Le Iene e i concorsi universitari

maicolengel butac 9 Nov 2018
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C’era da aspettarselo, dopo che una delle Iene è riuscita ad arrivare nelle stanze del potere universitario ecco che la trasmissione di infotainment più vista in Italia ci regala l’ennesimo servizio un tanto al chilo. Siamo di fronte a un classico esempio di giornalismo a tesi, come ci siamo abituati a vederne da tempo purtroppo.

La tesi delle Iene:

Università, concorso ricchissimo fatto su misura

Il giornalismo a tesi funziona così: si parte da un’affermazione e si cercano tutte le fonti che diano ragione a quella tesi di partenza. Un po’ più di sette minuti, tutti volti a convincere il telespettatore di essere di fronte a qualcosa per cui indignarsi. Ma è davvero così? No, come riportato su svariate bacheche di professionisti dell’informazione e dell’insegnamento, quanto riportato dalle Iene è una tesi che manipola i fatti.

Il prof. Fabio Sabatini, docente di Economia alla Sapienza, riporta sulla sua bacheca Facebook un lungo post dove spiega le ragioni per cui quanto spiegato dalle Iene non è misinformation. Ve ne riporto i punti salienti, le 10 ragioni per cui quanto riportato dalle Iene e poi cavalcato (senza alcuna verifica) da altre testate è sbagliato:

Le Iene non sanno che:

1) La procedura serve ad attribuire un assegno di ricerca nel settore MED/46 “Scienze Tecniche di Medicina di Laboratorio” sulla “Gestione, sviluppo e sfruttamento della Biobanca ARC-NET per lo sviluppo di biomarcatori per la cura del tumore al pancreas” (https://goo.gl/Vmo6nV). L’Università di Verona insomma ha bisogno di qualcuno che diriga la biobanca e faccia ricerca sul tumore al pancreas. L’accesso al dottorato non c’entra niente. Ma durante il servizio si fa continuamente confusione tra dottorato e assegno di ricerca. Ai guardiani dei concorsi non interessano tali sottigliezze, si capisce.

2) Tutti gli assegni di ricerca, come le borse di dottorato, sono esentasse.

3) Il titolo di studio della vincitrice non è certo la laurea. Rita T. Lawlor ha conseguito un PhD in patologia oncologica e ha dedicato la sua ricerca di dottorato ai tumori del pancreas e alla gestione delle biobanche. Ma non vedo perché i guardiani dei concorsi debbano sapere cosa sia un PhD.

4) La vincitrice figura tra gli autori di 5 articoli pubblicati su Nature, tutti sul tumore al pancreas. Ma perché i guardiani dei concorsi dovrebbero conoscere Nature? Per non parlare del pancreas.

5) Ai 5 paper su Nature si aggiunge una pletora di pubblicazioni su Nature Genetics, Journal of Pathology, PLoS ONe, International Journal of Cancer, Journal of Hepatology, Nature Communications, Biopreservation and Biobanking, Annals of Oncology, Cancer Research e tanti altri. Quasi tutte su due argomenti: il tumore del pancreas e il biobanking, cioè i temi dell’assegno di ricerca. Un elenco si trova qui: https://goo.gl/MpP5JU. Il suo H-Index è 21. L’H-Index del supervisor, Aldo Scarpa, è 82, corrispondente a 36353 citazioni. Ma cosa potrà mai importare ai guardiani dei concorsi dell’H-Index?

6) I risultati scientifici e professionali dei 6 dottorandi o giovani ricercatori italici che ipoteticamente sarebbe stato possibile finanziarie, invece, non ci è noto. Nessuno di essi ha presentato domanda, quindi non sappiamo neppure se esistono. Perché il concorso era truccato, sostengono le Iene. O forse perché nessun dottorando può sperare di prevalere su chi ha pubblicato 5 volte su Nature? Ma i guardiani dei concorsi sono persone pratiche e non indugiano in tali dubbi oziosi.

7) L’importo dell’assegno è oggettivamente anomalo. Ma ben venga un trattamento migliore per chi lo merita! Purché i professori che effettuano il reclutamento ne siano pienamente responsabili. Se assumono un brocco, gli siano sottratti i fondi di ricerca, tagliato lo stipendio e inflitte altre punizioni a piacere del popolo. Come ha scritto Antonio Gurrado sul Foglio, non ci si deve scandalizzare “se un’università stanzia più denaro anziché meno e assume una straniera dotata di requisiti specifici anziché, che so, sei compatrioti a caso”. Ci si deve scandalizzare invece se “si rinuncia a priori a pagare meglio i candidati migliori e ad accaparrarsi con offerte allettanti i pezzi forti sul mercato accademico globale”. Ma cosa importa ai guardiani dei concorsi della meritocrazia?

8) Il bando assegna 10 punti alle due voci: “Certificazione di gestione della informazione ai fini della privacy” e “Certificazione di professionalità sulla privacy”. E 40 altri punti ai titoli accademici, le pubblicazioni e le esperienze di ricerca scientifica dei candidati. Che sembra plausibile in un concorso che ha per oggetto (anche) la gestione di una biobanca. Ma perché i guardiani dei concorsi dovrebbero mettersi a leggere i dettagli dei bandi di concorso, scusate? Sono cose da azzeccagarbugli che non interessano alla gente.

9) La Iena ha parlato col professore responsabile del bando, che si è difeso dicendo che “I bandi sono scritti per reclutare la persona più adeguata alla posizione richiesta”. Che faccia tosta! Non ad assumere chi capita? Questi baroni non conoscono pudore.

10) La lagna delle Iene sui ricercatori italiani che si potevano assumere al posto dell’invaditrice irlandese è il simbolo di questa Italia mediocre e pecorona che odia la competizione e il merito, e che ancora spera di poter prosperare chiudendo le frontiere, indebitandosi ad libitum e vendendo arance alla Cina (il terzo produttore di arance al mondo).

Io credo che quanto riportato dal prof. Sabatini sia sufficiente a capire perché questo genere di trasmissioni faccia male all’informazione. Ma so bene che continuerete a guardarle, un po’ perché ogni volta dedicano almeno un servizio a argomenti di alto livello (nella puntata in cui hanno trasmesso il servizio sul concorso c’era anche un servizio sulla qualità delle prostitute russe, cosa che evidentemente interessa molto il pubblico e la redazione) e un po’ perché sono simpatiche.

Quando la simpatia basta per trasformarti in fonte affidabile lo spirito critico è già andato a farsi benedire da un po’.

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