L’insegnante picchiata e legata alla sedia

maicolengel butac 29 Mar 2018
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Un lettore ieri mi chiedeva lumi sulla brutta storia che arrivava da Alessandria: Professoressa legata alla sedia con lo scotch e picchiata dagli alunni. La mia prima risposta è stata:

ne hanno parlato tutti, purtroppo i dati sono anonimi, per noi fare verifiche è impossibile, ma vuoi che una storia così virale sia falsa, chi l’ha scritta avrà pure verificato no?

Mi sbagliavo, e ritengo sia necessario riportare quanto solo poche testate stanno spiegando.

Le parole del preside

Ecco quanto ha riferito il preside poco dopo i titoloni lanciati da tante testate:

«E’ successo – spiega – l’8 febbraio scorso, quando una supplente, disabile, si trovava a fare lezione in una classe prima sempre considerata una buona classe. Quel giorno era da sola, anche se normalmente – considerate anche le sue condizioni – era affiancata, per mia decisione, da un’altra insegnante. Particolarmente timida e un po’ impacciata, ha chiesto ad alcuni ragazzi di scrivere alcune frasi alla lavagna. Ne hanno un po’ approfittato. C’è stata qualche risata di troppo e qualcuno le ha messo dello scotch nella borsetta dell’insegnante. Nessun l’ha legata e, tanto meno, presa a calci. Qualcuno poi ha ripreso con il cellulare mettendo in rete le immagini, le stesse poi tolte dai social».

Il giorno dopo – racconta il dirigente scolastico – i ragazzi e la docente sono stati convocati. «L’insegnante mi ha detto di averli perdonati», mostrando «un atteggiamento quasi protettivo nei loro confronti». Tutta la classe è stata punita e «ha presentato una richiesta scritta di scuse al preside e alla professoressa. Per un mese, i 26 giovani, sorvegliati da un insegnante e un bidello – hanno eseguito lavoretti di restauro, svuotato i cestini dell’Aula Magna e svolto altre attività socialmente utili».

La prof a quanto pare li ha perdonati, il mese di lavori socialmente utili per l’Istituto è passato e non è chiarissimo come mai la storia sia apparsa solo ora sui giornali. Da ex alunno non propriamente tranquillo sono dell’idea che l’episodio sia comunque grave. Ma vorrei saperne di più. Mentre invece la stampa, quella grossa, dopo il primo boom di click e visualizzazioni di ieri non ha pubblicato ulteriori aggiornamenti, tranne un’intervista uscita su Repubblica.

Le parole della vittima

La professoressa è stata intervistata da Repubblica e anche lì non si fa menzione di calci e nastro adesivo.

I ragazzi le hanno chiesto scusa?
“Ma certo che si sono scusati, è stato un episodio di goliardia. Alcuni di loro sono studenti bravissimi, si sa che nel biennio sono un po’ così”.

Come reputa la punizione che hanno ricevuto, un mese di sospensione, da molti ritenuta troppo blanda?
“La punizione l’hanno avuta, è stata giusta almeno evitiamo che lo facciano di nuovo”.

Non so che dire, le parole della professoressa rispetto a quanto riportato ieri dalla stampa italiana, tutta, suonano molto poco indignate. Siamo di fronte a fatti o a un tentativo di minimizzare un episodio grave? Come facciamo a verificare? Di chi possiamo fidarci? Purtroppo tutto quello che è stato scritto fa sì che l’unico modo per dirimere la questione a questo punto sarebbe il trovare il video diffuso in quei giorni. Ma se venisse trovato sarebbe pubblicabile, se resi non identificabili i protagonisti?

I fatti

Le cose che sappiamo e che dovrebbero essere verificate al 100% sono:

  • Un’insegnante di un liceo di Torino è stata derisa da alcuni studenti durante una lezione, le hanno fatto degli scherzi (forse chiuso la borsa con lo scotch).
  • I fatti risalgono all’8 febbraio, i ragazzi avrebbero nel frattempo chiesto scusa alla scuola e all’insegnante, ed eseguito un mese di lavoretti socialmente utili all’interno della scuola.
  • Il preside aveva fin da subito punito i ragazzi e chiesto l’intervento della postale per bloccare il video dell’episodio che era stato pubblicato sui social network.

Perché uso il condizionale dovrebbero? Perché sono le uniche cose che vengono riportate virgolettate su più testate. Purtroppo sappiamo che non sempre i giornalisti hanno presente cosa significhi il virgolettato. Ma vorrei sperare che nel cercare di fare luce su un fatto non ci abbiano messo del proprio.

Concludendo

Da papà cerco da sempre di essere dalla parte degli insegnanti. Leggo di docenti picchiati e minacciati da genitori, non mi stupisco se lo fanno anche gli studenti. Quello che però vorrei è che i giornalisti tornassero a fare il proprio mestiere, senza se e senza ma, verificando, magari sul posto, quanto riportano ai propri lettori. Perché anche in una storia come questa, marginale per la vita del Paese, l’uso distorto dei fatti porta a discussioni infinite. Capire se siamo di fronte a un grave episodio di cronaca minimizzato o a una bravata sensazionalizzata per me è importante. Sia ai fini del poter giudicare se la punizione sia stata giusta, sia per capire se il problema bullismo verso i docenti sia davvero così grave.

Chiedo troppo?

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