Latte crudo supercibo?

Ribadiamo nuovamente che i rischi di malattie - anche mortali - che derivano dal consumo di latte non pastorizzato portano a sconsigliarne l'utilizzo

SP 3 Lug 2026
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In questi giorni sta tornando di moda, soprattutto grazie ad alcuni influencer americani, la storia che il latte crudo sia una sorta di supercibo naturale che l’industria ci nega. Ma è davvero così?

Partiamo subito definendo cosa si intende con il termine latte crudo, ovvero latte che viene venduto senza aver subito alcun procedimento termico, neppure blando. La pastorizzazione del latte – ovvero il suo a riscaldamento a una temperatura tra i 71,7° C e i 75° C per 15-20 secondi, seguito da un immediato raffreddamento a circa 4° C – è obbligatoria in Italia dagli anni Trenta e la vendita di latte crudo è permessa esclusivamente tra il produttore e il consumatore, sempre che l’allevamento di provenienza abbia le condizioni igienico-sanitarie adeguate.

In questi ultimi anni si è assistito però a un “ritorno al passato” grazie alla spinta di un movimento culturale che ha portato alla creazione di una nicchia di mercato con persone che vanno alla ricerca di sapori e procedimenti definiti “genuini”, sull’onda dei movimenti slow food e della promozione dell’agricoltura biologica. C’è anche da tenere in conto l’argomentazione, sempre di questo movimento, secondo la quale la vendita di latte crudo permette ai produttori primari di guadagnare di più dalla vendita diretta al consumatore rispetto alla vendita alle centrali.

Ma è sicuro il consumo di latte crudo? Da quanto evidenziato da uno studio scientifico durato 13 anni pubblicato su Emerging Infectious Diseases nel 2012, il rapporto fra consumatori e casi di malattia è di 150 volte maggiore nel latte crudo rispetto ai consumatori di latte pastorizzato. Secondo un altro studio scientifico pubblicato nel 2017, il latte non pastorizzato, consumato da solo il 3,2% della popolazione statunitense, nonché il formaggio crudo, consumato da solo l’1,6% della popolazione, è la causa del 96% dei casi di intossicazione da latticini e prodotti caseari. Secondo l’agenzia governativa statunitense CDC e l’agenzia governativa britannica FSA i rischi connessi all’utilizzo di latte non pastorizzato sono tali da sconsigliarne l’utilizzo, specialmente nei bambini, che risultano fra i più colpiti da infezioni correlate.

Ma davvero si può morire bevendo il latte crudo? In Italia tra i consumatori di latte crudo sono stati riscontrati casi di Salmonella, Campylobacter, E. coli, Listeria, Norovirus e di sindrome emolitico-uremica, con un decesso nel 2017 e uno nel 2018. Nell’esperienza USA si sono avuti, tra il 2007 e il 2012, 65 focolai con 73 ricoveri; nel 2017 in uno di questi focolai si sono avuti due decessi. Nel 2014, in uno dei focolai in Australia, è avvenuto un decesso.

Questi decessi dimostrano come il consumo di latte crudo non pastorizzato aumenti esponenzialmente i rischi di essere esposti a malattie anche mortali. La narrativa del “supercibo vietato dalle lobby” sinceramente non regge.

Dormite sereni.

Avevamo già parlato di latte crudo e della triste storia di Mattia Maestri in questo articolo.

SP

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