Sui social, specie su Facebook, esistono moltissime pagine dedicate ai genitori, spesso indirizzate solo alle mamme. Esiste una serie di pagine (tutte molto simili fra loro) che si chiamano Le mammole del reparto maternità e a seguire il nome di svariati ospedali in città italiane.

L’elenco credo potrebbe andare avanti a lungo, sono tutte pagine collegate a un sito web ben preciso che si chiama appunto Le Mammole, e condividono (oltre a informazioni geolocalizzate) tanti articoli che vengono sempre dallo stesso sito. Tra gli altri anche articoli che spingono l’uso dell’omeopatia coi bambini. Se leggete BUTAC da un po’ sapete bene come la penso sull’omeopatia. Ma qui non voglio farne un discorso legato alla pratica, bensì alla comunicazione. Ovviamente chi si trova su una pagina che riporta il nome dell’ospedale dove magari sta per partorire si sente in qualche maniera tutelato, anche se i gruppi riportano sempre chiaramente il fatto che sono pagine NON ufficiali e quindi non legate agli ospedali in questione.

Nei giorni scorsi l’Ospedale di Piacenza ha dovuto scrivere un comunicato, sulla sua pagina ufficiale, per prendere le distanze da un post che era apparso sulla pagina legata appunto alle Mammole:

‼️Attenzione‼️
Segnaliamo che gli argomenti trattati nella pagina “Le Mammole del Reparto Maternità Ospedale di Piacenza” (un esempio di post nell’immagine) non sono stati condivisi in alcun modo con i professionisti del nostro reparto di Ostetricia.
Medici, ostetriche e personale dell’Ospedale di Piacenza sono estranei a quanto pubblicato.
Abbiamo chiesto più volte ai gestori della pagina di togliere ogni riferimento che potrebbe indurre chi legge a credere che i nostri professionisti sostengano o condividano gli argomenti.
Per tutta risposta ci hanno bannati.
L’Azienda Usl di Piacenza, e in particolare i professionisti di Ostetricia e ginecologia, dei Consultori familiari, di Pediatria e Pediatria di Comunità si dissociano dalle informazioni diffuse dalle “Mammole” che, impropriamente, si dichiarano essere del reparto di Maternità dell’ospedale di Piacenza.
#passaparola #informazionechiara

Brava la direzione dell’Ospedale, ma quello che appare chiaro è che le pagine delle Mammole sono tutte gestite da chi è dietro la stessa pagina web, che spaccia olistica, omeopatia e altra pseudomedicina. Perché invece che un comunicato stampa non cercare di fare chiudere tutte queste pagine? Magari con una bella denuncia da parte del SSN?

Sia chiaro, non sono contro ai gruppi di genitori che condividono esperienze di maternità, ma sempre con un serio occhio scientifico. Qui invece appare evidente come si tratti di una manovra di marketing legato a uno specifico sito web.

L’articolo a cui faceva riferimento l’Ospedale di Piacenza me lo sono andato a leggere, invito anche voi a farlo, la cosa che mi ha fatto cadere le braccia è il primo commento trovato subito sotto allo stesso:

Sono una farmacista, ho una bimba di 5 anni da un mese a questa parte non vuole andare più a scuola, è agitatissima, inizia ad agitarsi dalla sera prima, come una ansia di separazione, cosa mi consiglia, la pusatilla 30 ch è troppo per lei? Come posso aiutarla, pensavo di chiedere aiuto ad una psicologa, per capire cosa possa essere successo, grazie

Non bestemmio giusto perché BUTAC è un sito che cerca di evitare di scadere nella volgarità, ma quel “sono un farmacista” mi ha davvero depresso. Ma cacchio, hai studiato anni per diventare farmacista, di chimica ne dovresti sapere un minimo, che cacchio vuol dire “è troppo per lei” è acqua e zucchero porca trota. Va bene credere all’effetto placebo, ma se sei farmacista, vorrei sapere quale università ha sfornato cotanta ignoranza.

Non credo di dover aggiungere altro, quest’articolo era solo per farvi capire come certe “lobby” anti “bigpharma” sfruttano la rete per spacciare i loro inutili prodotti.

maicolengel at butac punto it

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