a disposizione un’immensa quantità di dati sismici”.

L’articolo parla di Allen senza dirci chi è, e questa potrebbe essere la conferma che l’articolo proviene da un’altra fonte. Siamo noi che abbiamo verificato che Richard Allen è il direttore del laboratorio di sismologia a Berkeley.

Detto questo, va precisato che se un’onda sismica viaggia ad una velocità media di 5 km/sec ovvero 300 km/min. è quasi impossibile in questi termini potersi mettere in salvo. E anche se l’onda viaggiasse a 2 km/sec. ovvero 120 km/min i tempi sono sempre troppo stretti tra quando si legge l’avviso sul cellulare (o si avverte l’allarme) a quando ci si può organizzare al meglio. Se infine calcoliamo che l’area distruttiva di un terremoto italiano è mediamente compresa in un raggio di 20-30 km ecco che serve ben a poco sapere venti secondi prima (nelle migliori delle ipotesi) l’arrivo di un onda sismica distruttiva. E se l’onda sismica arriva dopo, significa che l’epicentro è più lontano quindi l’evento non è distruttivo. (Considerazioni che aveva già fatto anche Neil in un articolo dedicato ad un altro strumento per prevedere i terremoti, il SismAlarm ndr maicolengel)

Tutto questo, ammesso che si si legga il messaggio o si percepisca l’avviso sonoro in tempo reale. Se si tarda anche solo dieci secondi è già un guaio. Infilarsi le scarpe per scendere in strada richiede altri cinque-dieci secondi. Uscire e allontanarsi dall’edificio, nelle migliori delle ipotesi, altri dieci secondi. Insomma… i numeri sono davvero molto stretti.

La app per ora è disponibile solo per Android, ma ci sarà presto anche una versione per iPhone.

Ah, ma allora l’app è disponibile. Avevamo letto che fosse in fase di test… che confusione…

L’algoritmo di MyShake è stato presentato sulla rivista Science Advances da Richard Allen, Louis Schrier, e Young-Woo Kwon, della Università della California di Berkeley e del Centro per l’Innovazione della Deutsche Telekom, presso la Silicon Valley.

Sarà anche tutto questo ma se i numeri sono davvero questi riteniamo che l’app sia davvero ben poco utile. Se non per mostrarla al collega in ufficio durante la pausa caffè. Così si ha qualcosa di cui parlare.

terre5

Lola Fox

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon! Può bastare anche il costo di un caffè!