Non potrei titolare altrimenti. L’avevo promesso, queste storie ritorniamo a monitorarle con attenzione, non è possibile che ci sia questa superficialità nel pubblicare su testate nazionali. Come non hanno verificato con sufficiente attenzione questi tipi di articoli, chi ci dice che non lo facciano anche col restante materiale che pubblicano?

Titola TgCom24:

Messina, un pensionato trova buoni per 1,5 milioni di euro nella spazzatura

Il Giornale:

Un tesoro nel pattume: pensionato trova 1,5 milioni di euro in buoni fruttiferi postali

Soliti nomi di avvocati da citare, solita favoletta:

L’incredibile e fortunata scoperta nei pressi di un cassonetto dei rifiuti nella città di Messina, dove vive il fausto 83enne originario di Catania: dopo aver denunciato il ritrovamento, non avendo avuto riscontro dagli eredi, è diventato il ricco titolare di quei buoni fruttiferi postali, risalenti agli anni Trenta e Quaranta…

Riscontri dagli eredi? Ricco titolare? Ma che state dicendo? Suvvia, facciamo attenzione. I buoni fruttiferi postali hanno una scadenza, oltre quella non genera più frutti. Ma molto più importante hanno un termine oltre il quale non sono più esigibili, la prescrizione, come spiegava Investire Oggi:

La prescrizione, invece, indica che da quel momento in poi il buono non potrà essere più rimborsato. Essa decorre dal giorno di scadenza del buono. Ad esempio se il buono è di dieci anni ed è stato sottoscritto nel 2010 andrà in prescrizione nel 2020 per cui non si potranno più recuperare le somme (interessi e capitale investito).

Lo so che i giornali riportano in copia e incolla quanto spiegato dall’avvocato del signor Cannavò:

Tale termine decorre non necessariamente dalla data di emissione del titolo, ma da quando il titolare è in grado di far valere il suo diritto. In particolare, anche se il titolo è stato emesso oltre 10 anni fa, ma il soggetto interessato lo ha “ritrovato” solo recentemente (ovvero negli ultimi 10 anni), può agire per il rimborso dello stesso e la prescrizione inizierà a decorrere dal momento del ritrovamento.

Ma si tratta appunto di una bufala.

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Askanews, che evidentemente ha fatto almeno la verifica base, ha chiamato il numero di telefono che era allegato alla veline con la notizia e pensa di aver parlato davvero col signor Cannavò:

La stima dei titoli postali è stata valutata in circa 1,5 milioni di euro appunto; un’autentica fortuna che il signor Cannavò, raggiunto telefonicamente da Askanews, ha detto tornerà utile per vivere più serenamente l’età della pensione, e per fare della beneficenza.

Ma come sappiamo bene tutte le veline con notizie di questo genere riportano da sempre un numero da contattare, a cui rispondono gli stessi autori della bufala, difficile la smontino loro, non trovate? La verifica che andava fatta era sull’affermazione che il buono fruttifero fosse sempre esigibile… ma evidentemente ci si fida di più di una voce anonima al telefono che di quanto riportano siti di riferimento sul tema.

Far girare queste notizie è sciocco, ve l’abbiamo spiegato più volte, e denota scarsa attenzione alle fonti. Ogni testata che si presta a pubblicare questo tipo di comunicati stampa diventa automaticamente inaffidabile su tutte le notizie dove, invece che reporter sul posto, siano raccontate storie non verificate in prima persona. Lo capite, vero?

La settimana scorsa nella bufala erano caduti: Messaggero, Fatto Quotidiano, Il Giornale, Il Gazzettino e Blasting News. Stavolta abbiamo (per ora) TgCom24, Il Giornale, L’Unione Sarda, Askanews. In attesa di altre testate che riportino la storia.

Come promesso continuerò a monitorare i tanti che cascano in queste bufale, questo non è giornalismo da premiare, anzi. Chi ha dato l’ok alla pubblicazione dovrebbe essere sanzionato dall’Ordine dei Giornalisti e una volta per tutte le redazioni dovrebbero accettare che pubblicare la qualunque giusto per far volume non è corretto, non lo è nei confronti dei lettori.

Ma da quanto mi raccontano alcuni amici in redazioni grosse sono settimane che girano questi comunicati, tutti con gli stessi numeri di telefono come riferimento di verifica. Vedrete che certe testate continueranno a pubblicare, a dimostrazione che sono interessati solo all’acchiappaclick, non ai fatti.

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Io prima di scrivere articoli ho contattato via social queste testate, ho taggato sia via Twitter che Facebook i responsabili social delle stesse, l’ho fatto la settimana scorsa come anche questa. Senza che nessuna delle testate taggate e coinvolte abbia minimamente risposto alle mie segnalazioni. Per alcuni evidentemente siamo ancora nel 1980 e la comunicazione va fatta per posta ordinaria o forse per telefono.

maicolengel at butac punto it

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