Gli studi e i comunicati stampa

Sulle terapie in vitro contro COVID, che non hanno mai dimostrato efficacia in vivo

maicolengel butac 16 Dic 2022
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Su Adnkronos il 6 dicembre 2022 è stato pubblicato un articolo dal titolo:

Covid, mix vitamina D e Lattoferrina efficace in prevenzione: lo studio

Si tratta di un articolo pubblicato in seguito a un comunicato stampa degli autori dello studio, o comunque di qualcuno vicino a loro; lo supponiamo non ritenendo credibile che la redazione di Adnkronos passi le giornate a monitorare le testate scientifiche e faccia una cernita di quali siano gli studi su cui è interessante pubblicare una notizia.

Lo studio è stato pubblicato il 16 novembre 2022, lo potete trovare qui. Adnkronos ne fa un sunto basandosi sulle dichiarazioni degli stessi autori dello studio, ma omette alcune cose. La prima e più importante, lo studio è solo in vitro è un riepilogo di studi fatti da altri.

credit xkcd: cells

Significa che tutto è possibile, fino a che non viene replicato in vivo si tratta di un qualcosa che ha del potenziale ma che non è stato provato che possa funzionare in un organismo completo e funzionante. La cosa che ci infastidisce è che lo studio questo lo spiega molto chiaramente:

Although the combined use of LF and vitamin D seems to be a promising approach as an adjuvant for the COVID-19 management, there are still no in vivo studies with robust evidence to prove the benefits of using this combination of supplements against SARS-CoV-2 infection.

Successivamente ci viene chiaramente spiegato che servono altri studi, inclusi quelli in vivo. Quindi perché un’agenzia di stampa nazionale importante come Adnkronos deve usare un titolo che sembra dare a intendere che l’efficacia sia stata dimostrata? Io credo che sappiano perfettamente che buona parte dei lettori si limita al titolo, con i conseguenti fraintendimenti. Oltretutto la testata scientifica su cui lo studio è stato pubblicato non rientra tra le più note, forse perché fondata pochi anni fa. E va sottolineato che il gruppo editoriale di cui fa parte, Baishideng Publishing Group, purtroppo è tra quelli che erano presenti nell’originale lista di riviste predatorie detta Beall’s List, e nel 2019 l’editore è stato definito un junk publisher (editore spazzatura) in un lungo articolo pubblicato su una rivista canadese.

redazione at butac punto it

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