La settimana scorsa su molti media nazionali ha tenuto banco questa notizia, qui col titolo scelto da TPI:

Si sposano in un reality ma ora non riescono a divorziare: il giudice dice no all’annullamento

La maggior parte dei giornali ha raccontato la notizia dando molto risalto al fatto che il matrimonio fosse stato celebrato all’interno di un reality show. Ponendo la frase in questa maniera e altre simili a questa, il messaggio veicolato è che il divorzio non fosse possibile per ragioni legate a come era stato fatto il matrimonio. Ma non è esattamente così. È l’annullamento che non è stato concesso, il divorzio è un’altra questione e vanno distinte. Vediamo di spiegare meglio le cose (grazie a SadBoy99 che me le ha segnalate).

Stefano Soban e Sara Wilma Milani si sono sposati nel corso della seconda edizione di Matrimonio a prima vista, reality che va in onda su SkyUno. Spiega sempre TPI:

Non funzionando il matrimonio tra i due, la sposa si era recata nel suo comune, Abbiategrasso, scoprendo però che la data e il luogo del matrimonio erano sbagliati.

Dunque il funzionario non aveva permesso di avviare le pratiche per la separazione. Così la coppia, lui titolare di una gelateria ad Alessandria e lei cantante, aveva deciso di rivolgersi al tribunale di Pavia per chiedere l’annullamento delle nozze.

Quindi, ricapitoliamo: il divorzio non è stato possibile farlo subito perché i dati di registrazione dello stesso erano errati. Evidentemente si tratta di un problema burocratico, risolvibile, ma meno immediato dell’annullamento, che la coppia ha a quel punto tentato.

Ma come spiega ad ANSA la stessa società che produce il programma:

Con riferimento agli articoli apparsi in queste ore su diverse testate giornalistiche – precisa la Nonpanic S.r.l., società produttrice di Matrimonio a prima vista – le persone che richiedono di partecipare al programma scelgono liberamente di contrarre matrimonio davanti ad un ufficiale dello stato civile. Ciò è a loro ben noto – si legge nella nota – in quanto sono chiamati a sottoscrivere una clausola contrattuale che testualmente recita ‘condizione essenziale per la Sua partecipazione al programma nei termini e modi di seguito specificati è che Lei contragga matrimonio liberamente e senza riserve […]’. E ancora, “il contratto sottoscritto dai partecipanti non li obbliga a contrarre matrimonio né tanto meno prevede penali nel caso in cui uno o entrambi i nubendi cambino idea rispetto alla scelta di sposarsi. Come in tutti i contratti aventi ad oggetto la partecipazione ad una produzione televisiva, il contratto di partecipazione al programma prevede l’applicazione di una penale solo in caso di violazione del patto di esclusiva e degli obblighi di riservatezza nonché l’ammonimento che l’eventuale ingiustificato abbandono del programma può causare un danno alla produzione addebitabile ai partecipanti. Va sottolineato che l’abbandono del programma è peraltro cosa diversa dall’eventuale decisione di non procedere più alle nozze, scelta che comunque consente di proseguire nella partecipazione al programma in considerazione dell’interesse televisivo ad apprendere le motivazioni della nuova scelta

Quindi, sulla base di quanto spiegato dalla società di produzione, i giudici hanno respinto la richiesta d’annullamento visto che mancavano i presupposti. Il matrimonio è stato contratto liberamente dalla coppia, senza nessuna costrizione, la penale prevista non viene applicata se si rinuncia al matrimonio ma se si abbandona il programma (con danno economico per la società di produzione). Tutte queste cose andavano spiegate da subito, mentre invece sono tante le testate che hanno scelto la strada del sensazionalismo, dando a intendere ai lettori che il problema fosse il fatto che il matrimonio era stato celebrato in un reality.

Ci siamo abituati a questo modo di fare, ma è un peccato; compito dei giornalisti dovrebbe essere quello d’informarci sui fatti, non ricamare e sensazionalizzare…

maicolengel at butac punto it

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