L’idrossoclorochina, Perronne e l’Antidiplomatico

La disinformazione come ben sappiamo non circola solo in Italia, sono tanti i Paesi esteri dove tra negazionisti e opinionisti si diffondono teorie non confermate, se non già sbugiardate, a macchia d’olio. La Francia, come l’Italia, ha il suo numero di medici a cui piace andare sui media a dire la loro, poco conta che sia un’informazione oggettiva e verificata o soggettiva e non verificata. In Francia, come da noi, il populismo scientifico dilaga, e sono tante le testate non affidabili che regalano spazio a soggetti come il prof. Perronne.

La cosa che mi dà un filo fastidio è che in Francia dei nostri medici superstar della TV non se ne parla o quasi, da noi invece qualche stronzo che tradurrà gli articoli d’Oltralpe lo si trova sempre. I bufalari italiani sono decisamente più organizzati delle loro controparti.

E difatti ecco che su L’antidiplomatico, sito da blacklist, è apparso il 16 ottobre un articolo che titola:

L’appello del Prof. Perronne (ex consulente Oms) ai francesi: “Non lasciatevi terrorizzare dai media. L’epidemia è molto meno grave e ci sono le cure”

Perronne è un medico che da inizio pandemia ne nega la pericolosità, e ha fin da subito dichiarato chiaramente di stare con Didier Raoult (di cui abbiamo già parlato in passato) e con la sua cura a base di clorochina e farmaci antimalarici. Una cura pubblicizzata anche da Donald Trump (ma quando poi si è ammalato non è stata quella scelta dai suoi medici, stranamente…).

Perronne fa due affermazioni. La prima relativa alla gravità dell’epidemia, e potrei quasi essere d’accordo: la pandemia è sicuramente meno grave di quanto pareva all’inizio perlomeno in Italia, i nostri morti, visto il confronto con il resto del mondo, sono stati un’anomalia, probabilmente causata da svariati fattori, sapremo meglio cosa si è sbagliato a fine emergenza.

Ma il problema grosso è l’altra affermazione, quella sulle cure. A oggi non ci sono cure valide, la storia dell’idrossoclorochina è stata semntita anche dall’OMS, non sulla base dello studio pubblicato sul Lancet quest’estate ma su ulteriori test, i cui risultati sono stati pubblicati successivamente e riassunti il 15 ottobre proprio sulle pagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riporta:

I risultati provvisori del Solidarity Therapeutics Trial, coordinato dall’Organizzazione mondiale della sanità, indicano che i regimi di remdesivir, idrossiclorochina, lopinavir / ritonavir e interferone hanno scarso o nessun effetto sulla mortalità a 28 giorni o sul decorso ospedaliero tra pazienti ricoverati per COVID-19.

Lo studio, che copre più di 30 paesi, ha esaminato gli effetti di questi trattamenti sulla mortalità complessiva, sull’inizio della ventilazione e sulla durata della degenza ospedaliera nei pazienti ospedalizzati.

Che Parronne non faccia cenno a questo studio può starci, magari le sue affermazioni sono precedenti il 15 ottobre. Ma l’articolo de L’Antidiplomatico è del 16 ottobre: la sua autrice, tale Alba Tecla Bosco, avrebbe dovuto fare quel minimo sforzo d’informarsi, no?

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

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