La McCullough Foundation e l’ivermectina

Per dimostrare che una combinazione di farmaci funziona, chi la vende finanzia uno studio che (casualmente) va contro al resto della letteratura scientifica

maicolengel butac 9 Giu 2026
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Da qualche anno sentiamo spesso parlare di ivermectina, come se si trattasse di un farmaco appena scoperto. Anche oggi trattiamo l’argomento grazie alle migliaia di repost di un video di disinformazione sanitaria che in questi giorni sta spopolando nei canali dedicati alla pseudomedicina.

Il video a cui faccio riferimento è questo:


Che viene condiviso con questo testo:

«Il PIÙ GRANDE studio sull’ivermectina per il cancro mai condotto sull’uomo ha rilevato che l’84% dei pazienti oncologici ha dichiarato una REMISSIONE COMPLETA, una RIDUZIONE DEL TUMORE o un ARRESTO DELLA CRESCITA TUMORALE.
Il nostro studio è ora SOTTOPOSTO A REVISIONE PARITARIA e PUBBLICATO dall’Istituto Internazionale per la Ricerca sul Cancro.
La situazione sta cambiando.

Ma la realtà è ben diversa da come viene raccontata.

Chi è Nicolas Hulscher?

Nel video, con una voce che più noiosa non potrebbe essere, vediamo Nicolas Hulscher raccontarci di questo “studio” portato avanti dalla Fondazione per cui lavora, la McCullough Foundation. Hulscher ha un MPH (Master of Public Health) in epidemiologia, conseguito all’Università del Michigan nell’aprile 2024. È il principale epidemiologo della McCullough Foundation, dove è entrato subito dopo aver completato il suo MPH nel 2024. Non è un medico. I suoi lavori portano tutti anche la firma di Peter A. McCullough, un ex cardiologo certificato e fondatore della Fondazione che porta il suo nome. L’American Board of Internal Medicine (ABIM) ha revocato le certificazioni di specialista in medicina interna e malattie cardiovascolari di McCullough già da qualche anno. Giusto per capire il soggetto, soggetto che è già apparso sulle pagine di BUTAC più volte in passato.

Lo studio

Si tratta di una coorte osservazionale su 197 pazienti oncologici e solo 122 hanno completato il follow-up richiesto. L’84% a cui si fa riferimento nel post viene da questi 122 pazienti, ovvero poco meno dei due terzi del campione iniziale, e già questo dovrebbe far riflettere. L’84% su 122 corrisponde a poco più di 103 pazienti: sul campione iniziale di 197, sarebbero il 52%, ammesso che i 75 che hanno abbandonato lo studio non abbiano smesso proprio perché il trattamento non stava funzionando. Ma non c’è alcun gruppo di controllo, nessuna verifica strumentale delle remissioni, che si basano su auto dichiarazioni degli stessi pazienti, oltre al fatto che alcuni degli stessi pazienti erano già in cura con altri trattamenti oncologici. Tutte cose che vengono spiegate abbastanza chiaramente nella discussione conclusiva dello studio stesso dove gli autori scrivono che i risultati vanno considerati come “ipotesi da verificare”.

Ma la cosa più interessante è che è stato portato avanti grazie alla collaborazione tra The Wellness Company, la McCullough Foundation e Harvey Risch. The Wellness Company è l’unica azienda che vende la combinazione ivermectina + mebendazolo in capsula composta per 90 giorni. Ovvero: gli autori dello studio vendono anche il prodotto. Cioè lo studio che dimostrerebbe che una combinazione di farmaci potrebbe avere effetti positivi nella lotta contro il cancro è finanziato da chi vende quella stessa combinazione di farmaci, cosa potrebbe andare storto?

Concludendo

Io non sono né medico né ricercatore; mi limito, come sempre, all’analisi dei fatti. L’ivermectina potrebbe rivelarsi un giorno utile in oncologia, la ricerca preclinica esiste ed è reale, nessuno lo vuole negare. Ma tra il dire che “esistono studi in laboratorio” e sostenere che “cura il cancro nell’84% dei casi” c’è la stessa differenza che passa tra scienza e marketing.

E questo è marketing, confezionato da chi il prodotto lo vende.

maicolengel at butac punto it

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