Matteo Gracis, i FANS e la post verità

maicolengel butac 2 Set 2022
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Ci è stato segnalato un breve video apparso sul canale Telegram di Matteo Gracis, un video che nell’arco di poche ore ha già raggiunto oltre 14mila visualizzazioni. Il video viene condiviso con queste parole nella descrizione:

Ecco cosa dicevano “gli esperti” riguardo le cure sul Covid-19. Utilizzando gli antinfiammatori come suggerito da alcuni medici, quante persone si sarebbero potute salvare, in quanti non sarebbero morti e quanti non avrebbero mai messo piede in un ospedale? Si sarebbe potuto, FORSE, evitare TUTTO. E se questa notizia fosse emersa prima, ci sarebbe comunque stata una campagna di vaccinazione di massa? Le persone sarebbero state disposte a vaccinarsi (una, due, tre, ecc volte) contro un virus che si poteva contrastare con un’aspirina?

Quanto avete appena letto è quella che potremmo definire post-verità, già usata dagli autori ByoBlu, bacchettati da David Puente con il suo fact-checking su Open. Post-verità data in pasto a follower che non hanno gli strumenti adeguati per verificarla.

Gracis nel suo video mostra un tweet di Roberto Burioni e un confronto tra il dott. Stramezzi e il dott. Pregliasco a Non è l’Arena, e null’altro. Grazie a questi due interventi, vecchi di un anno, Gracis vuole dare a intendere ciò che è falso, ovvero quel titolone lanciato da svariate testate giornalistiche – inclusa la sua – e che è prova solo di una cosa: che la maggior parte dei giornalisti non sa o non vuole leggere gli studi scientifici, e ne parla per sentito dire.

Il titolo a cui ci riferiamo è questo:

Covid, studio su Lancet: con gli antinfiammatori ospedalizzazioni ridotte del 90%

Titolo che hanno rilanciato anche testate come il Corriere della Sera, a dimostrazione che di giornalisti che approfondiscono quello di cui parlano ormai non ce ne sono più. E sono passati giorni dall’articolo sul Corriere, senza che sia stata aggiunta nessuna correzione – cosa che invece sarebbe necessaria e urgente.

Ma facciamo un passo indietro.

Di pandemia qui su BUTAC ne parliamo da quando è cominciata, e forse è il caso mostrare cosa intendiamo per post-verità e pseudogiornalismo. Perché vorrei che fosse chiaro che da inizio pandemia i giornalisti, se non tutti una gran parte, si sono resi colpevoli di una comunicazione malfatta che ha portato i lettori a grossi fraintendimenti. Il più grosso di tutti è quello che vedrebbe come unico trattamento per i pazienti non ospedalizzati il famoso “tachipirina e vigile attesa”.

Questo fraintendimento parte dal fatto che a inizio pandemia circolava un testo, a firma Prof. Walter Pascale del IRCS Galeazzi di Milano, di cui vi riporto l’ultima parte:

Dovresti evitare l’aspirina, l’ibuprofene, il naprossene, il voltarene (diclofenac), ecc., Perché favoriscono le forme gravi. * Dovresti assumere solo paracetamolo * Non assumere ibuprofene o antinfiammatori se sospetti di Covid In Francia 4 casi gravi di giovani senza patologia precedente hanno in comune l’assunzione di ibuprofene È un annuncio del ministero della salute Apparentemente rende l’infezione molto più rapida.

Il Galeazzi smentì subito quanto riportato, e anche noi su BUTAC spiegammo che si trattava di un falso, insistendo sul punto che la gente doveva evitare le automedicazioni (si era a inizio emergenza, ancora non si sapeva molto e grazie a chi – come ad esempio il Dott. Stramezzi – sosteneva che ci fossero benefici con determinate vitamine, c’era stata la corsa ad accaparrarsene il più possibile). Era il 18 marzo 2020. Facciamo un salto temporale di un anno.

Marzo 2021

Grazie ai comunicati stampa dei gruppi delle terapie domiciliari, su svariate testate e media nazionali veniva raccontato che:

Ok dei medici agli antinfiammatori per la cura del Covid da casa: ‘Meglio del paracetamolo’, ma vanno selezionati

Chi si fosse trovato di fronte a un titolo simile avrebbe ovviamente pensato che fino a quel momento fossero stati vietati gli antinfiammatori, il titolo e il comunicato stampa che venivano fatti circolare davano proprio quell’idea. Ma anche qui come fact-checker avevamo potuto fare le dovute verifiche riscontrando che per come veniva data la notizia non era corretta. Già dal 19 aprile 2020 l’OMS aveva chiarito che non c’erano prove contro l’uso di FANS nei pazienti con COVID-19.

Sia EMA che OMS hanno dato il via libera all’uso di antinfiammatori da aprile 2020, chiunque abbia titolato nei mesi o anni successivi dando a intendere diversamente è qualcuno che non è stato capace d’informarsi sulle fonti corrette, o a cui fa gioco che la gente creda a una menzogna.

Le famose linee guida che vengono tirate fuori ogni volta che si parla di tachipirina e vigile attesa da sempre riportano anche gli antinfiammatori, non spiegarlo significa omettere dettagli basilari per un’informazione completa e benfatta. Non spiegarlo significa fare malinformazione*.

Lo studio sul Lancet

Giusto per non lasciare nulla in sospeso ci tengo ad aggiungere anche questo particolare: lo studio pubblicato su Lancet Infectious Diseases (che non è “il Lancet”, ma una testata dello stesso gruppo) non è un trial clinico, bensì un’analisi di studi già esistenti, una review di dati che erano già noti, ma cosa più importante, da nessuna parte sostiene che se si fossero usati antinfiammatori non steroidei ci sarebbero stati il 90% di ospedalizzati in meno come invece hanno sostenuto tanti giornali italiani.

Come riportato, tra i tanti che hanno provato a fare chiarezza, da Luca Fanasca, specializzando in microbiologia e virologia, su Facebook:

La frase, nello specifico, deriva dall’aver preso e distorto una minuscola citazione senza nemmeno provare a capirla. Il tam tam ha fatto il resto, e la classica ciliegia è diventata un melone. Manco a dirlo, quel dato non è che una nocciolina in questa review, proprio perché non ha il valore che qualcuno vorrebbe attribuirle. Entriamo nel merito.
Vien detto che in un altro studio del 2021 era stato suggerito che l’uso dei FANS potesse portare a una riduzione del totale di giorni di ospedalizzazione del 90%. Leggete bene: si parla di DURATA COMPLESSIVA DEI RICOVERI.

1) non si parla di decessi. Detto per inciso, in entrambi i gruppi (FANS e controllo) tutti sono guariti

2) i gruppi sono numericamente piccoli, e usando numeri piccoli le variazioni statistiche casuali hanno un impatto maggiore

3) nel gruppo di controllo c’erano significativamente più pazienti con sintomi che possono portare a ricovero rispetto al gruppo FANS (difficoltà a respirare e diarrea, in primis, ma anche anosmia, ageusia, sindrome sicca), laddove nel gruppo FANS c’erano più persone con sintomatologia delle alte vie respiratorie (aka raffreddore)

4) i pazienti del gruppo FANS prendevano in aggiunta anche altri farmaci che possono aver influenzato questo dato

5) non si parla di decessi, già l’ho detto?

6) la riduzione dei sintomi non è stata valutata obbiettivamente, ma tramite questionari, che sono estremamente vulnerabili dal punto di vista dell’oggettività

7) il gruppo di controllo era un gruppo storico, sottoposto a tutti i problemi della prima ondata. Ovvio che venissero tenuti in osservazione per più tempo.

Per chi volesse approfondire il testo pubblicato da Lancet lo si può leggere nella sua interezza qui.

maicolengel at butac punto it

  • *MALINFORMAZIONE: quando si utilizzano informazioni reali (estrapolandole dal loro contesto, omettendo parte di esse ecc.) allo scopo di causare un danno, in questo caso specifico il danno è continuare ad allarmare i lettori riguardo al vaccino anti-Covid.

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